REDDITO DI CITTADINANZA/ La trappola da evitare per le Agenzie per il lavoro

Le Agenzie per il lavoro saranno parte del meccanismo del Reddito di cittadinanza. Ma dovrebbero cercare di evitare di vedersi coinvolte in un flop

07.02.2019 - Luigi Degan
Lapresse

Assolavoro, una delle associazioni di rappresentanza delle Agenzie per il lavoro (Apl), ha avuto occasione di farsi sentire durante i lavori parlamentari per la conversione del decreto legge sul reddito di cittadinanza. Ricordiamo che Assolavoro raccoglie le Apl internazionali più grandi, come ad esempio Adecco, Manpower, Randstad. Il decreto legge 28 gennaio 2019 n. 4, recante Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza (Rdc) e di pensioni, ha l’obiettivo, dichiarato, di ridefinire il modello di benessere collettivo, ossia il modello di welfare state italiano.

Assolavoro ha formulato una serie di proposte perché le Apl, da essa rappresentate, possano partecipare alla partita chiedendo. E pur di partecipare è disposta a riconoscere il ruolo di regia e controllo dell’istituzione pubblica nell’ambito della rete per i servizi al lavoro. In realtà, è la legge che prevede tale ruolo e, tuttavia, l’associazione lobbistica delle Apl non mira a modificare questo impianto. Quindi cosa vuole ottenere?

Dall’audizione parlamentare emergono alcune proposte, riportiamo quelle che riteniamo più significative. Innanzitutto si ritiene necessario riformare i Centri per l’impiego (Cpi) attraverso la dematerializzazione degli adempimenti amministrativi, l’individuazione dell’ennesimo sistema informativo, e l’attribuzione ai Cpi stessi dell’attività di primo contatto col cittadino che dovrebbe trovare un incentivo alla sua attivazione e una prima informazione sui servizi al lavoro del territorio. Inoltre, è il Cpi che dovrebbe stipulare con la persona il patto per il lavoro o, nel caso di più ampie necessità, il patto per l’inclusione sociale. Poi però le Apl dovrebbe poter rinviare al mittente la persona che ritengono incollocabile al fine di convertire il patto per il lavoro in un patto per l’inclusione sociale.

Si propone inoltre di mantenere l’istituto dell’assegno di ricollocazione (Adr) che prevede la disponibilità di servizi qualificati per aumentare l’occupabilità del cittadino titolare dell’assegno. Si propone, anche, di mantenere il criterio del costo standard, diffuso a livello nazionale dopo che il modello di mercato del lavoro in Lombardia ha fatto da apripista, anche con Garanzia giovani.

Si propone di rivedere l’obiettivo del contratto di lavoro a tempo indeterminato, per il titolare di Rdc, e introdurre invece, analogamente all’Adr, un percorso di inserimento anche a tempo determinato con successivi interventi di tutoraggio. Infine, si ritiene che il sistema di incentivazione debba essere rivisto contemplando, come al punto precedente, il successo anche nei casi di stipulazione di contratti di lavoro a tempo determinato o di somministrazione.

Quindi la domanda diretta a capire cosa voglia ottenere Assolavoro, anche a fronte degli esigui numeri legati agli eventuali incentivi, credo abbia solo una risposta: considerazione. Che sia riconosciuta alle Agenzie di somministrazione la dignità di operatori legittimi, efficaci ed efficienti, del mercato del lavoro.

Comprensibile. Ma a fronte della tutela degli interessi dei suoi associati, tutte aziende private, e del fallimento dell’intervento pubblico (anche) nel mercato del lavoro, ci si chiede perché Assolavoro non adotti una posizione più netta e a favore degli interessi privati nel mercato del lavoro. Interessi che sono delle Agenzie per il lavoro, delle aziende private loro clienti e dei cittadini che ambiscono a trovare una collocazione nel mondo del lavoro produttivo. In altre parole, nei mesi scorsi gli attacchi provenienti dal capo del dicastero del Lavoro verso le agenzie per la somministrazione di lavoro sono stati feroci e ideologici e si sono concretizzati in un intervento normativo, l’equiparazione quasi totale del lavoro somministrato al lavoro a tempo determinato, che ha loro procurato danni. Non solo a loro, peraltro, ma anche alle aziende clienti e, soprattutto, ai lavoratori.

Adesso il ministero del Lavoro chiama le Agenzie in suo soccorso per aiutarlo a rendere operativo il reddito di cittadinanza. Ma il successo del Rdc dipende dalla collocazione dei lavoratori, e gli unici che intermediano con successo la domanda di lavoro privato, non protetto, sono proprio le Agenzie di somministrazione. Se il Rdc sarà un – annunciato – flop, poiché, tra l’altro, si rivolgerà a persone ad alto grado di incollocabilità, perché dei soggetti con la reputazione indebolita dovrebbero parteciparvi col rischio di dover espiare fallimenti altrui?

E le altre due associazioni di categoria, Assosomm e Alleanza Lavoro, o, meglio, le Agenzie per il lavoro che rappresentano, hanno deciso anche loro di immolarsi?

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