RIFORMA PENSIONI/ Quota 100, Boccuzzi: dimenticati esodati e precoci

Il decreto sulla riforma delle pensioni con Quota 100 continua il suo iter alla Camera e Antonio Boccuzzi, sulla sua pagina Facebook, ha scritto un post piuttosto eloquente

17.03.2019, agg. il 18.03.2019 alle 09:13 - Lorenzo Torrisi
reddito di cittadinanza 2019
Giuseppe Conte e Luigi Di Maio (LaPresse)

LA CRITICA DI BOCCUZZI

Il decreto sulla riforma delle pensioni con Quota 100 continua il suo iter alla Camera e Antonio Boccuzzi, sulla sua pagina Facebook, ha scritto un post che lascia trasparire una certa delusione: “Non giudico ma qualche constatazione va pur fatta. Una riforma può essere giudicata positivamente non per il numero di persone che fa domanda di pensione, ma se presenta dei principi di equità. Questa riforma presenta principi di equità? Se ho lavorato e versato 41 anni di contributi ma ho 61 anni devo continuare a lavorare ma se ho lavorato 38 anni e ho 62 anni posso accedere alla pensione”. Entrando più nello specifico, il deputato del Pd scrive: “I lavoratori precoci mi sembra siano stati traditi da ciò che avevo letto nei programmi elettorali. Io non critico quota 100 perché indubbiamente sta creando condizioni perché molti lavoratori possano accedere alla pensione ma manca ancora davvero molto per poter dire che si è varata la controriforma Fornero. Gli esodati rimasti sono rimasti fuori, cancellati addirittura dal sottosegretario Durigon. Come dicevo non critico ma se si usano le difficoltà delle persone per creare consenso mi incazzavo quando lo faceva la precedente maggioranza e mi incazzo anche oggi”.

CGIL, “STANGATA PENSIONI DOPO LE EUROPEE”

«È un imbroglio, lo fanno per evitare le polemiche prima delle urne», attacca su Repubblica Ivan Pedretti, segretario generale dello Spi Cgil in riferimento alla presunta stangata che potrebbe arrivare dopo le Elezioni Europee sul fronte della riforma pensioni. Secondo infatti lo studio di Rep, i tagli alle pensioni sopra i 1539 euro lordi al mese (previsti dalla Manovra) sono in arrivo ma da giugno: secondo i detrattori del Governo, quei 207 milioni di tagli previsti sugli assegni al di opra di 3 volte il minimo salariale potrebbero ripercuotersi sulle Elezioni e per questo i gialloverdi avrebbero rimandato tutto a dopo le urne di fine maggio. «Ma entro giugno torneremo in piazza contro queste scelte. Chi è l’avaro ora? Forse Conte che chiede ai pensionati di restituire quei soldi?», rilancia ancora Pedretti facendo riferimento alla battuta-sfogo di Conte che a dicembre dopo l’approvazione delle Legge di Stabilità parlava di «taglio quasi impercettibile, qualche euro al mese, forse neppure l’Avaro di Molière se ne accorgerebbe». Quei tagli servono per finanziare la Quota 100, come spiega ancora Repubblica «Il sacrificio di giugno varierà da 1 euro a oltre 200 euro per gli assegni più alti, già colpiti dal contributo di solidarietà». (agg. di Niccolò Magnani)

UDIR, “SERVONO NORME PER DIRIGENTI SCUOLA”

Un lungo comunicato lanciato da Orizzonte Scuola mette Marcello Pacifico (Unir-Anief) nell’ottica di “postillare” il Governo in merito agli effetti della Quota 100 sul mondo scuola: in particolare il Decretone in arrivo al Senato l’Unir «si aspetta ’estensione delle norme sul pensionamento anticipato anche per i presidi cui consentire, comunque, la possibilità di rimanere in pensione entro 70 anni come per i magistrati come presentato nelle proposte emendative». Non solo, il sindacato richiede ai senatori di consentire la pensione anticipata ai dirigenti scolastici: «Tra le altre proposte emendative il recupero del valore degli stipendi e la copertura per la rateizzazione dell’intera liquidazione con tassazione all’1,5%», scrive ancora il n.1 di Unir nel lungo comunicato sulla Quota 100. Da ultimo, si richiedeva inoltre l’esonero dalla riforma Fornero per il personale della dirigenza scolastica, poiché «il carattere peculiare della professione dirigenziale rispetto alle altre professioni della Pubblica Amministrazione per il diffuso e gravoso stress psicofisico, unito all’attuale pesante gap generazionale tra personale scolastico e discenti necessita di un’apposita finestra che permetta l’accesso e la decorrenza del trattamento pensionistico di vecchiaia o di anzianità secondo le regole previgenti la riforma cosiddetta Fornero». (agg. di Niccolò Magnani)

RISCATTO LAUREA OLTRE I 45 ANNI

Nella notte tra venerdì e sabato è stato messo a punto in Commissione Lavoro il testo modificato del Decretone, con la riforma pensioni in Quota 100 che prevederà anche alcune novità in merito al riscatto di laurea: la Lega con un emendamento in extremis ottiene un riscatto agevolato anche per gli ultra 45enni. Vi sarà un solo ma importante limite per tale agevolazione: bisogna infatti aver cominciato a lavorare e versare i contributi non prima del 1 gennaio 1996. Il motivo è presto che spiegato visto che tale limite prima di questa data rischiava di essere bocciato per incostituzionalità e quindi il Governo ha pensato di far saltare il tetto ma non dopo il 1996, dopo venne approvata la riforma Dini sulle pensioni contributive. Come spigasti Il Fatto Quotidiano, il rischio incostituzionalità sarebbe sostanzialmente aggirato perché «la strada vantaggiosa del riscatto low cost sarebbe percorribile solo da chi deve, non per scelta ma per forza, imboccare anche la strada svantaggiosa della pensione contributiva». (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA PENSIONI, IL MESSAGGIO INPS

Secondo quanto Adnkronos/Labitalia è riuscita ad apprendere, l’Inps, mediante un messaggio che il Direttore generale Gabriella Di Michele avrebbe inviato all’inizio della settimana alle direzioni regionali, vorrebbe fare in modo che le domande per accedere a Quota 100 a partire dal 1° aprile vengano liquidate in via provvisoria senza verificare l’avvenuta cessazione dell’attività dei lavoratori dipendenti. “Esclusivamente per le pensioni quota 100 con decorrenza 1° aprile 2019, atteso il meccanismo della prima finestra utile, si ritiene opportuno consentire in via straordinaria di procedere alla liquidazione provvisoria sulla base delle dichiarazioni di cessazione contenute nella domanda, a ricorrere dei prescritti requisiti”, “in mancanza di un dato certificato dal datore di lavoro attraverso le comunicazioni obbligatorie Unilav, attestante l’avvenuta cessazione del rapporto di lavoro dipendente”.

Questo il testo del messaggio riportato dall’agenzia di stampa, nel quale viene però specificato: “Rimane fermo che, successivamente alla disponibilità nell’archivio Unilav dei dati relativi alla cessazione, le liquidazioni delle pensioni effettuate in via provvisoria dovranno essere verificate e si dovrà procedere al recupero degli eventuali ratei indebiti corrisposti al richiedente nel caso di difformità tra la dichiarazione resa nella domanda e le informazioni presenti in Unilav”. Ricordiamo che Unilav è il sistema telematico con cui i datori di lavoro devono comunicare l’assunzione e la cessazione di un rapporto di lavoro. Se confermata, la notizia certamente non mancherà di suscitare reazioni anche dal mondo politico.

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