Quota 100 e Riforma pensioni/ Usb contro Boeri (ultime notizie)

Mentre si attende il decreto con la riforma delle pensioni con Quota 100, l’Usb Pubblico Impiego Inps si schiera contro Tito Boeri

07.01.2019, agg. il 08.01.2019 alle 09:09 - Lorenzo Torrisi
pensioni_manifestazione_lapresse
Lapresse

USB CONTRO BOERI

Mentre emerge che la riforma delle pensioni con Quota 100 porterà a un assegno con una “perdita” che va dallo 0,22% al 9% a seconda dell’anticipo rispetto ai 67 anni previsti come requisito pensionistico, l’Unione sindacale di base Pubblico impiego Inps fa sapere di aver scritto al Governo per manifestare apprezzamento circa la scelta di rivedere la governance dell’Istituto nazionale di previdenza sociale, chiedendo al contempo “di scongiurare qualunque proroga, anche di breve durata, del mandato dell’attuale presidente, Tito Boeri”. Il sindacato ricorda infatti che “né Boeri né Cioffi avevano i requisiti per essere nominati nel 2015 rispettivamente presidente e direttore generale dell’Inps, elencando una serie di episodi che hanno caratterizzato negativamente il mandato del professore della Bocconi”. L’Usb chiede anche al governo “di agire in fretta per ripristinare un clima di fiducia verso l’Inps e per fornire nuove motivazioni al personale dell’Istituto, riconoscendo il ruolo centrale dell’Inps nel Welfare nazionale, assicurando un numero di nuove assunzioni necessarie a garantire la continuità dei servizi e un non più rinviabile ricambio generazionale”.

LE ANNOTAZIONI DI DAMIANO

Il decreto con la riforma delle pensioni con Quota 100 dovrebbe presto vedere la luce e Cesare Damiano segnala “alcune promesse che non vengono mantenute: che fine ha fatto la nona salvaguardia degli esodati, che riguarda circa 6.000 lavoratori?”. Il riferimento è all’incontro che Di Maio ha avuto il 18 ottobre scorso con i comitati degli esodati, durante il quale il ministro del Lavoro “aveva fatto una promessa solenne. Non è stata mantenuta”. Secondo l’ex ministro del Lavoro, poi, “la proroga dell’Ape sociale non è sufficiente se non consente anche ai disoccupati che non hanno utilizzato gli ammortizzatori sociali, di poter accedere alla normativa”. “Altrimenti, si rischia di non spendere le risorse stanziate. È già capitato l’anno scorso. E non è un caso che siano proprio i disoccupati a fare le maggiori richieste di accesso all’Ape sociale. Il Governo faccia queste correzioni”, è quindi la richiesta di Damiano, secondo cui il decreto dell’esecutivo dovrà comunque superare la non semplice prova della bollinatura da parte della Ragioneria generale dello Stato.

PROROGA PER APE SOCIAL E OPZIONE DONNA

Secondo quanto scrive Il Sole 24 Ore, il decreto cui lavora il Governo per Quota 100 e reddito di cittadinanza conterrà anche altre misure di riforma delle pensioni: la proroga di Opzione donna e dell’Ape social “almeno per un altro anno. Nel primo caso viene riconosciuta la possibilità di anticipo alle lavoratrici dipendenti nate entro il 31 dicembre 1959 (1958 per le autonome) con versamenti pari o superiori a 35 anni. Una ‘quota 95’ che porterà con sé il ricalcolo contributivo dell’assegno. Nel secondo caso, per ex lavoratori in condizioni di disagio con 63 anni e 30 di contributi (36 se impegnati in mansioni gravose) si riapriranno invece i termini per la richiesta dell’anticipo pensionistico non oneroso della durata massima di 43 mesi”. Secondo il quotidiano di Confindustria, Claudio Durigon mira anche a introdurre una “pace contributiva” triennale “per consentire il riscatto di periodi di mancati versamenti successivi al 1° gennaio 1996, fino a un massimo di cinque anni. Tra le opzioni in campo c’è quella di riconoscere una percentuale di detraibilità per il lavoratore o di deducibilità per il datore di lavoro che decida di versare il riscatto”.

LE PAROLE DI SUSANNA CAMUSSO

Susanna Camusso non ha un buon parere della riforma delle pensioni e del reddito di cittadinanza che il Governo si appresta ad approvare con un apposito decreto atteso per questa settimana. Dal suo punto di vista, con Quota 100 non c’è un’abrogazione della Legge Fornero, perché “la combinazione 62 più 38 è buona cosa per la ristretta platea che potrà accedere al pensionamento anticipato: per lo più lavoratori con una forte stabilità contributiva. Ma non si è tenuto conto dei giovani, che a tale somma non potranno mai arrivare, del lavoratori del Sud che hanno storie contributive più discontinuo, del lavoro precario e spezzettato delle donne e tanto meno dei lavori gravosi. Per tutte queste categorie resta la Fornero”. Per il Segretario generale della Cgil, prosegue quindi “la politica dei molti annunci, compreso l’impegno del Presidente Conte di discutere con i sindacati, e dei pochi fatti”. Intervistata da Repubblica, Camusso spiega che “la coincidenza delle date” con cui entreranno vigore potrebbe far sembrare reddito di cittadinanza e riforma delle pensioni delle misure pre-elettorali.

PROIETTI: OCCORRE GARANTIRE QUOTA 41

Il Governo si appresta a varare il decreto relativo alla riforma delle pensioni con Quota 100 e secondo Domenico Proietti l’esecutivo farebbe bene a convocare i sindacati per definirne meglio i dettagli. “Quota 100 è un passo importante verso la reintroduzione di una flessibilità di accesso alla pensione. Contemporaneamente occorre garantire che 41 anni di contribuzione sono sufficienti per uscire dal mondo del lavoro”, spiega il Segretario confederale della Uil, secondo cui “è doveroso valorizzare, ai fini contributivi, il lavoro di cura delle donne e la maternità, poi, è necessario prevedere meccanismi in grado di tutelare le future pensioni dei giovani. Senza dimenticare che “il decreto Legge deve contenere la proroga dell’Ape sociale e opzione donna e completare la salvaguardia degli esodati”. Per Proietti “sono questi i temi importanti sui quali il Governo deve confrontarsi con i sindacati, per rispondere alle esigenze dei lavoratori”. Vedremo se il Governo convocherà i sindacati o se comunque accoglierà le loro richieste in tema di riforma delle pensioni.

RIFORMA PENSIONI, LO SCONTRO SINDACATI-GOVERNO

I sindacati protestano ancora contro la riforma delle pensioni che blocca parzialmente l’indicizzazione degli assegni sopra i 1.500 euro al mese, con Ivan Pedretti che parla di “decisione scellerata e insopportabile perché ancora una volta si mettono le mani nelle tasche di chi ha lavorato duramente per una vita, facendogli pagare il conto della manovra economica”. “Ci stanno derubando e siamo molto arrabbiati”, spiega il Segretario generale dello Spi-Cgil. E in effetti ci sono stati e probabilmente ci saranno ancora presidi dei sindacati nelle diverse città italiane contro quello che viene considerato “un clamoroso passo indietro rispetto agli impegni assunti dal precedente esecutivo, che aveva stabilito il ritorno dal primo gennaio 2019 a un meccanismo di rivalutazione che fosse in grado di tutelare il potere d’acquisto dei pensionati italiani”.

Tuttavia Diego Binelli e Vanessa Cattoi in una nota dicono che “a seguito di notizie discordanti circolanti su mezzi di informazione e social network, riteniamo opportuno fare un po’ di chiarezza in merito a quanto contenuto nella manovra di bilancio appena approvata dal governo Lega-M5S. I due parlamentare della Lega ricordano che la rivalutazione delle pensioni era bloccata dal 2012 e che “nessun pensionato prenderà un euro in meno rispetto al 2018, come invece la disinformazione vuol far credere. L’adeguamento al costo della vita ci sarà infatti per tutte le pensioni, con rivalutazioni differenziate, che saranno percentualmente più consistenti per le fasce più basse e via via decrescenti per quelle più elevate”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA