Riforma pensioni/ Quota 100 e gli aiuti agli esodi aziendali (ultime novità)

- Lorenzo Torrisi

Nel decreto relativo alla riforma delle pensioni con Quota 100 è stata introdotta una novità importante per le aziende che devono ridurre il personale

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Image by Steve Buissinne from Pixabay

GLI AIUTI AGLI ESODI AZIENDALI CON LA RIFORMA PENSIONI

Nel decreto relativo alla riforma delle pensioni con Quota 100, nonché al reddito di cittadinanza, è stata introdotta una novità importante per quelle aziende che stanno predisponendo piani di esodo del personale. Pensionioggi.it ricorda infatti che i fondi di solidarietà possano provvedere “al versamento degli oneri correlati a periodi, utili per il conseguimento del diritto alla pensione anticipata o di vecchiaia, riscattabili o ricongiungibili precedenti all’accesso ai fondi di solidarietà medesimi”. Di fatto, quindi, “i datori di lavoro per il tramite dei fondi di solidarietà settoriali, possono però anche coprire gli oneri di riscatto e ricongiunzione onerosa dei periodi assicurativi dei propri dipendenti per consentirgli l’accesso alla pensione e/o all’assegno straordinario di solidarietà”. Vengono fatti degli esempi con i quali si dimostra che, per esempio, il riscatto della laurea può avvicinare anche di 4 anni il traguardo della pensione per un dipendente oppure rappresentare un’alternativa all’assegno straordinario di solidarietà.

QUOTA 100, QUANDO SI RISCHIA DI PERDERE L’ASSEGNO

La riforma pensioni, nel caso di utilizzo di Quota 100, ha previsto il divieto di cumulo con redditi da attività da lavoro. Come ricorda Il Sole 24 Ore, Quota 100 non è cumulabile “con i redditi da lavoro dipendente e autonomo fino all’età della pensione di vecchiaia, temperata dal possibile cumulo con il lavoro autonomo occasionale nella soglia massima annuale di 5mila euro lordi”. Per chi non rispetterà la norma, scatterà “la revoca degli importi erogati nell’anno in cui si supera il limite dei 5mila euro di lavoro autonomo occasionale o si svolgono lavori che determinano redditi incompatibili con Quota 100”. Il quotidiano di Confindustria evidenzia che l’Inps dovrà fornire dei chiarimenti su come verrà verificata a posteriori la cumulabilità, “cioè se per cassa o per competenza. Si ponga, infatti, il caso di un lavoratore autonomo che maturi a 62 anni la pensione in Quota 100, accettando dall’anno successivo una collaborazione biennale. Se questo libero professionista scegliesse di farsi erogare i propri compensi esclusivamente nel secondo anno dell’incarico, se prevalesse un criterio di cassa, questi perderebbe il diritto alle rate di pensione del solo secondo anno, mentre se si applicasse quello di competenza, entrambe le annualità pensionistiche sarebbero revocate”.

RIFORMA PENSIONI, TASK FORCE USR VENETO PER QUOTA 100

Prendendo in esame i dati dell’Inps sugli assegni pensionistici erogati in Italia, destinati ad aumentare dopo la riforma pensioni con Quota 100, l’Agi ha analizzato gli importi percepiti dai pensionati, scoprendo così che ce ne sono 408.598 che prendono più di 3.000 euro al mese. “Dalle tabelle, emerge che tra questi, oltre 2.000 persone possono disporre di un trattamento previdenziale di oltre 3.500 euro per invalidità e oltre 4.000 come superstiti. La quasi totalità, ossia 396.133, sono pensioni di vecchiaia”, si legge nella news dell’agenzia di stampa. Cosa interessante è che più della metà di questi pensionati, circa 243.000, percepiscono più di 3.500 euro al mese. E che solo 22.264 sono donne. Circa 237.000 di queste pensione elevate sono di vecchiaia, quando l’importo medio per questo tipo di prestazione nel nostro Paese non arriva a 2.000 euro al mese. L’Agi infine ricorda che “la classe di pensionati più numerosa è quella tra i 500 e i 749 euro: il trattamento viene percepito da 6 milioni e 429.713 persone, di cui la maggior parte donne (4.724.025)”.

RIFORMA PENSIONI, TASK FORCE USR VENETO PER QUOTA 100

La riforma pensioni con Quota 100 ha creato qualche problema nella scuola. L’Ufficio scolastico regionale del Veneto, come fa sapere orizzontescuola.it, ha deciso di costituire delle task force “costituite da componenti dell’Inps, degli Uffici scolastici territoriali e da assistenti amministrativi delle scuole” dedicate proprio alla trattazione delle pratiche di pensione del personale della scuola. Queste task force avranno in particolare il compito di fornire “attività di supporto, consulenza e collaborazione operativa” alle segreterie delle scuole che devono procedere a inserire nel Sistema Informativo Dell’Istruzione le “cessazioni verificate e comprovate di quanti hanno presentato domanda entro il 28.2.2019, ossia tramite le misure previste dal decreto quota 100”. Viene ricordato anche che, come riferito dalla Gilda degli Insegnanti, sarà impossibile che i posti di lavoro liberati “siano disponibili per i trasferimenti di quest’anno e di conseguenza neppure per le immissioni in ruolo”.

ULTIME NOVITÀ SU LAVORATRICI EX-IPOST

Arrivano nuovi aggiornamenti riguardo la vicenda delle lavoratrici ex-ipost che sono in attesa della lavorazione e liquidazione delle domande per accedere a Opzione donna da diverso tempo. Come ha già avuto modo di spiegare in un post sulla pagina Facebook del Comitato Opzione donna social, Orietta Armiliato sottolinea che in questa vicenda non c’è di mezzo solo “Prima Quota 100”, quella sorta di corsia preferenziale che all’Inps sta portando a una lavorazione piuttosto accelerata delle domande relative alla misura cardine della riforma pensioni, ma “una problematica che coinvolge l’area Information Technology, ovvero della programmazione informatica, dell’Inps”. L’Istituto nazionale di previdenza sociale ha infatti confermato, con il servizio InpsRisponde, a una delle lavoratrici in attesa, che “le pensioni contributive Opzione donna art. 4/2019 sono ferme (tutte) in attesa dell’aggiornamento dei programmi”. Come fa sapere ancora Armiliato, la lavoratrice in questione “contatterà nuovamente l’Istituto, chiedendo una data entro la quale si sono organizzati per rendere il programma operativo”. Non resta che attendere nuovi aggiornamenti.

RIFORMA PENSIONI, TORNANO I CHIARIMENTI INPS

È già stato annunciato che la puntata di Povera patria in onda questa sera su Rai 2 si occuperà di riforma pensioni, per quel che riguarda in particolare gli assegni più alti da tagliare e gli importi di quelli più bassi che spingono spesso molti anziani a trasferirsi in paesi come il Portogallo, che offrono agevolazioni fiscali. Studiocataldi.it torna invece a occuparsi del messaggio Inps che ha fornito dei chiarimenti importanti su Quota 100 e le altre novità in materia previdenziale. “La contribuzione accreditata durante la percezione della NASpI è utile per perfezionare il requisito contributivo dei 38 anni per Quota 100. L’APE e l’APE sociale, invece, sono incompatibili con la pensione Quota 100. Ancora, gli interessati potranno conseguire la pensione Quota 100 anche se, precedentemente alla prima decorrenza utile della pensione, abbiano maturato il diritto ad altra prestazione pensionistica”, è l’incipit dell’approfondimento. Segno che ancora oggi non è facile districarsi tra le norme di materia pensionistica nel nostro Paese.

QUOTA 100, RIFORMA PENSIONI E LE DONNE

Teleborsa ricorda oggi i risultati di un Rapporto della Fondazione OpenPolis, nel quale si evidenzia come il tasso di occupazione in Italia (63%) sia ancora lontano dal target (67%) che l’Europa ha fissato per il 2020. Numeri che si ricollegano alla Quota 100 e all’obiettivo della riforma pensioni di creare posti di lavoro. Un obiettivo che molti esperti hanno messo in dubbio negli ultimi mesi e la cui realizzazione si potrà verificare nella seconda parte dell’anno, come del resto è stato detto recentemente da alcuni esponenti della maggioranza giallo-verde. Un altro dato che emerge dal Rapporto OpenPolis riguarda l’occupazione femminile: in alcune regioni il tasso è inferiore al 50% e in generale ci sono 28 punti di differenza tra uomini e donne. Considerando che Quota 100 non può essere usata da molte donne, il divario non sembra poter diminuire con la riforma pensioni, anche se si conteggiassero gli accessi a Opzione donna, misura che è stata prorogata per quest’anno. Non va poi dimenticato che una minor occupazione delle donne si riflette anche negativamente sulla previdenza al femminile.

RIFORMA PENSIONI, IL PROBLEMA ESODATI SI PUÒ RISOLVERE

In questi giorni di festa c’è chi non dimentica come potrebbe essere diversa la propria vita se venisse approvata una norma dimenticata anche dall’ultima riforma pensioni. Il riferimento è alla nona salvaguardia degli esodati, che potrebbe consentire a circa 6.000 persone di mettere fine a un calvario iniziato dopo la Legge Fornero. Anche questo Governo, come il precedente, approvando Quota 100, non ha fatto nulla per gli esodati, e sui social c’è chi, commentando l’ipotesi di risparmi che dovrebbero esserci rispetto alle risorse stanziate per il reddito di cittadinanza e Quota 100, vorrebbe che questi fossero destinati agli esodati. Va però detta una cosa importante: le risorse per la nona salvaguardia ci sarebbero già, visto che che ci sono dei risparmi derivanti dai fondi inutilizzati per l’ottava salvaguardia. Quindi, utilizzando risorse già destinate agli esodati, si potrebbe risolvere una volta per tutte il problema di chi è rimasto senza lavoro e lontano dalla pensione. Quella che manca è evidentemente la volontà politica di risolvere il problema, nonostante le promesse della campagna elettorale.

ANAP CHIEDE VERA RIFORMA PENSIONI

Pierino Chiandussi, Presidente provinciale dell’Associazione nazionale anziani e pensionati (Anap) di Udine, ritiene necessaria una riforma delle pensioni. “È tempo di rivedere l’intero sistema pensionistico per garantire maggiore equità e per stare al passo con quanto sostiene l’Europa”, sono infatti le sue parole riportate da ilfriuli.it. Dopo che l’Inps ha fatto emergere che le pensioni erogate sulla base di contributi versati sono 13,9 milioni su 17,8 milioni, per Chiandussi “è tempo di scindere la previdenza dall’assistenza. Meglio, è tempo di rivisitare tutto il mondo dell’assistenza e di assicurare a tutti i pensionati un trattamento pensionistico dignitoso, in linea, appunto, con le direttive dell’Unione europea”. Dal suo punto di vista i pensionati “non devono più essere utilizzati dallo Stato alla stregua di bancomat. Va anzi riconosciuta a tutti la rivalutazione delle pensioni sulla base di un indice più idoneo alle loro esigenze. È tempo che si adotti un indice di rivalutazione più idoneo alle loro esigenze”.

RIFORMA PENSIONI, L’INDAGINE SUL RISCATTO DELLA LAUREA

Il sito del Corriere della Sera riporta i risultati di un’indagine commissionata da facile.it relativa al riscatto della laurea, materia trattata anche dalla recente riforma pensioni con Quota 100. Dall’indagine condotta da mUp Research in collaborazione con Norstat su un campione rappresentativo della popolazione titolata a beneficiare della nuova norma risulta che sono circa 2,3 milioni gli italiani intenzionati a riscattare la laurea. In particolare, “i più interessati ad approfittare delle opportunità introdotte dalla Legge 26/2019 in materia di riscatto anni di studio sembrano essere i residenti nelle regioni del Sud e nelle Isole, aree dove il 70% degli intervistati aventi diritto ha dichiarato che riscatterà la laurea nei prossimi anni”.

GLI OSTACOLI CHE RESTANO DOPO LA RIFORMA PENSIONI

“Sono invece circa 1,4 milioni gli italiani che, pur avendone titolo e nonostante la nuova legge, non hanno intenzione di riscattare gli anni di studio universitari”. Questo principalmente a causa “dei costi ritenuti troppo alti (57%), la convinzione che l’operazione non sia conveniente (21%) e un più generale scetticismo (11%) sul riscattare anni ai fini di una pensione che potrebbe non arrivare mai”. Se si guardano i dati anagrafici, “emerge che sono i giovani con età compresa tra i 20 e i 34 anni i più inclini al riscatto degli anni di studio universitario (67%)”. In generale, tra quanti “hanno dichiarato di voler riscattare la laurea con il nuovo sistema emerge che l’11% dei rispondenti ha intenzione di farlo nel corso del 2019, il 32% lo farà entro i prossimi cinque anni e, ancora, il 56% dichiara di non sapere quando”.

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