LE MOGLI DEL ROCK/ Da Anita Pallenberg a Angie Bowie

- Nuccio Franco

Spesso considerate solo per la loro bellezza, le mogli e le compagne delle rock star svolsero un ruolo ben più importante

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Anita Pallenberg e Keith Richards

Nella quotidianità così come nel mondo dello show business sono tante le donne (compagne, mogli) che hanno esercitato un’enorme influenza sui loro uomini, spesso condizionandone carattere e musica. E perché no, anche i rapporti interpersonali influenzando amicizie come quella fra Bryan Jones e Keith Richards. Basti pensare a Kelly Preston (John Travolta), Angelina Jolie (Brad Pitt), Haly Hewson (Bono Vox) Trudy Stiler (Sting) ed all’italianissima Dori Ghezzi (De André).

La donna che probabilmente più ha incarnato questo stereotipo è Anita Pallenberg. Padre romano e madre tedesca, il suo spirito ribelle si manifesta già a 16 anni quando entra a far parte della “dolce vita” romana per poi volare negli States: entra nella Factory di Andy Wahrol dove lavora anche come designer diventando un’esponente importante nel mondo della pop art durante gli anni ’60.

Modella, lavora tra Parigi e gli Usa ma decide di stabilire la sua residenza a Londra quando conosce Bryan Jones a Monaco di Baviera ad un concerto degli Stones ancora poco famosi. Si lascia affascinare dal carisma del cantante. Iniziano una relazione che durerà due anni dal ’65 al ’67. Terminata la storia con Jones, Anita diventa la compagna di Keith Richards, il cui rapporto durò fino al 1980. Secondo alcuni, la longevità del gruppo non sarebbe stata tale se non ci fosse stata lei.

Si racconta che un giorno in Marocco, intontito dagli acidi che gli provocavano sempre più violente reazioni, Jones l’avesse picchiata più violentemente del solito. Se non fosse intervenuto Keith Richards a prenderla di peso, probabilmente la storia avrebbe avuto un epilogo diverso.

Sono anni di shooting, di moda, dittatura di stile e beat generation; i due incarnano alla perfezione le tendenze del momento. Si vestono, si pettinano allo stesso modo, sono l’uno lo specchio fisico e critico dell’altro. Ma anche di droghe, di litigi, e di botte. John Dunbar, gallerista e primo marito di Marianne Faithfull, di cui la Pallenberg è grande amica, ne è la conferma. “Vidi Anita che stava picchiando Brian. Lo mise ko, giuro. Una cosa decisamente spettacolare, che mi lasciò impressionato”. “Ad Anita i piedi in testa non li mettevi”, continua Dunbar “bastava una parola sgarbata, e ti mandava all’ospedale.” Si dice che lo stesso Richards fuggisse davanti all’esuberanza della donna.

Fatto sta che fu la musa ispiratrice della band; costrinse Jagger ad arrangiare tre volte l’album Beggars Banquets, le canzoni Angie e You got the silver furono scritte da lei mentre in Simpathy for the Devil ricoprì il ruolo di back vocalist. Insomma una personalità a tutto tondo vera anima “nera” della band che, tuttavia, senza di lei non sarebbe stata quello che è stata ed è.

Dopo la morte di Jones, dicevamo, si lega sentimentalmente a Keith Richards di cui sarà la compagna fino al 1980. Dalla coppia nascono tre figli: Marlon, Angela e Tara, prematuramente scomparso.

Nel backstage del concerto di Monaco, Keith la nota subito ma Anita no, lei sceglie Brian: le piace perché “mi parla e non fa l’idiota”. “Quando ho conosciuto Anita”, ammette Keith, “me la sono fatta sotto dalla paura”. Anita era bellissima, estrosa, indipendente, un uragano di esperienze e cultura: “sapeva tutto, di tutti, e sapeva dirlo in 5 lingue”. Al suo confronto, Keith si sente “uno zotico, un provinciale. Anita mi parlava, mi contestava quel poco che le balbettavo. Alle sue domande, l’unica risposta valida sarebbe stata: “E io che ne so?!?”. A completare la storia, si vocifera anche di un flirt con Jagger sempre negata da entrambi.

Meno conosciuta ma altrettanto importante nella storia del gruppo è Marianne Faithfull. Attrice e modella, compagna di Jagger, autrice insieme ai membri degli Stones di successi indimenticabili come As Tears Go By (firmata Keith Richards, Jagger) e Sister Morphine.

A differenza della Pallenberg, Marianne è molto più schiva, non si sente a suo agio completamente nel mondo dello spettacolo affascinante, brillante ma che la imprigiona. Lotta per i diritti umani, per la libertà delle donne e conduce le sue battaglie con assoluta determinazione ma con eleganza. Ovviamente il mondo della droga la fagocita ed addirittura dopo la separazione da Jagger si ritrova a dormire sui marciapiedi e diventa un’eroinomane a tutti gli effetti.

Senza la protezione degli Stones si sente smarrita, impaurita e con tali sentimenti aumentò l’assunzione di eroina, mescalina, vodka e quant’altro le impedisse di pensare a ciò che era stato ma non era più. Una storia buia scandita da discese e salite. Ma dietro a quegli occhi truccati con l’eye-liner, c’è ancora quella ragazza che sperava di frequentare l’università di Oxford. Non è una starlette, rifugge il mondo tutto sesso e lustrini perché, in fondo, a quel mondo non appartiene: non è nella sua indole. Colta, profonda, esplorava con i suoi scritti l’infinito ed i meandri dell’animo umano. Ciò che era diventata lo doveva solo a Mick. Fu lei a suggerirgli la lettura de Il Maestro e Margherita di Mikahil Bulgakov, opera che influenzerà uno dei brani più celebri degli Stones, Simpathy for the Devil.

Nel ’60, sconvolta dalla morte di Jones, il rapporto con Jagger comincia a sgretolarsi e tenta anche il suicidio. Si lasciano nel 1970.

Meno famosa delle altre è certamente Jerry Hall, modella e compagna di Mick per 23 anni e dal quale ha quattro figli. Sopporta le continue scappatelle del marito ma ad un certo punto non regge. “Mick ha sostituito la droga con il sesso, è un predatore sessuale”, affermò un tempo ma oltre ad un rapporto abbastanza burrascoso, la Hall poco incide nella vita della band.

Ma colei che probabilmente più di tutte è stata criticata, accusata, bistrattata da stampa, pubblico e fans come energia attiva, partecipe a trecentosessanta gradi nella vita del gruppo è Yoko Ono. “L’artista sconosciuta più famosa al mondo”, come una volta ebbe a dire Lennon scherzando. Sempre al fianco del suo John, apparentemente docile, con quella pettinatura da santona, ha invece scandito l’attività della band, i rapporti tra essi, le decisioni, tanto da essere accusata dai fan dello scioglimento del gruppo.

A confermare i dissapori tra i Fab four e la Ono, Paul McCartney in un’intervista ammise che era sempre in mezzo a loro, anche in sala di registrazione. Una presenza assolutamente ingombrante. “Sopportavamo ma non era facile”, ammise anche se anni dopo, tornando sull’argomento, affermò quanto fossero buoni amici e come lo scioglimento dei Beatles avesse ragioni diverse ossia la volontà dei quattro di percorrere altre strade e sonorità, oltre a condizioni economiche quasi disastrose cui li aveva portati il loro manager, Allan Klein. A quel punto la vita del gruppo era segnata. Dissidi, litigi avevano portato Lennon & co sull’orlo del baratro. Inutile continuare, meglio separarsi.

Yoko e John si incontrarono per la prima volta nel 1966 ad una esposizione della stessa Yoko salvo poi sposarsi  il 20 marzo 1969 sulla Rocca di Gibilterra .

Inizialmente Yoko Ono era una semplice osservatrice, ma successivamente cominciò a dare consigli a Lennon, sempre interessato e influenzato dalla sua opinione, fino ad offrire suggerimenti, nonché critiche, all’intero gruppo. Gli altri membri non la presero bene; secondo George Harrison , la Ono produsse  “vibrazioni negative”. Probabilmente la sua assillante presenza contribuì ad aumentare la tensione anche durante le registrazioni di Abbey Road, quando il rapporto tra i membri del gruppo era già funestato da litigi ed incomprensioni.

Le opinioni sull’influenza della donna nella vita e nelle decisioni di Lennon divide gli addetti ai lavori. Secondo alcuni sarebbe stata un pungolo costante nel far migliorare sempre di più Lennon soprattutto quando questi intraprese la carriera da solista; altri, senza ombra d dubbio, la definirono nociva e nefasta così come altri la accusarono di aver avvicinato John alle droghe.

Dall’inizio degli anni settanta  fino alla reclusione volontaria di Lennon dopo la nascita di Sean nel 1975, Lennon e la Ono cominciarono a dedicarsi sempre di meno alla musica e sempre più all’attivismo politico  appoggiando i movimenti pacifisti anti-Vietnam, finanziando i comunisti-radicali, le pantere-nere e i gruppi femministi americani (questo impegno costò alla coppia gravi problemi con il Servizio d’Immigrazione e Naturalizzazione statunitense).

Il periodo più brutto della coppia fu dal 1970. Lennon aveva cominciato a bere; la Ono si era buttata sempre più nel lavoro assumendo una segretaria che assistesse John. La riconciliazione avvenne alcuni anni dopo ma, ormai, la scintilla si era affievolita.

Anche la stampa non fu affatto benevola con lei. “Una strega, una pazza, il demonio, la donna-drago”. Pure cattiverie, insulti e falsità Una cattiveria condita da tratti apertamente razzisti e sessisti fomentati dalla incredulità nel vedere questa “strana” artista giapponese sconosciuta, lontana dai canoni di bellezza, far perdere la testa al musicista più famoso del mondo.

Ultima ma decisamente non da meno rispetto alle altre in quanto a carattere e spigolosità è Angela Bowie (al secolo Mary Angela Barnett) il cui matrimonio con il Duca Bianco fu molto turbolento ma alla quale si deve parte dell’immagine pubblica dello stesso. Si conobbero nel ’69 per poi sposarsi nel ’71 ma, probabilmente, nessuno dei due amava l’altro. Bowie lo disse espressamente nel corso di un’intervista, aggiungendo come Angie “avesse la sensibilità di una nocciolina ed era così piena di sé che in confronto Narciso sarebbe impallidito”. La risposta di lei non si fece aspettare. “David mi odia ed è colpa sua se mio figlio non mi parla”.

Anche lei vittima degli stupefacenti, apprese della morte di Bowie mentre partecipava alla versione inglese del programma L’isola dei famosi. Molti raccontano della sua reazione quasi algida alla notizia. Infatti, decise di proseguire nell’avventura.

I biografi della coppia sostengono che entrambi acconsentirono al matrimonio esclusivamente nell’intento di riuscire ad ottenere un permesso di lavoro per Angie. Lei stessa ammise infatti “Non pensavo che sarebbe durata; David stesso lo ha affermato, prima che ci sposassimo. Il primo pensiero fu che probabilmente era una buona cosa”.

In molti hanno tuttavia riferito che Angie ebbe un impatto devastante sulla vita della coppia e sulla carriera del Duca. Aveva infatti intuito che l’atteggiamento androgino e l’ambigua sessualità dello stesso erano elementi fondamentali per creare un’immagine pubblica del cantante consigliandolo tra l’altro nella scelta dei costumi, delle acconciature e degli atteggiamenti da tenere in pubblico. Aveva creato un soggetto dai mille volti, un trasformista dalla voce incantevole, un personaggio che radunava ai suoi concerti migliaia di persone. Fu lei stessa ad alimentare la storia che Bowie e Jagger fossero amanti.

Ultimo accenno alla celeberrima canzone Angie sulla quale ancora oggi aleggia un’alea di mistero e di ipotesi fantasiose. Secondo molti fu scritta da Jagger per calmarla dopo che l’aveva trovato a letto con il marito; secondo altri, il pezzo è dedicato ad Anita Pallenberg. Altri ancora sostengono fu scritta da Richards mentre la compagna era in attesa. Da escludere perché all’epoca il chitarrista non conosceva nemmeno il sesso del nascituro.

La verità vera è che il pezzo fu scritto da Richards in clinica per disintossicarsi che, recuperato l’uso delle mani, cominciò a strimpellare il motivo della canzone citando il nome “perché andava bene”, disse, ma senza alcun riferimento ad Angela Bowie.

Potenza delle donne dunque verrebbe da dire. Il lato che accomunava tutte le compagne di questi personaggi era la bellezza, un acume intellettuale ed artistico fuori dalla norma ma anche caratteri borderline aumentati dall’usa di droga e acidi che le portarono fuori dagli schemi che le buone famiglie da cui provenivano le avevano insegnato.

Molto hanno dato, altrettanto hanno tolto ma è indubbio che la loro presenza abbia aumentato il carisma ed il successo di chi ha avuto la (s)fortuna di incontrarle.

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