RIFORMA PENSIONI E QUOTA 100/ Presentato Odg su fondi previdenziali (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

In relazione al decreto sulla riforma delle pensioni con Quota 100, è stato approvato un ordine del giorno  relativo allo sviluppo dei fondi previdenziali

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Cesare Damiano (Lapresse)

ODG SUI FONDI PREVIDENZIALI

In relazione al decreto relativo alla riforma delle pensioni con Quota 100, è stato approvato un ordine del giorno di Fratelli d’Italia relativo allo sviluppo dei fondi previdenziali. Secondo quanto riporta Askanews, il Senatore Andrea de Bertoldi ha spiegato che è stato chiesto al Governo “nell’ambito delle prossime iniziative, un intervento normativo ad hoc, per incrementare lo sviluppo dei Fondi previdenziali. Saranno così definiti quegli strumenti di garanzia in favore dei Fondi pensione e degli altri enti previdenziali, che consentiranno di investire parte delle loro risorse per il finanziamento degli investimenti finalizzati allo sviluppo, come la realizzazione di infrastrutture, la capitalizzazione o ripatrimonializzazione di micro, piccole e medie imprese”. In questo modo, secondo il Segretario delle commissione Finanze e Tesoro, si realizza “uno strumento di crescita e di sviluppo con importanti ricadute sul piano economico”, visto che i fondi pensione “spesso sono coinvolti nella realizzazione di infrastrutture, opere di pubblica utilità o anche per la capitalizzazione delle piccole e medie imprese”.

NUOVA RICHIESTA SUI LAVORI USURANTI

In un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano, Viviana Correddu, commessa e delegata sindacale della Cgil, che ha partecipato alla manifestazione unitaria del 9 febbraio, evidenzia come la riforma delle pensioni con Quota 100 non rappresenti un superamento della Legge Fornero e come questa misura lasci esclusi “migliaia di uomini e, soprattutto, di donne che, per i lavori che svolgono, difficilmente riescono a raggiungere la quota 62 più 38 e parlo dei lavoratori stagionali e discontinui, dei lavoratori del commercio, del turismo, degli appalti, dell’agricoltura e dell’edilizia ad esempio. Parlo delle migliaia di lavoratrici con part-time involontario, magari anche verticale/misto, come quello con sospensione estiva nella ristorazione scolastica (applicato a chi lavora nove mesi su dodici pur essendo in regime di continuità lavorativa)”. Senza tralasciare il fatto che per il futuro pensionistico dei giovani non si fa nulla. Dal suo punto di vista, poi, occorre far sì che il settore della ristorazione collettiva rientri tra i lavori usuranti.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI DAMIANO

La commissione Lavoro del Senato ha conclusione l’esame del decreto relativo alla riforma delle pensioni con Quota 100 e al reddito di cittadinanza. Secondo Cesare Damiano, il provvedimento ha però bisogno di correzioni. Diversamente “si aumentano le diseguaglianze nella flessibilità previdenziale e nelle tutele ai più poveri”. Per l’ex ministro del Lavoro, infatti, “non basta agitare le misure-bandiera di Quota 100 e di Reddito di cittadinanza per dire che si sta dalla parte dei più deboli: se queste misure sono costruite in modo tale da escludere platee di beneficiari e creare nuove differenze tra chi viene tutelato e chi non lo è, siamo sulla strada sbagliata”. Nello specifico delle misure previdenziali,  l’ex deputato dem spiega che “Quota 100 va bene per chi ha carriere lunghe e stabili che consentono di totalizzare 38 anni di contributi: un traguardo irraggiungibile per gran parte delle donne, per i disoccupati e per chi svolge i lavori discontinui, dall’edilizia alla stagionalità”.

Damiano evidenzia altresì che “il Governo non vuole risolvere il tema degli esodati con la nona e definitiva salvaguardia o con misure equivalenti e ritira gli emendamenti che riconoscevano una contribuzione pensionistica aggiuntiva alle donne con figli”. E sottolinea come “le proposte di modifica dell’opposizione non verranno prese in considerazione e sacrificate sull’altare della Realpolitik che sorregge l’accordo dei ‘fratelli coltelli’ che siedono al Governo”. E “a farne le spese sarà il Paese, ormai in recessione-stagnazione economica e con un aumento delle domande di disoccupazione del 5,8% nel 2018 rispetto all’anno precedente”.

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