LETTURE/ Così la Ferrari può far “correre” imprese e politica

- Gianfranco Fabi

L’azienda di Maranello è un esempio non solo in ambito sportivo, ma anche in quello, spiega GIANFRANCO FABI, della partecipazione e della condivisione. Un modello per l’Italia stessa

ferrari_ppianoR400
Foto Imagoeconomica

E se imparassimo dalla Ferrari? Pur con qualche perdonabile passo falso sul fronte sportivo, l’azienda di Maranello rappresenta certamente il mito e l’ideale di una realtà vincente: sulle piste, sui mercati, sulla competizione tecnologica. E insieme una rappresentazione sintetica ed efficace dei tanti punti di forza della realtà italiana: il gusto del bello, la capacità di innovazione, le potenzialità individuale che sanno diventare gioco di squadra, la capacità di valorizzare le risorse interne ed esterne.

Molte aziende italiane sono, magari silenziosamente, simili alla Ferrari: hanno manager che non dividono, ma sanno motivare i collaboratori; hanno grande attenzione al mercato, ma sanno creare anche nuovi prodotti; sanno utilizzare al meglio le risorse del territorio, ma nello stesso tempo hanno una proiezione internazionale.

“Cerchiamo di immaginare che cosa succederebbe se questo modello venisse applicato in famiglia, nella politica, nella scuola. Le cose cambierebbero perché si tratta di una cultura partecipativa che implica il rispetto dell’altro”. Lo afferma Roberto Provana, consulente di organizzazione aziendale nel libro Come una Ferrari, impara i segreti di un mito per vincere nel lavoro e nella vita (Ed. Anteprima, pagg. 220, euro 16). Un libro in cui l’esperienza dell’azienda italiana più nota nel mondo viene esaminata non solo e non tanto sotto gli aspetti strategici, ma soprattutto mettendo al centro quella dimensione di “approccio partecipativo” che può moltiplicare le potenzialità di successo di un’impresa.

In una storia che ha le proprie radici nello spirito che ha animato il fondatore, Enzo Ferrari, una personalità che aveva saputo fin dall’inizio mettere a frutto le forti capacità della realtà territoriale con le esigenze di una modernizzazione continua per “consacrare nell’immaginario internazionale un marchio aziendale che fosse al tempo stesso sinonimo di identità culturale, di italianità e di case history imprenditoriale”.

Ma la cultura della partecipazione non è un modello teorico, un paradigma manageriale che può essere applicato a tavolino. È una passione che muove le scelte quotidiane e che sa mantenere in equilibrio le competenze e la sensibilità, la razionalità e l’emozione, e che sa proporre l’ambizione delle soluzioni più che la ritualità delle procedure.

 

In una fase come l’attuale, in cui il superamento della crisi economica impone una più forte spinta alla competitività, la strada della crescita passa ancora di più in una capacità di leadership che sappia motivare e valorizzare competenze e valori. Solo così si potrà anche superare quel dualismo che continua a caratterizzare la realtà italiana.

 

Vi sono moltissime imprese che hanno saputo ristrutturarsi e guardare avanti, vi sono distretti industriali che hanno saputo percorrere con forza le possibilità dell’innovazione. Ma la ripresa è ancora a macchia di leopardo, l’occupazione non cresce, il Sud sembra allontanarsi ancora di più, per i giovani l’ingresso nel mondo del lavoro appare sempre più difficile.

 

In questa prospettiva il caso Ferrari può sembrare un mito lontano, un’altra dimensione rispetto alla realtà quotidiana, un’eccezione frutto di un insieme fortunato di circostanze favorevoli. Ma il caso Ferrari può diventare invece la dimostrazione di come nella vita come nelle imprese il successo è possibile quando ci sono valori condivisi e spirito di collaborazione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori