RIFORMA PENSIONI/ Quota 100, più domande dal Sud che dal Nord

- Lorenzo Torrisi

Prima del varo della riforma delle pensioni, Quota 100 veniva criticata perché avrebbe favorito i lavoratori del nord Italia, ma i dati sulle domande dicono il contrario

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QUOTA 100, PIÙ DOMANDE DAL SUD CHE DAL NORD

Prima del varo della riforma delle pensioni, Quota 100 veniva criticata perché avrebbe favorito i lavoratori del nord Italia, i quali possono far conto su una carriera con meno buchi contributivi, così da poter raggiungere più facilmente i 38 anni di contribuzione necessari all’ingresso in quiescenza. Ora, però, come sottolinea Il Sole 24 Ore, i dati relativi alle domande presentate per accedere a Quota 100 vedono la gran parte di esse venire dal Sud. “In base ai numeri aggiornati all’8 marzo, il 41% delle richieste di pensionamento anticipato (per un totale di circa 85mila domande) è concentrato al Sud, con in testa Sicilia (8.889) e Campania (8.122). Allo stesso tempo, a Nord si registra il 37% circa delle domande, trainate dalla Lombardia (8946). Il restante 22% è al Centro, dove la parte del leone la fa il Lazio con 8937 richieste”, si legge sul quotidiano di Confindustria, dove si specifica anche che le domande provenienti dal Sud sono perlopiù state presentate da dipendenti pubblici. Il Sud è in testa anche per quel che riguarda le domande per il reddito di cittadinanza.

DURIGON: DI ESODATI NON CE NE SONO PIÙ

Claudio Durigon la scorsa settimana ha incontrato a Torino i rappresentanti di alcuni gruppi e comitati di lavoratori precoci e sostenitori della proroga di Opzione donna, spiegando loro le ultime novità in tema di riforma delle pensioni. pensionipertutti.it riporta una sintesi del convegno, da cui risulta che il sottosegretario al Lavoro ha spiegato che l’esecutivo sta ora pensando a un emendamento sugli esodati, anche se “in realtà di esodati non ce ne sono più. Ci sono persone che hanno fatto 10 anni fa, a 48/50 anni,  un accordo sindacale, ma 10 anni fa, con buona uscita, ed oggi dicono che si sentono esodati, anche per questi abbiamo pensato di allargare ape social il più possibile o la pace contributiva per dare risposta a queste persone”. Durigon ha poi chiarito che non sarà possibile estendere la pace contributiva ai periodi precedenti il 1996, perché un intervento di questo genere risulterebbe molto costoso. Stessa ragione addotta per spiegare che la Quota 41 non potrà essere approvata l’anno prossimo.

LA DELUSIONE DI ESODATI E PRECOCI

Claudio Cominardi, sulla sua pagina Facebook, ha scritto un post in cui spiega, anche per il tramite di immagini, di aver lavorato con il suo staff a lungo “per portare a destinazione Quota 100 e Reddito di cittadinanza”. Il post ha anche però attirato dei commenti non certo positivi verso l’attività del Governo. Esodati ancora esclusi e lavoratori precoci hanno infatti espresso il loro disappunto per il fatto che non sono state mantenute delle promesse della campagna elettorale, come quella per esempio del varo della nona salvaguardia per gli esodati (esplicitamente fatta dalla Lega) e di Quota 41, che ora viene considerata un obiettivo. Secondo quanto già spiegato da Claudio Durigon nelle scorse settimane, infatti, il Governo intende varare Quota 41 dal 2022, quando sarà finito il triennio relativo a Quota 100. Tuttavia ci sono dei lavoratori precoci per cui aspettare tre anni non è certo il massimo della vita e che contestano al Governo il fatto di lasciare andare in pensione, mediante Quota 100, chi ha 38 anni di contributi.

UN ALTRO TAGLIO A RISCHIO IN SICILIA

Non solo in Sicilia potrebbe non arrivare una legge per il ricalcolo dei vitalizi già in essere degli ex deputati regionali, ma la riforma delle pensioni del 2014 che ha posto un tetto agli assegni più alti degli ex dirigenti della Regione Sicilia potrebbe essere cancellata. Lo segnala livesicilia.it ricordando che la legge dovrà essere giudicata dalla Corte Costituzionale dopo che la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti, per via del riscorso presentato da un pensionato, ha sollevato la questione di costituzionalità dinanzi alla Consulta. Il punto che mette più a rischio la legge è il fatto che i risparmi conseguiti non restano nel circuito previdenziale, ma vengono a configurarsi come risparmi per le spese della Regione Siciliana. Questo vuol dire che più che a un contributo di solidarietà, la misura assomiglia a un’imposta che non può però essere così prolungata su una sola categoria di persone considerando che il taglio del 2014 doveva terminare alla fine del 2016, ma è stato prorogato fino alla fine di quest’anno.

RIFORMA PENSIONE, FINTA SOLUZIONE PER GLI ESODATI

Il Governo sembra intenzionato a proporre un emendamento al decreto sulla riforma delle pensioni con Quota 100 per trovare una soluzione, al dire il vero molto discutibile, in tema di esodati. A questo proposito Luigi Metassi, amministratore del Comitato esodati licenziati e cessati, sul suo blog ilvolodellafenice.net ha evidenziato che ormai il termine “soluzione” ha sostituito “salvaguardia” quando si parla di misure allo studio per venire incontro agli esodati. Purtroppo, “la conferma che sostituendo i termini si finisce in tutt’altra direzione da quella pura e semplice della sanatoria di un danno subito da una ben specifica platea di lavoratori” è arrivata con la notizia dell’emendamento allo studio del Governo che andrebbe incontro a 1.300 esodati, sui 6.000 privi di salvaguardia, chiedendo perlopiù loro di pagarsi l’ingresso in quiescenza.

Tra l’altro, “proprio perché di soluzione e non di salvaguardia si parla, diventa possibile che destinatario ultimo del beneficio possa essere chiunque sia in possesso di determinati requisiti pensionistici, a prescindere che sia un esodato o meno”. “Altre sono le categorie che compongono la platea dei possibili beneficiari di tale obbrobrio legislativo: lavoratori vittime di indicibili leggerezze in fase di stesura degli accordi di ristrutturazione di ben specifiche aziende, che per questo motivo non potrebbero mai ottenere lo status di esodato”, scrive Metassi, facendo quindi capire che l’emendamento rischia purtroppo di essere fatto solo in nome degli esodati, ma non realmente in loro favore.

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