SCUOLA E LAVORO/ I cambiamenti utili a giovani e imprese

- Giorgio Spanevello

I dati contenuti nell’annuale rapporto Excelsior offrono utili indicazioni su come intervenire sul sistema scolastico e formativo italiano

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(LaPresse)

I dati contenuti nell’annuale rapporto Excelsior sulla domanda di professioni e di formazione delle imprese italiane nel 2018 sono lo spunto per alcune considerazioni che si inseriscono in un panorama di prospettive riguardanti l’economia e le produzioni industriali non certo incoraggiante. È di queste ore infatti l’allarme di Confindustria sulla stagnazione e sul pericolo “crescita zero” che il nostro Paese sta correndo.

Da ormai più di un decennio associazioni datoriali ed enti economici denunciano una via via più marcata necessità di figure professionali dotate di competenze avanzate che consentano al sistema produttivo italiano di rimanere competitivo soprattutto nel settore tecnologico e manifatturiero che richiede innovazione e flessibilità. Purtroppo, ai dati inconfutabili e agli appelli che annualmente si ripetono non sembrano corrispondere cambiamenti che riescano a incidere in modo sostanziale sul sistema generale di formazione e sulla sua programmazione a lungo termine.

Il rapporto Excelsior, redatto da Unioncamere e Anpal è una fonte completa e ben strutturata di indicazioni che a un’attenta lettura possono essere prese a riferimento per compiere interventi strutturali che consentano da un lato ai giovani di poter acquisire competenze richieste dal mercato del lavoro e quindi di poter intraprendere carriere di soddisfazione e dall’altro rispondere alle richieste pressanti delle aziende italiane di figure professionali competenti.

Ma il dato che emerge, al di là delle molte valutazioni di tipo statistico che possono essere compiute, è che il divario tra la richiesta di tecnici preparati e la disponibilità di giovani con le caratteristiche richieste, sta diventando di anno in anno più importante e rischia di compromettere il futuro del nostro Paese. Ecco allora alcune considerazioni che, senza la pretesa di cercare soluzioni, possono però essere valutate da coloro che ci governano per imboccare strade virtuose.

Interazione tra sistema produttivo e sistema formativo. Le competenze tecniche richieste dall’evoluzione del sistema produttivo si basano su tecnologie e saperi che non è possibile trasmettere unicamente con una formazione scolastica. È necessario concepire un sistema formativo che, partendo dalla convinzione che la persona dovrà continuare a formarsi durante tutta la sua vita, possa integrare competenze di tipo trasversale e competenze specifiche acquisite in ambienti formativi diversi. Il grosso cambiamento di prospettiva portato a livello generale dall’obbligatorietà dell’Alternanza Scuola Lavoro, pur tra i mille limiti di gioventù, aveva dato inizio a una nuova modalità di trasferimento di competenze e a un nuovo concetto di formazione. Purtroppo, un nuovo Governo è stato sufficiente a riportare tutto alla situazione precedente, non solo per la riduzione delle ore dedicate, ma proprio per un diverso e meno stretto rapporto tra sistema produttivo e sistema formativo. Non è da dimenticare inoltre anche quanto emerge dal rapporto Excelsior circa la assoluta necessità da parte delle aziende di continuare a formare i propri dipendenti, dato che avvalora la tesi della possibile integrazione a doppio senso tra i due sistemi.

Riforma e semplificazione del sistema scolastico. Il sistema formativo italiano, frutto di “mezze riforme” e interventi estemporanei su questo o quel segmento, risulta complesso e ricco di sovrapposizioni per un giovane o una famiglia che deve scegliere un percorso formativo. Il risultato è che spesso vengono compiute scelte non consapevoli o basate su informazioni superficiali, con conseguenti problematiche di insoddisfazione per il percorso prescelto o di una formazione che non corrisponde alle richieste del mercato. In tutto questo si inserisce l’attuale contrapposizione tra sistema statale e Regioni, alcune delle quali oltre a gestire la “Istruzione e Formazione professionale” rivendicano la gestione “in proprio” dell’intera funzione dell’Istruzione.

Un sistema semplice con due soli canali, formazione liceale da una parte e tecnico-professionale dall’altra, con la possibilità da parte del singolo di accedere a tutti i livelli dell’uno o dell’altro, sullo stile dei modelli del nord Europa, sicuramente semplificherebbe le scelte e potrebbe essere gestito in modo più razionale sulla base di una programmazione di territorio.

Sviluppo e applicazione di didattiche innovative. Al di là di esperienze virtuose che sorgono in modo estemporaneo, il nostro sistema formativo è in generale refrattario all’introduzione di metodologie didattiche che si distacchino troppo dalla classica “lezione frontale”. Siamo di fronte a un continuo cambiamento legato all’evoluzione dei modi di vita e dei modi di apprendere dei giovani. Deve quindi essere tenuto in conto che se da un lato è importante “cosa si insegna”, dall’altro è fondamentale l’attenzione per il “come si insegna”. La “competenza”, cioè cosa una persona sa fare, è il risultato di un processo che deve vedere il docente impegnato in una continua ricerca di nuove strategie e di ambienti di apprendimento diversi. Anche in questo campo l’integrazione e la contaminazione di esperienze diverse e di ambienti formativi non convenzionali quali gli ambienti di lavoro, non può che contribuire alla formazione della persona e del tecnico competente. Nella scuola italiana “ingessata” in consuetudini continuamente ripetute di anno in anno, il processo di rinnovamento deve partire dalla formazione dei docenti e dalla loro valutazione, ma analogo processo deve avvenire anche nelle aziende dove, come emerge dal rapporto, sempre più necessaria si rivela la necessità di un adeguato e proficuo trasferimento di competenze.

Formazione dei formatori. Anche in questo caso non ci sono differenze tra scuola e azienda. Chi forma le persone deve essere preparato sia dal punto di vista metodologico, sia da quello dei contenuti. È qui che forse ci si giocherà la partita più importante nei prossimi anni: se si riusciranno a diffondere buone pratiche sul trasferimento di competenze e a costituire un corpo di formatori preparati, probabilmente qualche passo verso la riduzione del mismatch tra richiesta di persone competenti e offerta sarà stato compiuto.

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