PIL E LAVORO/ La scommessa della formazione per le professioni del futuro

- Massimo Ferlini

Le trasformazioni tecnologiche richiedono una formazione all’altezza della situazione, per garantire sempre più occupabilità alle persone

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Sia le indagini riferite alla necessità di nuova formazione per gli occupati che le ricerche finalizzate a indagare le competenze che saranno richieste dalle imprese nel prossimo futuro indicano una crescente difficoltà delle imprese a reperire il personale adeguato alle loro esigenze. Le trasformazioni tecnologiche in corso richiedono un’implementazione delle competenze talvolta a 360 gradi. In alcuni casi una nuova formazione tecnica per aggiornare competenze che devono adeguarsi all’impatto dell’intelligenza artificiale alle tecnologie produttive. In altri casi sono le trasformazioni organizzative o indotte nei nuovi servizi alle persone che richiedono una nuova formazione per fare emergere capacità “umanistiche” (fare assieme, prevedere cambiamenti, ecc.) che portano a sviluppare soft skills che fino a poco tempo fa non venivano considerate come competenze indispensabili.

Si è fatto un gran discutere intorno a questi temi. Ma pochi hanno cercato di affrontare il problema mettendo intorno al tavolo tutti i portatori di interessi per fare emergere possibili risposte operative. Ciò perché se nei convegni ci si dice tutti concordi nell’individuare il problema poi, nella pratica quotidiana, le imprese continuano a pretendere di trovare la persona giusta quando gli serve in 24 ore e senza programmazione, così come i formatori prediligono la ripetizione dei soliti percorsi formativi rispetto al mettersi in gioco per formare nuove competenze.

È stato per rompere questa situazione a rischio di immobilismo che Galdus ha organizzato un confronto rivolto a imprese leaders in diversi settori produttivi per costruire assieme percorsi formativi di successo, ad alta specializzazione e con alti tassi di occupabilità e occupazione.

Così si sono trovati a discutere assieme agli esperti di Galdus e all’assessore regionale di Lombardia rappresentanti di Eataly, di Viridea (manutenzione del verde e garden center), di Fastweb, di Finisterre (gestione servizi sociosanitari), di Federdistribuzione e di The Cyber Group (specialisti di sistemi di difesa informatica). A introdurre la discussione la responsabile risorse umane di Pomellato (gioielleria), che ha raccontato l’esperienza avviata con Galdus da due anni e che ha dato vita a un percorso di formazione specialistica per orafi di alto livello. L’iniziativa ha permesso così di assicurarsi un percorso formativo per quanti saranno assunti da Pomellato stessa, ma ha anche salvaguardato una professione di alto artigianato artistico a rischio di estinzione. A insegnare il “mestiere” gli stessi maestri già impegnati in azienda e che da questa esperienza hanno tratto un importante rilancio di soddisfazione per la loro attività quotidiana.

Tutti gli interventi, nonostante le grandi differenze che caratterizzano i settori produttivi coinvolti, sono stati concordi sulla necessità di prevedere la creazione di percorsi formativi da svilupparsi fra sedi formative e aziende. La disponibilità riguarda, come nel caso di The Cyber Group, la funzione di figure professionali che non hanno oggi percorsi formativi dedicati e risultano quindi di difficile reperibilità, ma anche percorsi formativi che arricchiscano, sia dal lato tecnico che da quello educativo, le competenze acquisite nei percorsi formativi scolastici tradizionali.

Per cercare di definire dove collocare questi interventi potremmo dire che sono uno sviluppo naturale e di arricchimento del sistema duale. Da un lato con i percorsi di apprendistato duale si possono prevedere percorsi di formazione curati assieme da formatori e imprese per professionisti di alto livello per le nuove professioni che nascono nel corso delle trasformazioni produttive. Medie e grandi imprese possono così creare poli formativi per filiere di produzione e coprire la formazione delle nuove competenze richieste. Restano poi inevase le richieste di figure professionali che hanno bisogno di una formazione anche breve e meno formalizzata di quanto prevedibile con il sistema duale e che possono oggi trovare, nell’accordo collaborativo fra formatori e imprese, una risposta capace di assicurare percorsi strutturati di incontro fra domanda e offerta di lavoro. Vere e proprie accademie formative capaci di coinvolgere le imprese di filiere produttive.

Regione Lombardia ha approvato di recente un documento di programmazione in cui si esprime l’intenzione di seguire e promuovere queste nuove iniziative nel campo della formazione finalizzata a creare sedi di incontro fra esigenze di occupabilità delle persone e nuova domanda di professionalità da parte delle imprese. Se vogliamo difendere la dinamicità del mercato del lavoro lombardo dobbiamo rispondere alle difficoltà registrate nel reperire figure specialistiche e tecniche che riguarda oltre il 40% delle necessità del sistema produttivo. Tale dato si innalza a quasi l’80% nei settori più innovativi e della green economy. Si saldano assieme qui richieste di competenze tecnologiche con competenze umanistiche che formano la nuova domanda di lavoro di fascia alta. Intesa come la nuova possibilità di assicurare autonomia lavorativa e occupabilità a chi riesce ad avere sempre la migliore formazione. È qui che si assicura una vera occupabilità per i lavoratori 4.0 in tutti i settori produttivi.

Di fronte ai cambiamenti in corso non si tratta di avere timore dell’impatto delle nuove tecnologie, ma assicurare a tutti una formazione adeguata per affrontare il cambiamento e guidare le tecnologie per dare più tutele e qualità al lavoro.

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