Riforma pensioni/ Ultime notizie. Dopo Quota 100 la richiesta sull’Inps

- Lorenzo Torrisi

Dopo la riforma delle pensioni con Quota 100 arriva la richiesta del Comitato regionale Inps Sardegna per l’eccessivo carico di lavoro per l’Istituto

Pensioni_Fornero_Cartello_Lapresse
Lapresse

LA RICHIESTA SULL’INPS DOPO LA RIFORMA DELLE PENSIONI

Le domande presentate all’Inps per Quota 100 hanno ormai raggiunto la soglia delle 120.000 unità. Il carico di lavoro per i dipendenti dell’Istituto nazionale di previdenza sociale è quindi importante, tenendo anche conto di reddito e pensioni di cittadinanza. Per questo il Comitato regionale Inps Sardegna chiede che vengano fatti dei concorsi e che il personale venga aumentato. Senza dimenticare che Quota 100 comporta anche una diminuzione del personale che ha una possibilità in più per andare in quiescenza. Secondo quanto riporta l’Ansa, il Comitato ha chiesto anche interventi formativi, da destinare anche a quelli che saranno i nuovi ingressi. Inoltre, non sembra essere gradita la nuova mappa delle sedi Inps, che non sembra essere stata apprezzata anche da alcune amministrazioni locali: “I parametri previsti non sono compatibili con la realtà dell’isola”, fa presente il Comitato, secondo cui è importante mantenere “qualità ed efficienza per garantire adeguate risposte alle istanze ed esigenze degli utenti sardi”.

RIFORMA PENSIONI, IL TESORETTO IMPOSSIBILE

È ormai certo che le risorse stanziate per il reddito di cittadinanza non verranno totalmente utilizzate quest’anno e c’è chi questo “tesoretto” lo vorrebbe vedere speso per ampliare le misure di riforma delle pensioni. Su alcuni gruppi Facebook si chiede in particolare di varare la Quota 41, visto che la Quota 100 viene giudicata insufficiente per consentire a chi ha iniziato a lavorare in giovane età di andare in pensione. Qualcuno più realisticamente chiede di fare in modo che per le pensioni di anzianità sia tolta la finestra trimestrale, di modo che si possa andare in quiescenza con 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi per le donne). Tuttavia è difficile pensare che i risparmi derivanti dal reddito di cittadinanza possano essere destinati a questo tipo di interventi e non, per esempio, a ridurre un deficit che, complice la frenata dell’economia, è salito molto in rapporto al Pil. Senza dimenticare che reddito di cittadinanza e Quota 100 andranno avanti anche nel 2020 e andranno confermati gli stanziamenti, per i quali i risparmi di quest’anno potrebbero rivelarsi molto utili.

RIFORMA PENSIONI: PRIMA QUOTA 100, PARLA GANGA (CISL)

Anche Ignazio Ganga prende posizione, a nome della Cisl, sull’esistenza della “corsia preferenziale” riservata dall’Inps alla lavorazione delle domande presentate per Quota 100 dopo la riforma delle pensioni. Il Segretario confederale della Cisl evidenzia che “non possono esistere pensionati di serie A e pensionati di serie B, ma tutti i lavoratori e le lavoratrici che vanno in pensione hanno egualmente diritto a veder liquidata la loro prestazione entro tempi ragionevoli”. Ganga riconosce che “non c’è dubbio che con quota 100 il personale dell’Inps debba fronteggiare un notevole incremento dell’attività, ma l’aumento delle domande di pensione deve essere gestito nel modo più adeguato anche alla luce del momento in cui è pervenuta la domanda e non solo sulla base della tipologia, facendo particolare attenzione alle prestazioni che hanno un particolare impatto sociale”. Secondo il sindacalista, quindi, “questa situazione mette ancora una volta in evidenza la necessità ed urgenza di dotare l’Inps, così come tutta la pubblica amministrazione, di personale adeguato sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo, sbloccare i concorsi e bandirne di nuovi”.

DAMIANO CHIEDE UN’ALTRA MISURA NELLA RIFORMA DELLE PENSIONI

Grazie ai dati della Covip, Il Sole 24 Ore ha mostrato come i costi di gestione dei fondi di previdenza complementare privati siano fino a quattro volte superiori a quelli dei fondi contrattuali. Cesare Damiano evidenzia che, sempre dai dati riportati dal quotidiano di Confindustria, risulta che “questo significativo divario può ripercuotersi sull’assegno pensionistico in un range compreso tra il 20 e il 40% in meno”. Dunque una riforma delle pensioni dovrebbe occuparsi anche della previdenza complementare. “La previdenza integrativa, soprattutto quella contrattuale, andrebbe rilanciata e resa obbligatoria per legge, almeno per la parte che il datore di lavoro deve versare al lavoratore”, spiega l’ex ministro del Lavoro, secondo cui “questa scelta costituirebbe un incentivo all’adesione ai Fondi e farebbe della pensione integrativa, sommata a quella obbligatoria, lo strumento più idoneo per tagliare comunque e sempre il traguardo di una pensione dignitosa, anche quando entrerà pienamente in vigore il sistema contributivo”.

RIFORMA PENSIONI E QUOTA 100, I DATI INPS SULLE DOMANDE

L’Inps ha fatto sapere che le domande per accedere a Quota 100 hanno ormai raggiunto la soglia delle 120.000 unità. Nel dettaglio, 43.000 arrivano da lavoratori dipendenti del settore privato e poco più di 40.000 dai dipendenti pubblici. Le donne sono solo 31.600, mentre le domande presentate da chi ha meno di 63 anni sono poco più di 41.000. Per Marco Leonardi, già consigliere economico di palazzo Chigi, la riforma delle pensioni con Quota 100 rappresenta “una norma elettorale e insostenibile per i conti pubblici: dura solo 3 anni e chi va in pensione tra 3 anni rischia di pagarne il conto”. Sul suo profilo Facebook, però, pone anche una domanda: “Ci pare normale che nella presentazione della domanda di pensione all’Inps uno che vince la lotteria Quota 100 e va in pensione a 62 anni abbia una corsia preferenziale rispetto a uno che oggi va in pensione a 67? A me no”. Il riferimento è al fatto che all’Inps sembra esserci una precedenza alla lavorazione delle domande per Quota 100, confermata anche dal Presidente del Civ Guglielmo Loy, di cui Leonardi condivide il testo dell’intervista rilasciata a Repubblica proprio nel post su Facebook.

LA PROPOSTA SUL TESORETTO DELLA RIFORMA DELLE PENSIONI

La riforma delle pensioni con Quota 100 non si è occupata abbastanza dei disabili. Il cosiddetto decretone era infatti stato contestato proprio per la scarsità di provvedimenti sul tema. Ora che si sta parlando della possibilità che ci siano dei risparmi rispetto alle risorse stanziate per il reddito di cittadinanza quest’anno, Nazaro Pagano, presidente nazionale dell’Anmic e della Fand (Federazione tra le Associazioni Nazionali di Persone con Disabilità) evidenzia che “lo stesso reddito di cittadinanza prevede di fatto benefici minimi per le famiglie con componenti disabili. Perché allora non riservare questo ‘tesoretto’ per migliorare finalmente la tutela delle persone con grave disabilità? Ad esempio aumentando finalmente le misere pensioni di invalidità, ferme ancora a 285 euro al mese?”. Dal suo punto di vista, “anche migliorare le condizione di vita dei cittadini più in difficoltà aiuterà di certo a spingere i consumi e il nostro Prodotto interno lordo, ma rappresenterà anzitutto una reale operazione di equità e di concreta lotta a povertà e diseguaglianze”.

LOY: FORZATURA SU INPS DOPO RIFORMA DELLE PENSIONI

Secondo Guglielmo Loy non si può negare che, a seguito della riforma delle pensioni, all’Inps si sia riservato un “trattamento” diverso alla lavorazione delle domande per Quota 100. “L’Istituto è organo del ministero del Lavoro, suo azionista. E da sempre molto attento alle direttive politiche. Ora però assistiamo a una forzatura molto evidente su quota 100, tradotta anche in circolari per spingere le sedi a lavorare soprattutto le nuove pratiche”, dice il Presidente del Civ Inps intervistato da Repubblica, che ha anche l’impressione “che per fare più quota 100, si sia tirato il freno con gli assegni di invalidità, le reversibilità, le ricongiunzioni, il cumulo, i servizi alle imprese, il Durc”. Loy ricorda anche che “se si accerterà che qualcuno prende la pensione e ancora lavora, l’Inps dovrà procedere alla revoca. Un processo complicato”. Dal suo punto di vista c’è il rischio di avere cittadini di serie A e B, “specie nella percezione delle persone, quando un collega o amico ha avuto la pensione in 20 giorni e tu neanche in 14 mesi”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI BRAMBILLA

In un articolo pubblicato su L’Economia, l’inserto del Corriere della Sera, Alberto Brambilla torna a parlare della riforma delle pensioni con Quota 100, ricordando anzitutto come essa sia in qualche modo figlia della Legge Fornero. Difatti dopo il 2011, già con il Governo Monti, si sono susseguite una serie di norme, a partire dalla prima salvaguardia per gli esodati, per cercare di “ammorbidire” una riforma che era stata molto dura, anche a causa della pressione esterna che arrivava sul nostro Paese. Il Presidente del Centro studi Itinerari Previdenziali fa notare che in tutti questi anni nessuno ha mai pensato di mettere mano all’impianto del sistema previdenziale, pur riconoscendone la rigidità, ma ci si è limitati a introdurre delle deroghe. Il risultato è che “in 7 anni i soggetti che sono andati in pensione senza i requisiti Fornero sono stati oltre 340 mila, per un costo che si può stimare in circa 30 miliardi”.

LA RIFORMA DELLE PENSIONI DA FARE SECONDO BRAMBILLA

La musica non è cambiata nemmeno con il Governo Conte, che ha concesso ulteriori deroghe, che dovrebbe far salire il numero dei pensionati senza Legge Fornero sopra le 500.000 unità. Secondo Brambilla si poteva fare meglio, con una revisione definitiva del sistema, prevedendo una quota 100 a partire dai 64 anni di età e un blocco perenne del requisito contributivo per la pensione di anzianità a poco più di 42 anni per gli uomini e 41 per le donne con sconti per i lavoratori precoci e le donne madri. Senza dimenticare la possibilità di usare fondi esuberi operanti in alcuni settori. In questo modo lo Stato avrebbe risparmiato risorse.

© RIPRODUZIONE RISERVATA