RIFORMA PENSIONI/ Brunetta e il giudizio dell’Ue su Quota 100

- Lorenzo Torrisi

Nel suo Country Report dedicato all’Italia, la Commissione europea fa accenno anche alla riforma delle pensioni con Quota 100. Le parole di Renato Brunetta

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LE PAROLE DI BRUNETTA

Nel suo Country Report dedicato all’Italia, la Commissione europea fa accenno anche alla riforma delle pensioni con Quota 100, spiegando che “la manovra per il 2019 prevede misure di politica economica che annullano progressi di importanti riforme precedenti, in particolare in tema di pensioni, senza comprendere provvedimenti che favoriscano la ripresa del potenziale di crescita”. Secondo Renato Brunetta, il quadro che emerge è quindi impietoso: “L’Italia è dipinta, infatti, come un Paese eccessivamente indebitato, poco produttivo, con elevata disoccupazione e pressione fiscale, bassi investimenti e nessun progresso sulle riforme. Molto negativo il giudizio sulla sostenibilità dei conti pubblici e sulla politica economica del Governo, reputata addirittura dannosa dai funzionari di Bruxelles. Dannosa la quota 100, che mette a rischio la sostenibilità del debito pensionistico, controproducente il reddito di cittadinanza, anche per l’assenza di una pubblica amministrazione e di centri d’impiego in grado di implementarlo a dovere”.

QUOTA 100, OLTRE 15.000 DOMANDE NELLA SCUOLA

Il Senato ha approvato il decreto relativo alla riforma delle pensioni con Quota 100 e al reddito di cittadinanza. Forza Italia, Pd, Fratelli d’Italia e Leu hanno votato contro e c’è chi, tra i sostenitori della Quota 41, esprime dissenso per la scelta dei partiti di opposizione, riconoscendo comunque nel provvedimento dell’esecutivo un atto che, pur non accogliendo la propria istanza su Quota 41, quanto meno va incontro a persone in difficoltà. Intanto Marco Bussetti ha fatto sapere che le domande presentate da docenti e personale della scuola per accedere a Quota 100 hanno superato le 15.000 unità. Il ministro dell’Istruzione, secondo quanto riporta TgCom24, ha tenuto a precisare che si tratta di certamente di un numero consistente che, però, “non deve destare preoccupazione in quanto la regolarità dell’avvio del prossimo anno scolastico sarà garantita grazie a una serie di interventi”. Vedremo se in questo senso verranno accolte le richieste dei sindacati di settore, che vorrebbero venisse attuato un piano di assunzioni e di stabilizzazione dei contratti precari nel mondo della scuola.

PROBLEMI IN ARRIVO PER LA SCUOLA

La riforma delle pensioni con Quota 100 rischia di creare qualche problema nel mondo della scuola. Il Giorno riporta alcune testimonianze sindacali legate alla realtà di Milano. Caterina Spina, segretaria provinciale Flc-Cgil, fa notare che “l’Inps deve certificare il diritto di andare in pensione, ma la banca data dei dipendenti del pubblico impiego e soprattutto della scuola non è completa. Quindi uno deve dimostrare di avere i contributi”, cosa che crea non solo problema a chi deve andare in pensione, ma anche chi vuole entrare nel mondo del lavoro, perché “ogni certificato che arriva in ritardo blocca un posto nella scuola perché non risulta disponibile”. Per Massimiliano Sambruna della Cisl Scuola c’è il rischio che ci siano dei vuoi negli organici a settembre, cosa che probabilmente aumenterà il numero di precari nella scuola, come conferma Carlo Giuffré, Segretario Uil Scuola Lombardia: “Il numero di persone che hanno i requisiti e che si sono rivolte al nostro patronato per quota 100 sono circa un centinaio. Numeri abbastanza rilevanti data la situazione. I problemi si acuiranno al ritorno a scuola”.

NANNICINI: LA LEGA HA VOTATO LEGGE FORNERO

Il Senato ha approvato il decreto relativo alla riforma delle pensioni e al reddito di cittadinanza. E mentre Matteo Salvini di dice “orgoglioso dei risultati di quota 100, con circa 70.000 adesioni in tutta Italia”, “alla faccia della Fornero”, Tommaso Nannicini, in un articolo pubblicato su Democratica, il sito di informazione del Pd, scrive che “la Lega ha votato la riforma Fornero con 7 anni di ritardo. Per la precisione, ci hanno provato a dire di averla cancellata. Ma nel decreto che il Senato si appresta ad approvare non c’è niente del genere, nessuna riforma strutturale del sistema previdenziale”. Il senatore dem segnala infatti che “il decretone lascia intatte le regole di quella riforma. C’è solo una lotteria temporanea che avvantaggerà qualche coorte di lavoratori maschi con redditi medio-alti, creando uno scalone assurdo tra 3 anni. Certo, la maggioranza continua a dire che l’abolirà più avanti. Ma sono ancora promesse, annunci. Non c’è niente in questo decreto. Vedremo se e quando lo faranno, con quali soldi e con quali costi per i giovani e per le persone in difficoltà”.

RIFORMA PENSIONI, IL RISCATTO DELLA LAUREA

Una delle misure introdotte dalla riforma delle pensioni, anche per agevolare l’utilizzo di Quota 100 e delle altre forme di ingresso in quiescenza, è il riscatto agevolato della laurea per chi ha fino a 45 anni di età. Antonello Orlando, consulente del Lavoro e responsabile del Dipartimento di Diritto Pensionistico dello studio Nevio Bianchi di Roma, ha spiegato a idealista/news che questa misura “sicuramente conviene a chi ha alte retribuzioni e può approfittare maggiormente dal risparmio fiscale che viene dalla deducibilità fiscale. Qualora fossimo nel caso di inoccupati che non abbiano mai lavorato, una norma del 2007 consente ai genitori o a chi ha in carico il laureato di sostenere l’onere e portarselo in detrazione al 19%. Così, anche per il riscatto agevolato per gli under 45, il vantaggio sarà quanto più alto, quanto più alta sarà la retribuzione del lavoratore, di modo che massimizzi il vantaggio fiscale”.

Dal suo punto di vista, poi, il riscatto agevolato rappresenta “un pretesto per riflettere sul ruolo della previdenza e di quello che ci aspetta dopo il lavoro”. E in questo senso “conviene costruire il futuro previdenziale bene fin dall’inizio, senza aspettare l’ultimo momento”. Rispetto all’alternativa tra riscatto della laurea e apertura di un fondo privato per la pensione, Orlando ha evidenziato che si tratta di “due scelte diverse. La prima per chi crede nel sistema di previdenza di primo pilastro, la seconda per chi scommette nella previdenza complementare. Credo un dato sia importante. Le pensioni erogate dall’Inps e dalla previdenza obbligatoria sono ordinariamente imponibili con le aliquote Irpef dal 23 al 41% senza contare le addizionali”.

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