I NUMERI/ La spinta all’occupazione delle Agenzie per il lavoro

- Luigi Degan

Le Agenzie per il lavoro svolgono ancora un ruolo importante per l’occupazione e devono spesso affrontare anche un clima ostile

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Le associazioni di rappresentanza delle Agenzie per il lavoro sono in fermento. Benché non siano ancora riuscite a muoversi congiuntamente, le loro azioni isolate non rischiano di sovrapporsi. Da un lato Alleanza Lavoro, l’associazione nata nel 2008 e presieduta da Andrea Lombardi, ha dichiarato all’inizio dell’anno di voler convocare gli stati generali della somministrazione per far fronte comune contro i pericoli di un ritorno del pregiudizio ideologico verso il lavoro intermediato. Dall’altro lato, Assosomm, l’associazione presieduta da Rosario Rasizza, ha più volte dichiarato – sia a margine di riunioni ministeriali in cui sono state coinvolte le associazioni di categoria, sia in seguito alla chiara percezione delle difficoltà dell’attuale Governo nell’implementazione dei nuovi istituti – che le Agenzie per il lavoro sono disponibili a offrire la loro ventennale esperienza nell’incrocio professionale fra domanda e offerta di lavoro per migliorare l’implementazione del reddito di cittadinanza.

Infine, ma non ultima, Assolavoro – associazione di categoria che raccoglie le Apl internazionali più grandi, come ad esempio Adecco, Gi Group, Manpower, Randstad, presieduta da Alessandro Ramazza, ha annunciato l’avvio di una campagna informativa sulle Agenzie per il lavoro anche in tv: dal 24 aprile, e per le due settimane successive, su La7 e La7D. Quest’ultima è sicuramente l’iniziativa più evidente, trattandosi di comunicazione di massa, e arriva dopo anni di stimoli da parte di un settore che ha sempre sofferto la manipolazione comunicativa, operata da una parte politica, sull’argomento principe per ogni persona: il lavoro.

Cortometraggi, testi ironici, dati sul mercato del lavoro e del settore, arrivano quindi anche in tv -dopo i canali digitali e radiofonici – con l’obiettivo di diffondere la conoscenza di alcuni elementi qualificanti del settore, innanzitutto evidenziare il ruolo delle Agenzie per il lavoro nell’attuale quadro economico e sociale e di sfatare i falsi miti e, poi, quello di informare sui servizi, la formazione, le tutele e le prestazioni – senza costi per i lavoratori – offerti a chi cerca un lavoro.

Ricordiamo che nel 2018 hanno avuto almeno un contratto di somministrazione 800mila persone e che, dopo un primo contratto con una Agenzia per il lavoro, il 37% dei lavoratori ha ottenuto un contratto a tempo determinato con la stessa Agenzia, mentre il 21% lo ha ottenuto direttamente con l’azienda. Inoltre – dopo aver lavorato con una Agenzia per il lavoro – almeno un lavoratore su tre accede a un’occupazione stabile.

In particolare la percentuale di coloro che a 12 mesi di distanza da un primo contratto temporaneo risultano occupati con un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato – o il cui contratto a tempo determinato risulti trasformato in un contratto a tempo indeterminato – è oltre il 18% nel caso dei giovani somministrati, mentre i dati sono decisamente inferiori rispetto ad altri tipi di contratto. Tuttavia, l’andamento del lavoro somministrato registra un calo preoccupante imputabile, secondo alcuni, agli effetti del Decreto dignità, secondo altri, invece, al rallentamento generale dell’economia. Le cause non sono irrilevanti in quanto le azioni correttive da compiere sarebbero, conseguentemente, differenti.

Se le ragioni del calo dipendessero dalla regolamentazione legislativa, le associazioni di categoria sarebbero chiamate a esercitare il loro ruolo lobbistico presso i decisori. Se le ragioni invece fossero di ordine economico generale, le Agenzie per il lavoro correrebbero il serio rischio di essere considerate il capro espiatorio di un sistema che non riesce ad abbassare il tasso di disoccupazione e inoccupazione.

Ben venga quindi una campagna di comunicazione che faccia conoscere il ruolo e l’importanza delle Apl per la ricerca di occasioni di lavoro, senza tuttavia riversare su di esse la responsabilità dell’impossibilità di raggiungere una piena occupazione in un sistema in cui l’intervento pubblico è sempre più presente e l’andamento economico sempre più influenzato da fattori globali.

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