RIFORMA PENSIONI/ Quota 100, “tenuta sanità Puglia a rischio” (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Non solo Quota 100: la Riforma Pensioni del Governo che “punta” a Quota 41. Allarme sui conti e le possibilità: i dettagli e le ultime notizie

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Luigi Di Maio (LaPresse)

Il dibattito su Quota 100 non tocca da vicino soltanto la sostenibilità della riforma pensioni dal punto di vista economico ma anche dell’impatto lavorativo. Un rischio chiarito da Saverio Andreula, presidente dell’Ordine degli infermieri di Bari, sentito da La Gazzetta del Mezzogiorno:”Io sono preoccupato, sono molto preoccupato. “Quota 100” ha reso ancora più difficile l’emergenza che già si viveva negli ospedali e cliniche. Al momento abbiamo calcolato che in Puglia si vive una carenza di infermieri pari a 3.931 unità, a queste si devono aggiungere 818 di quanti usufruiranno di “Quota 100”, significa 4.749 infermieri che non troveremo per le corsie degli ospedali. E la stima è al ribasso, perché non tutti useranno l’opportunità per andarsene in pensione anticipata. In realtà chi ne avrebbe la possibilità sono molti di più, stimiamo 2.726 infermieri. Provate ad immaginare cosa potrebbe succedere se tutti decidessero di andare in pensione…”. (agg. di Dario D’Angelo)

I CONTI PER QUOTA 41

L’analisi di Today sul tema delle pensioni è lucida e “spietata” ma si nutre di un concetto reale: per quest’anno, come ammesso da Di Maio e Salvini – loro malgrado – non ci sarà alcuna Quota 41, il vero obiettivo di Lega e M5s per rivoluzionare la legge sulle pensioni e mandare “in soffitta” la Fornero. I tempi e sopratutto i costi sono per ora proibitive, stante soprattuto i tanti nodi economici della prossima Manovra (Iva su tutte, ma anche Reddito di Cittadinanza e ovviamene Quota 100). «I 23 miliardi da destinare alla sterilizzazione dell’Iva non consentono molti margini di manovra e anche qualora, come spera Salvini, dopo le elezioni di maggio “l’Europa non ci chiederà l’Iva” (e sarebbe una concessione clamorosa), la priorità della Lega resta comunque quella di tagliare le tasse», attacca Today nel suo editoriale sulla riforma pensioni. Secondo il Sole 24, abbassare a 41 anni il requisito dell’anticipo pensionistico farebbe salire la spesa previdenziale di 12 miliardi: al momento, con tutte le altre spese ancora “ipotecate”, potrebbe essere non sostenibile per la già debole economia italiana. (agg. di Niccolò Magnani)

QUOTA 41, I “CORRETTIVI” DELLA UIL

La Lega non ha mai nascosto l’intento forte di voler proseguire nella riforma delle pensioni dopo la Quota 100 con l’ancor più “rivoluzionaria” Quota 41 che permetterebbe ai lavoratori italiano di poter uscire in anticipo non più con 41 anni e 10 mesi, ma con un anno netto in meno: il progetto è importante ma i sindacati “frenano” dopo la manifestazione del 1 maggio chiedendo maggiori interventi correttivi in primis alla Quota 100. In particolare, la Uil di Carmelo Barbagallo si è dichiarata disponibile nell’aprire un tavolo di discussione sui restyling e correttivi alle due norme – 100 e 41 – in seno al Governo. «Sono le donne quelle che vengono seriamente penalizzate dalla misura, poiché storicamente sono i lavoratori che spesso sacrificano carriera e lavoro per dedicarsi a cura della casa, figli e famiglia.
Il sistema del pensionamento anticipato con la quota 100 consente di anticipare l’uscita a partire dai 62 anni di età anagrafica unitamente ai 38 anni di versamenti contributivi ed è proprio sul doppio requisito che si potrebbe intervenire», propone la Uil ed il suo leader Barbagallo.

SANITÀ CALABRIA, CAOS TRA ASSUNZIONI E PENSIONI

La situazione della sanità in Calabria è ben oltre i limiti dello scandalo: dopo le recenti scoperte sui bilanci pubblici e le strutturali mancanze di gestione e personale, Confintesa lancia un nuovo appello al Governo affinché si possa giungere al più presto ad una soluzione di un grave rebus della Pubblica Amministrazione in termini di pensioni e assunzioni. «Non sappiamo più come dirlo: negli ospedali della Calabria c’è una storica carenza di personale, l’assistenza sanitaria è insufficiente e il Decreto Grillo che blocca le assunzioni penalizza ulteriormente i nosocomi. Urge invece aumentare lo staff per migliorare la sanità locale», spiega il segretario generale di Confintesa Calabria, Mimmo Gianturco. Nello specifico, «l blocco delle assunzioni previsto nel decreto legge numero 35 a firma del Ministro Grillo – conclude il sindacalista – è una pugnalata al cuore della sanità calabrese. Infatti, è noto a tutti e da tempo, che uno dei problemi fondamentali della sanità nella nostra Regione, è la carenza di personale medico, infermieristico e socio sanitario. Al blocco delle assunzioni, agli inspiegabili mancati rinnovi dei contratti a tempo determinato in scadenza il 30 aprile, nonostante impegni presi sui tavoli sindacali, si aggiungono numerose adesioni al provvedimento pensionistico ‘Quota 100’, e si rischia di svuotare pericolosamente gli ospedali calabresi e di peggiorare ulteriormente le prestazioni sanitarie ai cittadini calabresi». (agg. di Niccolò Magnani)

I COSTI DELLA RIFORMA PENSIONI (E DEL REDDITO)

Sul Corriere della Sera di oggi, il taglio di Fubini sui conti economici del Governo mette a “rischio” Quota 100 e Reddito di Cittadinanza: più del caso Siri e delle liti interne all’esecutivo gialloverde, Lega e M5s dovrebbero dare un’occhiata ai conti della riforma pensioni e del RdC per capire siano i veri problemi dei prossimi mesi. Secondo Fubini, il Def parla chiaro: «Maggiori spese complessive per circa 133 miliardi afferenti prevalentemente all’area “Lavoro e pensioni”. In particolare, si segnalano gli interventi per Reddito di cittadinanza e Quota 100». La stima riguarda i prossimi tre anni ma vede un nodo piuttosto alto – se non si trovano controffensive – per le due riforme bandiera del Governo: «il volume dell’aumento di spesa pubblica previsto fino al 2021 resta enorme: pari quasi all’otto per cento del prodotto lordo del Paese, pari a un sesto dell’intero bilancio dello Stato attuale. In altri termini il governo sta mettendo in guardia che, dopo la legge di Bilancio di dicembre scorso, la dinamica della spesa corrente rischia di accelerare come mai era successo in anni recenti», conclude Fubini. (agg. di Niccolò Magnani)

CUMULO VIETATO IN QUOTA 100: ECCO QUANDO

La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha risposto questa mattina su Repubblica ad una interessante domanda posta all’interno del Forum Esperto Pensioni da un lettore alle prese con la pensione di Quota 100 “bloccata” per un possedimento di terreni. In particolare, chiede il dipendente pubblico che compirà 64 anni il prossimo settembre 2019 (con 39 anni di contribuzione, riscatto laurea compreso, a fine 2018) se sia possibile usufruire della Quota 100 visto che al patronato la domanda di pensionamento Inps è stata bloccata. «Pare che l’essere titolare di reddito da terreni sia una condizione ostativa: preciso si tratta 20 euro di reddito dominicale e di 9 euro di reddito agrario, con percentuali di possesso – a me riferibili – del 9,09% e 20% (credo si tratti di vialetto e cortile, aree in comunione con i vicini di casa). Se fosse vero, trovo che la cosa mi sarebbe davvero assurda!», scrive e chiede il dipendente. Ebbene, la Fondazione replica che il nodo dell’incumulabilità reddituale presente nella riforma pensioni di Quota 100 fa riferimento solo ai redditi da lavoro dipendente e autonomo. Il consiglio è presto che detto: «a circolare 11/2019 di Inps ha mostrato un orientamento più inclusivo per cui al momento è attesa una lunga Circolare illustrativa su questi temi. Nell’attesa si suggerisce comunque di presentare domanda, in quanto l’eventuale incumulabilità non comporta la decadenza ma la mera perdita delle rate di pensione dell’anno di competenza in cui si verifica il cumulo reddituale, con conservazione del diritto acquisito a pensione». (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA PENSIONI, DI MAIO INCONTRA CONAPO

Luigi Di Maio, venerdì, insieme al sottosegretario al ministero dell’Interno Carlo Sibilia, ha incontrato i rappresentanti di Conapo, il sindacato autonomo del Vigili del Fuoco, che da tempo lamenta la mancanza di una riforma pensioni che equipari, oltre che le loro retribuzioni, anche il trattamento pensionistico a quello delle altre forze di sicurezza italiane. Un provvedimento che era stato promesso dalle forze di maggioranza, ma che ancora non è arrivato, nonostante altri provvedimenti in materia previdenziale come Quota 100. Come si legge in una nota del ministro del Lavoro, Di Maio vuole creare un fondo dedicato all’obiettivo che “sarà attivo a decorrere da gennaio 2020”.

LE PAROLE DEL MINISTRO

Lo stesso ministro del Lavoro ha poi scritto sulla sua pagina Facebook di aver incontrato i rappresentanti dei Vigili del Fuoco “perché ritengo sacrosanto che questi nostri servitori dello Stato si vedano riconosciuta l’equiparazione delle retribuzioni e delle pensioni con quelle delle Forze dell’Ordine”. Secondo Di Maio, questo “è un tema che come potete intuire mi sta particolarmente a cuore e per questo intendo creare al Ministero del Lavoro un Fondo economico dedicato, già a partire da quest’anno, che sarà attivo a decorrere da gennaio 2020, con cui affiancare il Ministero dell’Interno nell’operazione di azzeramento del gap. Si tratta di un ulteriore piccolo ma importante tassello nel puzzle del Cambiamento che stiamo portando avanti. Una misura giusta che mi rende personalmente orgoglioso e che sono certo renderà orgogliosi anche tutti voi”.

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