RIFORMA PENSIONI/ Il calcolatore per i tagli agli assegni (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Si protesta ancora contro le misure di riforma pensioni che prevedono tagli agli assegni. E spunta anche un calcolatore che indica quanto si perde

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Image by Steve Buissinne from Pixabay

IL CALCOLATORE PER I TAGLI

Cesare Damiano, nella sua rubrica “100 secondi” in onda su ReteSole, ha parlato della manifestazione che i sindacati terranno il prossimo 1° giugno per protestare contro la riforma pensioni del Governo, in particolare per quel che riguarda il blocco parziale delle indicizzazioni. Dal suo punto di vista la protesta è giusta e si affianca anche a iniziative, come quelle già annunciate di ricorsi alla Corte costituzionale, contro il contributo di solidarietà sulle pensioni più alte. Come ricorda Il Sole 24 Ore, per queste persone colpite dal taglio, “la riduzione media annua del reddito pensionistico oscillerà dall’1,36% per la fascia da 110mila euro e salirà al 24% per i pochissimi che si collocano sopra la soglia dei 500mila euro lordi. Considerando che stiamo parlando di contribuenti con l’Irpef al 43%, è come se nei prossimi cinque anni, solo per questi redditi, l’Irpef salisse dal 44,3% fino al 67%”. Sul sito del quotidiano di Confindustria è stato anche reso disponibile un calcolatore che indica l’ammontare del taglio a seconda della pensione lorda percepita.

LOY SULLA TENUTA DEL SISTEMA PREVIDENZIALE

La riforma pensioni con Quota 100 potrebbe avere effetti importanti sul pubblico impiego e, conseguentemente, sui servizi erogati ai cittadini. Lo ha messo in evidenza anche la Uil Molise in un incontro pubblico. Secondo quanto riporta primopianomolise.it, la Segretaria generale Tecla Boccardo ha evidenziato che “si rischia il collasso di ospedali, tribunali, scuole, enti locali dove in questi anni si è tagliata molto la spesa”. “L’azienda sanitaria è l’unico ente che ha previsto una sostituzione, pari però a un terzo per quanto riguarda il comparto”, ha aggiunto. All’incontro ha partecipato anche Guglielmo Loy, Presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps, che ha espresso preoccupazione “perché la tenuta del sistema previdenziale si fonda su due aspetti: quante persone vanno in pensione e quante contribuiscono al pagamento delle pensioni. Una flessibilità in uscita per permettere ad alcune persone – che sono arrivate a una determinata età o a determinati anni di lavoro – di anticipare il pensionamento prima dei 67 anni ci può stare, ma nel contempo andrebbe messa in campo una politica economica che faccia sì che più persone vadano a lavorare”.

QUOTA 100, LE PAROLE DI BLANGIARDO

Il Governo ha varato la riforma pensioni con Quota 100 anche per favorire il ricambio generale nel mercato del lavoro. Repubblica ha chiesto a Gian Carlo Blangiardo se effettivamente le “misure che anticipano le uscite per pensionamento possono favorire la staffetta generazionale nel mercato del lavoro”. Il Presidente dell’Istat ha risposto che “un posto di lavoro lasciato, se funzionale e non sostituibile con cambiamenti tecnologici, dovrebbe necessariamente trovare rimpiazzo. Ma si tratta ancora una volta di questione di numeri. Tra breve avremo un quadro chiaro”. Blangiardo ha fornito anche un primo bilancio sugli effetti del Decreto dignità: “Una valutazione indiretta può derivare dall’analisi delle dinamiche dell’occupazione dipendente per tipologia contrattuale, anche se nel corso del 2018 e nei primi mesi del 2019 l’andamento ciclico dell’economia – prima in rallentamento, poi in flessione e recentemente in ripresa – ha condizionato le dinamiche del mercato del lavoro, interagendo con i provvedimenti messi in campo dal governo. Comunque, i dati mostrano che tra luglio 2018 e marzo 2019 l’occupazione dipendente permanente è aumentata di poco meno di 100 mila unità, mentre quella a tempo determinato è diminuita di 26 mila unità”.

LE ASSUNZIONI A MILANO NELLA POLIZIA MUNICIPALE

Si parla spesso degli effetti che la riforma pensioni con Quota 100 avrà sulla Pubblica amministrazione e anche sugli organici degli enti locali. A Milano nei giorni scorsi è stato firmato un protocollo d’intesa tra Comune e sindacati della Polizia locale, nel quale si sono previste 207 assunzioni tra il 2019 e il 2021, con 108 contratti a tempo indeterminato e altri 99 a tempo determinato, con promessa di stabilizzazione non appena le norme lo consentiranno. Come spiega Il Giorno, nell’accordo è stato anche deciso di incrementare le risorse destinate alla previdenza integrativa degli agenti di polizia locale, grazie anche ai maggiori introiti derivanti dalle multe. Per il Segretario del Sulpm Daniele Vincini, le nuove assunzioni “non serviranno neanche a coprire il turn over. Bisognava prevedere almeno 300 assunzioni”. Al contrario, Orfeo Mastantuono del Csa evidenzia che “207 assunzioni è una cifra considerevole che non si registrava in un accordo tra Comune e Polizia locale dal 2001. Positivo anche l’incremento fino a tre milioni di euro nel 2019 per la previdenza integrativa”.

I CONTI DA FARE PER OPZIONE DONNA

La riforma pensioni, oltre a Quota 100, ha previsto la proroga di Opzione donna. Come spiega Orietta Armiliato, con un post sulla pagina Facebook del Comitato Opzione donna social, c’è però chi contesta il fatto che scegliere questa forma di pensionamento anticipato comporti l’avere poi a vita un assegno con una riduzione intorno al 30%. Per questo ha pensato di riportare anche delle tabelle esplicative pubblicate da Repubblica lo scorso febbraio in cui emerge appunto che scegliendo Opzione donna si rinuncia “a quasi metà dello stipendio, un terzo della pensione e il 37% degli incassi futuri”. Non è certo un’invenzione del Cods il sistema di ricalcolo contributivo pieno della pensione previsto da Opzione donna. Oltretutto c’è da tenere presente che una volta presentata e liquidata la domanda non si può più tornare indietro e avere ripensamenti. Dunque, è bene informarsi prima su quale sarà l’importo della pensione che si andrà a incassare scegliendo Opzione donna. In questo modo ci si potrà togliere anche ogni dubbio circa eventuali decurtazioni “inventate” dal Cods.

LA RICHIESTA DI SUPERARE IL BLOCCO RIVALUTAZIONI

I sindacati sono pronti a scendere in piazza per protestare contro la riforma pensioni e l’Ires-Cgil di Ancona ha calcolato, sulla base dei dati Inps, che nella provincia del capoluogo marchigiano le pensioni medie ammontano a 748 euro lordi al mese. Per Domenico Sarti, Segretario generale dello Spi-Cgil di Ancona, “questi dati confermano le preoccupazioni dei pensionati anconetani. Da almeno dieci anni, il nostro contributo è stato determinante per la tenuta del Paese; senza il nostro sostegno all’interno delle famiglie, la crisi sarebbe stata ancora più devastante. Per questo, chiediamo pensioni adeguate e che vengano rivalutate rispetto all’inflazione superando il blocco delle indicizzazioni che questo governo ha inserito nell’ultima manovra economica”. Il sito di Rassegna sindacale riporta anche le parole di Marco Bastianelli, Segretario generale della Cgil di Ancona, secondo cui “è poco confortante rilevare come il dato pensionistico medio non raggiunga nemmeno i livelli oggi riferiti alla cosiddetta pensione di cittadinanza”. Dal suo punto di vista occorre quindi che il Governo intervenga dopo un confronto con i sindacati.

RIFORMA PENSIONI, IL VANTAGGIO DELL’APE

Se ne parla poco ormai, ma la riforma pensioni con Quota 100 non ha cancellato la possibilità per i lavoratori di autofinanziarsi il pensionamento anticipato mediante l’Ape volontario. Come ricorda l’inserto de Il Sole 24 Ore “Tutto pensioni 2019”, tramite una trattenuta sulla futura pensione per un arco temporale pari a vent’anni, è possibile anticipare il pensionamento a 63 anni e 5 mesi, a patto di aver versato almeno 20 anni di contributi. Da tener presente tuttavia che la durata dell’Ape non può essere inferiore a 6 mesi e che la futura pensione, al netto della trattenuta ventennale, non può essere inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo, quindi a circa 720 euro al mese. Accedere all’Ape non comporta di non poter lavorare più. Anzi, è possibile, per esempio, accedere all’Ape e lavorare part-time, in modo per esempio da recuperare parte di quella che sarà la futura trattenuta pensionistica.

LE OPPORTUNITÀ DI APE AZIENDALE E RITA

Questo problema nemmeno si pone in caso di Ape aziendale, visto che l’azienda si farebbe carico di aumentare i contributi previdenziali del dipendente, che potrebbe anche incassare un assegno decurtato pari a quello che avrebbe incassato senza decurtazione. C’è poi la possibilità per i lavoratori che abbiano un piano di pensione integrativa di utilizzare la Rendita integrativa temporanea anticipata per anticipare il proprio pensionamento. Un altro modo quindi di autofinanziarsi l’ingresso in quiescenza nel caso non si abbia la possibilità di accedere alle misure previste dalla riforma delle pensioni del Governo Conte.

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