CONSIGLI NON RICHIESTI/ Come prepararsi a un colloquio con aziende o head hunter

- int. Pietro Novelli

È sempre essenziale preparare ogni incontro, sia quelli con l’head hunter sia quelli con i rappresentanti dell’azienda finale

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La professione dell’head hunter garantisce una prospettiva esclusiva sul mondo del lavoro, in quanto mediatrice tra la figura del professionista e quella dell’azienda. Ho avuto il piacere di intervistare il Direttore Italia di Oliver James Associates, Pietro Novelli, il quale, grazie alla sua esperienza in una società di head hunting, ha voluto condividere consigli e aspettative per quei giovani in attesa di entrare nel mondo del lavoro.

Quali sono i target di un head hunter?

Noi stiamo proponendo al mercato italiano una modalità di ricerca e selezione diversa da quella canonica: non si tratta infatti del classico executive recruitment, bensì di una modalità molto verticale su determinate figure professionali. Ad esempio, abbiamo una forte componente nell’ambito tecnologico e di figure finanziarie tradizionali. Questa verticalità ci consente una capacità di mappatura e quindi di comprensione di quei profili chiave che ormai, a causa dei forti cambiamenti in atto nel mercato, risultano difficilmente reperibili. Avere il supporto di una realtà consulenziale, specializzata, che può accelerare il processo di identificazione e di inserimento nel processo di selezione di profili particolari ha un grande valore e permette di riempire con successo il gap tra domanda e offerta.

Quali sono le skill più richieste dalle aziende e dagli head hunter?

Sicuramente la capacità al cambiamento e la flessibilità mentale sono, a oggi, gli elementi di maggior necessità e di maggiore interesse. Le organizzazioni stanno evolvendo e si stanno trasformando in maniera molto profonda, dunque avere persone che riescano a seguire questo cambiamento, per quanto possano avere competenze tecniche molto forti, è essenziale come valore aggiunto per l’azienda. Sono fondamentali anche le capacità di gestione e di collaborazione: spesso visioniamo figure molto tecniche, “best of class” nel loro ambito di competenza, ma che possiedono soft skills molto poco strutturate. Figure di questo genere difficilmente potranno essere dei team player, i quali invece sono necessari alle aziende.

Quali consigli darebbe per affrontare un colloquio di lavoro?

È sempre essenziale preparare ogni incontro, sia quelli con l’head hunter sia quelli con i rappresentanti dell’azienda finale. A questo proposito, è importante, innanzitutto, conoscere la persona con la quale si dovrà affrontare il colloquio; Linkedin, ad esempio, è uno strumento utile per studiare il profilo dei professionisti. In secondo luogo occorre essere preparati sull’azienda per cui si è candidati, quindi capire sia il ruolo in esame, facendoselo spiegare al meglio dall’head hunter, sia quelle che sono le ultime evoluzioni dell’azienda, così come la sua storia. Ovviamente poi c’è una componente di negoziazione riguardo l’aspetto contrattuale ed economico: serve una sensibilità e anche una certa serenità per affrontarla senza che debba essere necessariamente considerata un peso. Infine, è utile anche presentare un profilo conciso e puntuale, sia su carta che nel dialogo, restando sempre pronti a eventuali domande di follow up e confrontandosi con l’head hunter su eventuali approfondimenti.

Come pensa che evolveranno le società di head hunting?

È una domanda interessante perché il mondo sta cambiando, da tutti i punti di vista, e i processi di digitalizzazione  e di automatizzazione toccheranno sicuramente un po’ tutti i settori. Il mondo del recruiting, a conti fatti, è un mondo di intermediazione tra una necessità e una disponibilità di skills da parte dei professionisti, quindi ci sarà anche per noi un percorso di trasformazione. Ritengo che, al di là dell’efficienza rilevata nel colmare il gap tra domanda e offerta, le società di recruiting specialistico rappresenteranno un punto di riferimento sia per i clienti che per i talentuosi candidati che desiderano considerare le opportunità professionali attraverso un percorso di consulenza, finalizzato a indicare loro eventuali elementi migliorativi o nuove sfide. Ciò che invece si ridurrà in maniera significativa, a mio parere sarà il recruitment generalista, il quale, in Italia è ancora una parte fondamentale di questo settore. 

(Luca Brambilla)

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