Quota 100 e Riforma pensioni/ Donne e precoci, i limiti del provvedimento

In settimana Domenico Proietti è stato ospite della trasmissione “Attenti al lupo”, in onda su Tv2000. E ha parlato di riforma delle pensioni con Quota 100

14.03.2019, agg. il 15.03.2019 alle 09:05 - Lorenzo Torrisi
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I LIMITI DI QUOTA 100

In settimana Domenico Proietti è stato ospite della trasmissione “Attenti al lupo”, in onda su Tv2000. Nell’occasione ha affrontato diversi temi, tra cui quello della riforma delle pensioni con Quota 100. Il Segretario confederale della Uil ha voluto ricordare che i sindacati si sono battuti negli ultimi anni per introdurre un principio di flessibilità che consentisse il pensionamento già da 62-63 anni. In questo senso, quindi, ben venga Quota 100. Che però, come dimostrano i dati sulle domande finora pervenute, non favorisce le donne, che non hanno l’anzianità contributiva richiesta, né i lavoratori precoci che non abbiano almeno 62 anni. Su questo i sindacati hanno fatto delle richieste al Governo e ora sono in attesa di risposte precise. Proietti ha detto anche di ritenere che le risorse stanziate per Quota 100 non si esauriranno e che quindi tutti coloro che presenteranno domanda, avendone i requisiti, potranno utilizzarla. Tra le altre cose, il sindacalista ha ricordato come la proroga dell’Ape social rappresenti un aiuto per i disoccupati, mentre quella di Opzione donna richiede un’attenta valutazione, perché si tratta di una misura che prevede il ricalcolo contributivo del futuro assegno pensionistico.

GOVERNO PRESENTA EMENDAMENTI A QUOTA 100

Il decreto relativo alla riforma delle pensioni con Quota 100 e al reddito di cittadinanza continua il suo iter parlamentare e il Governo ha pronto un pacchetto di emendamenti. Tra questi, come spiega il sito del Sole 24 Ore, ce n’è uno che prevede che “la pensione di cittadinanza potrà essere concessa anche nei casi in cui i componenti over 67 di un nucleo famigliare convivono esclusivamente con persone ‘under 67’ in condizioni di disabilità grave o di non autosufficienza”. Inoltre, i nuclei con disabili avranno 50 euro in più di beneficio al mese. Secondo quanto riporta Askanews, l’esecutivo avrebbe anche pensato a una norma che prevede “che gli enti e le aziende del servizio sanitario nazionale possano avviare le procedure per l’assunzione non solo del personale già uscito ma anche di quello in uscita in corso d’anno”. Un altro emendamento, invece, “consente al Mibac, che stima oltre 7.700 uscite per pensionamento nei prossimi 3 anni, di procedere all’assunzione di personale anche in deroga ai limiti di legge attraverso procedure concorsuali semplificate”.

PD: GOVERNO METTE MANI IN TASCA AI PENSIONATI

Democratica, il sito di informazione del Partito democratico, in un articolo evidenzia che il taglio delle pensioni che è stato approvato insieme a tutta la riforma con Quota 100 arriverà solo dopo le elezioni europee. Vengono poi riportate le parole di Tommaso Nannicini e Chiara Gribaudo, parlamentari dem, che spiegano come con il blocco della rivalutazione automatica degli assegni sopra i 1.500 euro “il Governo è tornato a mettere le mani in tasca a 5 milioni di pensionati per finanziare la lotteria di quota 100 nei prossimi 3 anni. Tuttavia le pensioni che l’Inps sta pagando da gennaio sono ancora calcolate a importo pieno, senza cioè l’applicazione della prevista riduzione. Il taglio delle pensioni scatterà solo in un secondo momento e, cosa ancora più grave, i pensionati dovranno restituire tutti insieme i soldi ricevuti in più in questi mesi con un unico conguaglio”. Infatti, da quel che è dato capire, il taglio sarà piuttosto consistente, visto che riguarderà anche i mesi precedenti, a meno che non si provveda a “spalmarlo” sulla seconda parte dell’anno.

LOY: GOVERNO RISPETTI I PENSIONATI

Mentre prosegue l’iter parlamentare del decreto sulla riforma delle pensioni con Quota 100, ancora il Governo non è riuscito a chiudere la partita delle nomine per i vertici dell’Inps. Il Presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Istituto, Guglielmo Loy, all’Adnkronos chiede al Governo “rispetto per i milioni di pensionati, lavoratori e imprese che attraverso i 230 miliardi annui di euro di contributi che versano, e che hanno versato, garantiscono gran parte del welfare del nostro Paese. Rispetto per i lavoratori e i dirigenti dell’Inps che si dedicano a erogare servizi fondamentali. Rispetto per chi collabora con l’Inps, professionisti, patronati e Caf per accompagnare cittadini e imprese alla richiesta di servizi e prestazioni. Rispetto per i milioni di pensionati che devono ricevere la copia della certificazione unica dei redditi 2018 per produrre la propria dichiarazione dei redditi. Rispetto per chi aspetta le note di variazione al bilancio 2019 affinché esso sia aderente a ciò che l’Inps dovrà fare in questo anno a partire dalla gestione delle nuove regole sul pensionamento e sul reddito di cittadinanza”.

CAPONE: QUOTA 100 È UNA SVOLTA

Luigi Di Maio ha incontrato ieri i rappresentanti dei sindacati e al termine dell’incontro Paolo Capone ha voluto spendere alcune parole riguardo la riforma delle pensioni. “Con la previsione di quota 100 il Governo ha cominciato a rivedere la legge Fornero, recependo le nostre proposte. Questa misura segna una svolta fondamentale nelle politiche di welfare nel nostro Paese, incentivando il ricambio generazionale nel mondo del lavoro”, ha detto il Segretario generale dell’Ugl, secondo quanto riportato da Askanews. Ai cronisti il sindacalista ha spiegato che “questo è confermato dalle circa 100mila domande presentate per accedere a quota 100. Dopo anni di tagli alle politiche sociali siamo soddisfatti del cambio di passo e valutiamo con attenzione gli effetti positivi e di crescita derivanti dai provvedimenti del Governo”. Capone ha parlato anche di salarino minimo, spiegando che “l’obiettivo di tutelare il diritto del lavoratore a una retribuzione equa e dignitosa si realizza mediante il rafforzamento della contrattazione collettiva, prima ancora che con l’introduzione di un salario minimo”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI GAVOSTO

Da quando è stata approvata la riforma delle pensioni con Quota 100 si sta parlando dei suoi effetti sulla Pubblica amministrazione, in particolare per quel che riguarda la sanità e la scuola. Andrea Gavosto, in un intervento su Il Sole 24 Ore, evidenzia che si possono stimare, per l’anno corrente, un numero di cessazioni effettive dal servizio, nel mondo della scuola, pari a 35-36.000 unità, quando l’anno scorso, senza la novità di Quota 100, erano state in tutto 33.000. “La differenza fra questo e lo scorso anno dovrebbe essere modesta: poche migliaia di unità. di qui una prima conclusione: Quota 100 non avrà una funzione di acceleratore e il suo impatto sulla scuola sarà poco significativo”, scrive il Direttore della Fondazione Agnelli, motivando la sua affermazione con il fatto che “a dispetto di quanto affermato dal Governo, il ‘tappo’ della Legge Fornero, che ha portato un effettivo rallentamento dei pensionamenti degli insegnanti, era già saltato prima di Quota 100”.

Gavosto concentra quindi l’attenzione sul vero problema che emerge dai dati sui pensionamenti nella scuola: la difficoltà a trovare, soprattutto al Nord e al Centro, “insegnanti con la formazione e i titoli adeguati a occupare le cattedre di ruolo lasciate libere”. Quindi gli istituti saranno costretti con tutta probabilità anche quest’anno a “ricorrere ai precari della graduatorie di istituto o, sempre più spesso, alla messa a disposizione di personale senza tutte le qualifiche necessarie”. Dunque Quota 100 è un falso problema per la scuola, quello vero è riuscire a reclutare i docenti che mancano.

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