SOMMINISTRAZIONE/ Il nuovo tempo indeterminato dopo il rinnovo del Ccnl

- Daniel Zanda

I lavoratori hanno approvato l’ipotesi di rinnovo del Contratto collettivo nazionale del settore della somministrazione predisposto dai sindacati

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Lapresse

Con l’attivo unitario di mercoledì 20 febbraio, Felsa-Cisl, Nidil-Cgil e Uiltemp hanno terminano il percorso di validazione delle ipotesi di rinnovo sottoscritte rispettivamente con Assolavoro e Assosomm lo scorso 21 dicembre. Con oltre 350 assemblee nei luoghi di lavoro e territoriali, l’ipotesi di rinnovo ha ricevuto un consenso del 98% tra le 10.000 lavoratrici e lavoratori in somministrazione incontrati in poco più di un mese. Un dato importantissimo, non solo perché 20 anni fa in pochi avrebbero scommesso sulla costruzione di una reale rappresentanza tra i lavoratori in somministrazione, ma anche perché nel giro di soli due anni, il numero di assemblee svolte e i lavoratori incontrati in occasione del varo della Piattaforma sindacale per il rinnovo del Ccnl sono stati praticamente raddoppiati.

Persone che, pur avendo un contratto di lavoro temporaneo, esercitano un proprio protagonismo, aderendo a un’organizzazione sindacale, nominando ed eleggendo i propri rappresentanti sui luoghi di lavoro, e, infine, votando e approvando il loro Contratto collettivo nazionale di riferimento. Il Contratto collettivo della somministrazione ha ora il compito di tradursi in tempi rapidi in operatività, in quanto il mercato del lavoro sta cambiando velocemente e gli strumenti innovativi predisposti dalle parti sociali devono trovare attuazione per rispondere alle esigenze di lavoratori e Agenzie per il lavoro.

Mi riferisco in particolare agli effetti che la legge 96/2018, il cosiddetto “Decreto dignità”, sta producendo nel settore della somministrazione e nel mercato del lavoro nel suo complesso. La questione cruciale riguarda il tema delle “causali” che ciascun contratto superiore ai 12 mesi deve apporre. Già in queste ultime settimane assistiamo a un incremento del turnover, ovvero i contratti precedentemente attivati in prossimità del limite temporale sopra indicato non vengono più rinnovati e, nella migliore delle ipotesi, sostituiti con altri lavoratori al fine di azzerare il contatore dei 12 mesi.

A questo problema, che oserei definire “il” problema, in quanto colpisce prevalentemente le figure più fragili del mercato del lavoro, ovvero coloro che possiedono competenze e professionalità deboli, facilmente sostituibili, con costi ridotti di addestramento per mansioni semplici e ripetitive, le parti sociali hanno provato in diversi modi a porre rimedio con la contrattazione.

Il primo strumento messo in campo consiste in un diritto mirato ai percorsi di riqualificazione professionale. In sostanza, una persona che ha lavorato per almeno 110 giornate con un’Agenzia per il lavoro e si ritrova disoccupato ha diritto a un’indennità una tantum di 1.000 euro (in aggiunta alla Naspi) e in più alla possibilità di attivare una politica attiva (orientamento, bilancio delle competenze e formazione professionalizzante) presso una qualsiasi Agenzia per il lavoro scelta liberamente. Questa politica attiva potrebbe nei fatti diventare l’unica misura di carattere nazionale in favore dei lavoratori disoccupati (ex somministrati), se l’assegno di ricollocazione verrà confinato ai soli percettori del reddito di cittadinanza.

Quindi la prima risposta alla chiusura dei rapporti di lavoro è quella di non lasciare sole le persone, ma costruire un sistema di politiche passive e attive che prende in carico il disoccupato verso la ricollocazione, in quanto ogni Agenzia per il lavoro avrà un vincolo di placement pari al 35% su tutte le persone avviate a un percorso professionalizzante.

Una seconda misura riguarda la valorizzazione del tempo indeterminato in somministrazione. Ovvero il lavoratore viene assunto in modo stabile non dall’impresa utilizzatrice, ma dall’Agenzia per il lavoro. Con il nuovo Contratto collettivo nazionale di lavoro del settore abbiamo previsto diversi meccanismi di incentivo dei comportamenti più virtuosi, come ad esempio la ricollocazione presso un’altra impresa utilizzatrice nel caso in cui venga interrotta la missione presso l’impresa originaria, oppure la valorizzazione dei rapporti di lavoro di lungo periodo; viceversa, saranno attivate delle penalizzazioni nel caso in cui l’Agenzia per il lavoro risolva il contratto dopo un breve periodo di assunzione. Nei fatti il tempo indeterminato con l’Agenzia per il lavoro, dopo questo rinnovo del Ccnl acquisisce piena dignità, non più come il surrogato del “vero” tempo indeterminato direttamente alle dipendenze dell’azienda, ma portatore di tutele moderne nei confronti dei lavoratori, in quanto attribuisce maggiori responsabilità ai datori di lavoro (le agenzie) nel ricollocare e dare opportunità occupazionali nell’intero mercato del lavoro.

Questa seconda dimensione sarà fondamentale, perché, come emerge dai dati, la quantità dei tempi indeterminati nella somministrazione è aumentata già nell’ultimo trimestre del 2018 (circa +11.000 contratti stabili) e con questo rinnovo del Ccnl auspichiamo che aumenti anche la qualità di questi rapporti di lavoro.

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