SCUOLA E LAVORO/ Alternanza, il cambio di rotta che non aiuta i giovani

C’è stato un cambiamento di rotta sull’Alternanza scuola lavoro che si spera possa essere rivisto, anche per il bene degli studenti

15.02.2019 - Giorgio Spanevello
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È una diversa filosofia educativa quella che sta alla base del deciso cambiamento di rotta riguardo all’Alternanza scuola-lavoro che il Miur ha posto in atto a partire dall’anno scolastico in corso. Un cambiamento che ai più è risultato inspiegabile, tenuto conto che il progetto di alternanza diffusa era stato reso obbligatorio per tutte le superiori solo tre anni fa e che i primi risultati della completa applicazione al triennio delle superiori non erano ancora completamente disponibili per valutazioni oggettive ed eventuali correzioni.

In realtà non c’è da stupirsi che la coraggiosa scelta, effettuata pochi anni fa dal Miur sulla spinta del sistema produttivo, abbia incontrato nelle sue prime applicazioni difficoltà di ogni tipo, da quelle legate al numero imponente di studenti che improvvisamente si vedevano invadere le aziende (in generale poco preparate all’impatto), alla proposizione di attività fantasiose che avevano il solo scopo di riempire le ore obbligatorie di alternanza, alle accuse rivolte al mondo produttivo di voler approfittare della manodopera gratuita degli studenti. Questi problemi che assieme a molti altri sono stati portati a motivazione del cambiamento non sono però che implicazioni marginali di un problema sostanziale che affligge “l’ingessato” sistema formativo italiano.

La nostra scuola, infatti, è in generale ancora fortemente caratterizzata da metodologie didattiche di tipo nozionistico. Semplificando all’estremo, il concetto si potrebbe riassumere nella seguente affermazione: “Il sapere necessario alla formazione di una persona si acquisisce a scuola e quindi prima si va a scuola e ci si forma e solo dopo si va in azienda e si lavora mettendo in pratica ciò che si è imparato”. Di fronte a tale affermazione probabilmente molti, anche tra gli addetti ai lavori, potranno inorridire: è possibile che il sistema formativo si basi ancora su un concetto cosi arretrato? Eppure, se si tolgono pochi casi illuminati, non c’è stato istituto o consiglio di classe che non abbia trovato difficoltà quasi insormontabili nell’integrazione organica dell’esperienza di Asl nella progettazione del curricolo. Frasi come: “Tutte queste ore di alternanza tolgono spazio alle ore di scuola…” oppure “Perdere tempo in queste attività porta a ridurre la preparazione degli allievi in vista dell’Esame di Stato…” sono risuonate più e più volte anche in contesti di istituti tecnici o professionali che maggiormente avrebbero dovuto sposare didattiche legate all’integrazione scuola-lavoro.

L’Asl al contrario, sin dai progetti pilota di più di dieci anni fa, prendeva origine da un concetto profondamente diverso. “La scuola in azienda”, il motto riportato come sottotitolo delle prime esperienze, la dice lunga sulla differente visione sulla formazione e sulla necessità di lavorare a un sistema educativo integrato che spingesse a far acquisire direttamente le competenze anche attraverso l’esperienza diretta. Ora anche il nuovo titolo che il Miur ha coniato per il progetto, “Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento”, unitamente alla sostanziale riduzione ore obbligatorie dedicate, testimoniano in modo chiaro che si è in qualche modo rinunciato a un “difficile” percorso di integrazione scuola azienda in favore di un “tranquillo” ritorno a una scuola più tradizionale.

Proseguire nel progetto di Alternanza scuola-lavoro così come era stata concepita avrebbe comunque indotto un processo di innovazione e di integrazione della scuola con la società che con i dovuti correttivi e superate le difficoltà iniziali avrebbe potuto portare alla sperimentazione e successivamente alla messa a sistema di didattiche innovative non solo legate alla scuola superiore, ma all’intera filiera formativa.

Non deve essere dimenticato infatti che nella parallela Istruzione e Formazione Professionale (Iefp) si stanno applicando da tempo e con risultati eccellenti metodologie avanzate di didattica per competenze e di “sistema duale” con contratti di apprendistato di primo livello che consentono agli allievi di completare il ciclo di studi essendo allo stesso tempo assunti in azienda. Anche la positiva esperienza del sistema terziario professionalizzante con il post diploma degli Its nasce dalla filosofia di una completa integrazione tra le competenze acquisite in ambiente formativo e quelle derivanti dall’esperienza in azienda nasce dal concetto che la formazione di una persona si completa durante tutta la sua carriera lavorativa e che separare ambienti di apprendimento diversi non favorisce la crescita dell’individuo e del sistema. Anche qui con fortunate esperienze di completa integrazione come la “settimana spezzata” (tre giorni a scuola e due in azienda) promossa dall’Its Meccatronico Veneto e l’apprendistato di alta formazione integrato con i corsi, che si sta rapidamente diffondendo nei corsi di molti Its.

Inoltre, accanto alle problematiche appena citate sull’applicazione dell’Asl in questi anni, si possono portare esperienze pienamente riuscite con grande soddisfazione di scuole, aziende, ragazzi e famiglie, a dimostrazione che dove si affronta l’innovazione con mente aperta, i problemi vengono superati.

Non resta che augurarsi che dove l’alternanza ha avuto positive esperienze si continui e si incrementino le attività, dimostrando con i fatti che gli studenti coinvolti nei progetti vivono esperienze e acquisiscono competenze che li favoriscono in modo rilevante nell’inserimento nel sistema sociale e produttivo, inducendo così i decisori politici a riportare a sistema il progetto.

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