Lea T, prima modella trans/ “Quotidiano massacrante, per molti sbaglio della natura”

- Emanuela Longo

Lea T, la prima modella trans: ecco come è il suo quotidiano e perchè la moda ha deciso di puntare proprio su di lei, icona di bellezza e diversità

lea t youtube
Lea T, foto Youtube

La storia di Lea T, prima modella trans lanciata nel mondo del fashion nel 2010 da Riccardo Tisci è emblematica. Oltre ad essere icona di bellezza, Lea (la cui “T” è un omaggio proprio allo stilista che l’ha aiutata nel passaggio permettendole di affrontare l’operazione di transizione), è anche personaggio televisivo, ambientalista ed attivista Lgbt. A Repubblica ha commentato: “Con il mio lavoro cerco di regalare cinque minuti di sogno a chi si identifica con me”. Lea T è anche l’unica transessuale ad aver sfilato durante una cerimonia olimpica in qualità di portabandiera ai Giochi di Rio del 2016 ed è anche il volto di Milano Moda Donna nonché testimonial della nuova campagna Pantene #HairHasNoGender. Una serie di successi che tuttavia non sono sinonimo di vita semplice. A spiegarlo è proprio la top brasiliana che racconta: “Il quotidiano di un trans è massacrante. Incontri la transfobia al bar, sul tram, in tv, a scuola quando ritiri i nipotini, quando ti negano il bagno o la casa in affitto”. A differenza delle sue amiche modelle, che grazie al loro lavoro sono riuscite a comprare casa, lei non ha neppure la macchina. “Diciamo che per alcuni marchi la mia personalità può risultare una scelta scomoda”, racconta. Nella sua solitudine, Lea T è giunta ad una conclusione: “Il mondo non concede a tutti la stessa libertà”. A suo dire, il #metoo ha fatto la differenza: “Sono in molte a non denunciare, perché l’oppressore è ancora in casa”, ha commentato.

LEA T, PRIMA TOP TRANS: ICONA DI BELLEZZA E DIVERSITÀ

Le differenze nell’ambito della moda sono immense. Ne è consapevole anche Lea T che rispetto all’uomo che sfila capi senza genere commenta: “Bene, ci si allontana dall’ordine colonialista”. Ma come farlo anche sulle passerelle donna? “Le modelle dovrebbero scegliere l’abito, il trucco e la pettinatura, l’atmosfera con cui presentarlo”, dice. Si tratterebbe di una maggiore autonomia e gender diversity, dunque, ben oltre le modelle omologate su magrezza e pallore: “Più facile stringere un abito che rifarlo e anche truccare un volto non troppo deciso”. Nonostante tutto la moda continua a puntare su icone di bellezza e liberazione come Lea T, ma cosa dice il futuro nell’ambito della moda? “Non importa essere bellissima, ma potersi sentire “fabulous””, dice la modella brasiliana, proprio come si sente lei in momenti di fragilità, quando viene raggiunta da una voce interiore: “Mi ricorda che sono forte. Difficile oltrepassare la realtà, quando per molti sei uno sbaglio della natura”. lei, racconta, avrebbe voluto fare la biologa “per studiare il com-portamento degli animali più temuti, come i rettili”. Il suo senso di bellezza? “Negli anni di scuola frequentavo gente alternativa attratta dalla loro libertà, poi con gli studi artistici ho imparato a disegnare fino a perdermi dentro le rughe degli anziani, a valorizzare ombre e luci”. Chi è invece la Lea rimasta ad oggi nell’ombra? “Quella che si è messa in gioco. Per tutti arriva prima la transessuale brasiliana, modella e figlia del famoso Toninho Cerezo”.

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