Legge anti odio: “perseguire discorsi nelle case”/ Chiesa Scozia: “libertà a rischio”

- Niccolò Magnani

Legge contro l’odio in Scozia, il Ministro della Giustizia “perseguire anche i discorsi nelle case private delle persone”. La Chiesa di Scozia si ribella “a rischio la libertà di tutti”

Scozia
Emergenza in Scozia (LaPresse, 2020)

Se ne discute da quasi un anno della legge contro il crimine d’odio in Scozia, ma fanno molto discutere le ultimissime parole del Ministro della Giustizia Humza Yousaf lasciate al Times stamane: «The Hate Crime and Public Order (Scotland) Bill» è il nome del progetto di legge sui crimini d’odio allo studio del Governo Sturgeon sul quale il Ministro aggiunge «Le conversazioni a tavola che incitano all’odio devono essere perseguite secondo la legge scozzese sui crimini d’odio». Entrare nelle case delle persone per “sconfiggere” i reati d’odio e di “discriminazioni”: inutile dire come il progetto di legge torna nella bufera dopo le già tante accuse mosse da associazioni, cittadini e Chiesa di Scozia negli scorsi mesi. Fino ad oggi il Public Order Act del 1986 se da un lato condanna comportamenti ingiuriosi e minacciosi, dall’altro difenda la libertà e l’inviolabilità dell’abitazione sostenendo che «il discorso minaccioso non può essere perseguito se è parlato in un’abitazione privata». Yousaf invece al Times sostiene che questa “difesa dell’abitazione” non dovrebbe esistere: «Siamo a nostro agio nel fornire una difesa a qualcuno il cui comportamento è minaccioso o offensivo e che sta intenzionalmente fomentando l’odio contro, per esempio, i musulmani? Stiamo dicendo che questo è giustificato perché è in casa? . . . Se la vostra intenzione era quella di fomentare l’odio contro gli ebrei… allora credo che questo meriti una sanzione penale».

LEGGE ANTI ODIO IN SCOZIA: L’ALLARME DELLA CHIESA

Dalla libertà di espressione e di parola non se ne dovrebbe parlare secondo il Ministro scozzese: «Non vorremmo dare una difesa a gente come Tommy Robinson dicendo che lui è ‘un blogger che scrive per il Patriot Times, quindi la mia ragionevole difesa è che sono un giornalista’». Il caso è “incendiario” e arriva direttamente ai vertici delle autorità religiose di Scozia, in primis  vicepresidente della Conferenza episcopale di Scozia John Keenan. Lo scorso 7 settembre il prelato a La Nuova Bussola Quotidiana spiegava così tutto il suo disappunto per il progetto di legge sul crimine d’odio, per certi versi non dissimile da quello in discussione in Parlamento in Italia sotto il nome di Ddl Zan: «Non è stato redatto da avvocati esperti e attenti alla libertà di parola necessaria in una democrazia. Inoltre la Bibbia rischia di essere bandita e i cristiani di non poter parlare della fede. Ma il pericolo riguarda tutti…». Il vescovo scozzese entra nel merito del progetto di legge del Governo e avverte l’esigenza di due sostanziali pericoli: il primo è che con il reato “fomentare l’odio” si rischia di venire accusati per il semplice fatto che qualcuno si sia offeso o lo abbia “denunciato” come fonte di odio. In secondo luogo invece qualcuno potrebbe vedere un calciatore fare il segno della croce «e considerarlo odioso per i non cattolici, o trovare un simile “odio” nell’usanza cattolica di fare il segno della croce quando passa una processione funebre. A noi sembra ridicolo considerare che questo potrebbe essere interpretato come un reato legale», spiega ancora Kennan alla NBQ, concludendo «Questa non è solo una sfida al cattolicesimo o alla libertà religiosa, è una minaccia al tessuto della società democratica stessa fondata, com’è, sul dovere di ogni cittadino di essere fedele alla sua coscienza e alla sua prerogativa di esprimere esso».

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