RIFORMA PENSIONI/ Quota 100, le conseguenze per gli italiani (ultime novità)

- Lorenzo Torrisi

Alessandra Moretti affronta il tema dell’impatto della riforma pensioni con Quota 100 sui conti pubblici e di conseguenza per gli italiani nel futuro

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LE CONSEGUENZE DELLA RIFORMA PENSIONI

Alessandra Moretti affronta il tema dell’impatto della riforma pensioni con Quota 100 in un’intervista pubblicata su quotidianosanita.it. La consigliera regionale veneta ricorda che “da quello che ha dichiarato recentemente il governo, nel 2019 per tre dipendenti pubblici che andranno in pensione con quota 100, ci sarà una nuova assunzione: dunque l’ipotesi è di un turnover che si assesta a circa al 35%, così come previsto nella bozza del Def”. Per l’esponente del Pd resta “difficile capire ora se il turnover generazionale e le suddette previsioni inserite nel Def si concretizzeranno, soprattutto se si dà per scontato che i nuovi assunti provengano integralmente dal pool dei disoccupati”. Per Moretti, poi, “se il Governo andrà avanti con reddito di cittadinanza e pensioni a quota 100, insistendo poi nell’assurdo scontro con l’Europa, le conseguenze per gran parte degli italiani saranno pesantissime”. Del resto, aggiunge ancora, “l’incertezza politica finanziaria ha provocato perdite virtuali sul mercato azionario, obbligazionario e dei titoli di Stato per 198 miliardi di cui 91 a carico delle famiglie”.

LA BOCCIATURA DELLA RIFORMA PENSIONI CON QUOTA 100

Le osservazioni di Moody’s sul nostro sistema previdenziale dopo la riforma pensioni con Quota 100 continuano a tenere banco. Milano Finanza oggi pubblica un articolo dal titolo “Italia, Moody’s boccia Quota 100”, nel quale si evidenzia che il nostro Paese “impiega circa il 15% del Pil per le pensioni lorde, un terzo della spesa totale del Paese al netto degli interessi sul debito. Ma la cifra potrebbe ulteriormente salire nei prossimi anni, soprattutto a causa della forte riduzione delle persone in età lavorativa, che si sta verificando con una velocità maggiore rispetto agli altri Paesi europei. Ci sarà poi da considerare l’effetto di Quota 100, che dà un aiuto a chi va oggi in pensione ma indebolisce la solidità dei conti pubblici, con un aggravio di 18 miliardi (1,2% del Pil) per il triennio 2019-2021”. Il quotidiano finanziario ricorda anche le critiche alla novità della riforma pensioni italiana mosse dall’Ocse e sottolinea come le perplessità di Moody’s riguardino anche gli effetti di Quota 100 su mercato del lavoro: non è detto che si creino più posti per i giovani, specie se l’economia rallenta.

BRAMBILLA DOPO QUOTA 100 CRITICA RDC

Alberto Brambilla recentemente aveva criticato la riforma pensioni con Quota 100 e ora torna a esprimere le sue perplessità sull’altra misura simbolo del Governo Lega-M5s: il reddito di cittadinanza, partendo però dai dati sulla povertà in Italia. “È credibile che in Italia ci siano un milione e 700mila famiglie in povertà assoluta, ossia 5 milioni di persone, e altri 12 milioni di cittadini in povertà relativa?”, si chiede il Presidente del Centro studi Itinerari previdenziali. “Se le cifre fossero davvero queste, altro che gilet gialli, ci sarebbe la rivoluzione! Sui dati forniti dall’Istat ho parecchi dubbi, ma questi numeri fanno comodo alla politica, sono un assist formidabile per cercare consenso con misure assistenzialistiche totalmente inutili come il reddito di cittadinanza dei 5 Stelle”, è la risposta che si dà Brambilla in un’intervista a Libero, nella quale aggiunge che “la vera lotta alla povertà sarebbe quella contro la ludopatia, l’alcolismo e la tossicodipendenza. Servirebbe un’ azione fortissima, ma servirebbero anni, e a fine maggio si vota”.

QUOTA 100, L’EMERGENZA SANITÀ DELLA RIFORMA PENSIONI

L’Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane ha presentato un focus sull’emergenza medici in Italia, dovuta anche all’aumento dei pensionamenti. La riforma pensioni con Quota 100, come noto, rischia infatti di incidere in maniera importante sugli organici della sanità. Il Sole 24 Ore riporta alcuni contenuti del focus, evidenziando in particolare che dai dati elaborati dall’Osservatorio, basati su numeri ufficiali del Miur e del ministero della Salute, ci sarà la possibilità di rimpiazzare solo il 75% dei medici del Servizio sanitario nazionale che andranno in pensione. Per l’Osservatorio occorre quindi allargare le maglie degli ingressi alla facoltà di medicina. Diversamente tra 15 anni ci sarebbero 42.000 nuovi medici specializzati a fronte dei 56.000 in pensione. Tuttavia Il Presidente nazionale della Federazione dei medici e degli odontoiatri, Filippo Anelli, fa notare che aumentare adesso gli ingressi in facoltà vorrebbe dire attendere undici anni per avere medici specializzati, quando ormai l’apice della gobba pensionistica sarà superato.

RIFORMA PENSIONI, IL RISCHIO PER I PESCATORI

I pescatori italiani potrebbero trovarsi vittime di una riforma pensioni senza saperlo. Nelle Marche, infatti, circa 700 di loro dopo aver versato contributi come lavoratori dipendenti dei grandi operatori della pesca si sono visti conteggiare l’assegno pensionistico dall’Inps come se fossero lavoratori autonomi in base a una norma del 1958. Conseguenza principale di tutto ciò: una pensione mensile di circa 500 euro. Non è detto che il caso non possa estendersi, come viene spiegato in un articolo su La Nuova del lavoro, sezione del sito del Corriere della Sera, a tutta le categoria a livello nazionale. “La legge del 1958 fu fatta in un periodo nel quale le coperture assicurative e previdenziali non esistevano e seppur prevedesse poco, per i tempi quel livello di tutela minimo era già qualcosa. Ma oggi è una norma anacronistica perché non prevede copertura per malattia, copre solo il 50% degli infortuni e garantisce una pensione da 500 euro al mese rispetto a quella della grande pesca, che è di circa 1000 euro al mese”, spiega Tonino Giardini, responsabile nazionale di Impresapesca Coldiretti.

NESSUN CHIARIMENTO DALL’INPS

“La Nuvola ha chiesto sia tramite ufficio stampa sia tramite Twitter chiarimenti all’Inps sulla vicenda, ma al 17 aprile 2019 non risultano ancora riscontri ufficiali, né risposte sui punti sollevati. In particolare, capire a quanto ammontano e che fine faranno effettivamente i contributi versati in più in questi anni dai datori ai propri pescatori”, si legge nell’articolo di Barbara D’Amico. Vedremo se ci saranno sviluppi nei prossimi giorni.

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