RIFORMA PENSIONI/ Quota 100 e il richiamo di Damiano al Pd (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni e Quota 100, Cesare Damiano richiama l’importanza dei temi sociali per il Pd alla cui guida ora c’è Nicola Zingaretti

Quota 100
Quota 100, la riforma delle pensioni

DAMIANO SU QUOTA 100 E IL PD

In un articolo sul Manifesto si parla delle scelte di Nicola Zingaretti, nuovo segretario del Partito democratico, in vista dell’appuntamento delle elezioni europee, con iniziative che si stanno spostando soprattutto sul campo sociale. Il quotidiano riporta quindi alcune dichiarazioni di Cesare Damiano, da sempre attento a temi come il salario minimo e la riforma pensioni, che rientrano in questo campo. “Sui temi sociali il Pd ha dato un’impressione di indifferenza e questo ha contribuito a costruire la sconfitta nel 2018. Proprio su questi temi, con il reddito di cittadinanza o Quota 100, i 5 Stelle e la Lega hanno generato una parte consistente del loro consenso. Le realizzazione delle misure ha poi mostrato tutti i limiti dell’azione di governo, ma fare un’opposizione aprioristica a queste misure ci ha impedito di proporre soluzioni alternative, percepite come valide dal Paese”, sono le parole dell’ex ministro del Lavoro, che fanno pensare che il Pd possa presto presentare delle proposte non solo sul salario minimo, ma anche sulle pensioni.

DURIGON TORNA SULLA SOLUZIONE PER GLI ESODATI

In tema di riforma pensioni non si è ancora visto un provvedimento che risolva il problema dei circa 6.000 esodati rimasti esclusi dalle otto salvaguardie approvate dal 2012, dopo la Legge Fornero. Persone che non stanno rinunciando alla battaglia per far valere i loro diritti. Come viene mostrato in un video di Giovanni La Terra pubblicato sulla pagina Facebook del Comitato esodati licenziati e cessati, infatti, ieri a Reggio Emilia una rappresentanza di esodati ha incontrato alcuni esponenti di spicco del Movimento 5 Stelle, tra cui Gianluigi Paragone. Lo stesso giorno, a Monfalcone, Claudio Durigon ha ribadito che si lavorerà per trovare una soluzione per gli esodati ancora privi di salvaguardia. “Noi chiediamo di far approvare un decreto ad hoc per noi esodati, per esempio aggiungendo un articolo per noi nel decreto crescita. Chiediamo un incontro tecnico entro la prossima settimana a Roma il 15 maggio per scrivere il testo dell’articolo con Raffaele Fontana, caposegreteria del sottosegretario Claudio Durigon con la presenza di tecnici legislativi, Mdl, Mef e DG Inps”, scrive La Terra nel post.

QUOTA 100 E GLI AUMENTI DI SPESA

Se nei mesi scorsi si è parlato molto di riforma pensioni con Quota 100, ora, in vista delle risorse che serviranno per evitare l’aumento dell’Iva, si parla di spending review. Francesco Delzio, in un articolo pubblicato su Avvenire, sul tema ricorda che “nel triennio 2019-2021 i maggiori incrementi di spesa pubblica saranno dovuti ad interventi nei settori del lavoro e delle pensioni, in virtù dell’introduzione di reddito di cittadinanza e di quota 100 (che determineranno aumenti di spesa rispettivamente per 23,5 e 20,5 miliardi nel triennio). Eppure già oggi l’Italia è il Paese europeo che destina la più ampia porzione del suo Pil al pagamento delle pensioni: ben il 15,7% contro il 15% della Francia, il 12,2% della Spagna e il 9,5% della Germania. Una differenza, questa, che non può essere giustificata soltanto dal più rapido invecchiamento della popolazione italiana: l’Italia è oggi al secondo posto tra i Paesi Ocse per quota di persone con un’età superiore ai 65 anni sulla popolazione in età lavorativa, ma la differenza rispetto a Germania e Francia non è così rilevante”.

SCONTRO SUI VITALIZI IN TRENTINO-ALTO ADIGE

Prosegue l’azione di riforma pensioni voluta dal Governo che passerà anche dal taglio dei vitalizi dei consiglieri regionali. Come spiega altoadige.it, la Corte Costituzionale non ha fermato le leggi regionali sui vitalizi come si aspettavano alcuni ex consiglieri e ora il presidente del consiglio regionale Roberto Paccher attende che sia il Tribunale di Trento a confermare la validità delle leggi, in modo che “potranno partire le azioni di recupero, sia spontaneo che coatto”. Per il Movimento 5 Stelle, ora “non ci sono più scuse. Anche in Trentino Alto Adige bisogna procedere veloci con il ricalcolo dei vitalizi con il sistema contributivo”. Gli ex consiglieri non intendono però mollare e uno di loro, Franz Pahl, non esclude che si possa arrivare a un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, anche perché a suo modo di vedere ci si trova di fronte a “un precedente pericoloso per lo stato di diritto: d’ora in poi lo Stato potrà intervenire sulle pensioni di tutti”. Non resta quindi che attendere i prossimi passi da ambo le parti.

RIFORMA PENSIONI, GLI EFFETTI DI QUOTA 100

In un articolo pubblicato su finanza.com, Camillo Linguella ricorda che la riforma pensioni con Quota 100 porta a un aumento della spesa pensionistica che mette a rischio gli assegni futuri dei giovani. “Fortunatamente alcuni studi di parte sindacale affermano che a causa del minor numero di richiedenti di quota 100 rispetto a quelli stimati e preventivati, si risparmieranno ben 7 miliardi”, scrive l’autore, facendo riferimento a quel “tesoretto” che dovrebbe arrivare anche dalle risorse risparmiate sul reddito di cittadinanza. Risorse che però difficilmente saranno versate nelle casse dell’Inps, “quindi bisogna ricostituire il piatto rimpinguandolo adeguatamente si si vuole assicurare una pensione contributiva e non di cittadinanza alle giovani generazioni che sull’argomento sono già scese in lotta con le vecchie”.

LA GUERRA TRA GIOVANI E ANZIANI PER LE PENSIONI

Infatti, Linguella ricorda che è già in atto una sorta di “guerra fra poveri” tra i giovani che non vedono prospettive pensionistiche e gli anziani che magari hanno una pensione inferiore a mille euro al mese. Quindi, “si deve trovare una soluzione giusta ed equa per entrambi gli schieramenti. Secondo me si può fare. Sapendo però che tutto non potrà più venire dalla pensione pubblica, ma bisognerà costruirsela in parte da soli anche con un adeguato piano di risparmio pensionistico fatto con la previdenza complementare”. Tuttavia, non bisogna dimenticare che “per poter risparmiare, bisogna poterselo permettere”. Siamo pertanto nella classica situazione  del “cane che si morde la coda”.

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