EVOLUZIONE/ Darwin nazista o comunista? Cronistoria ideologica di uno scienziato

- Amerigo Barzaghi

AMERIGO BARZAGHI, in occasione dei recenti articoli pubblicati dalla rivista Nature, ripercorre l’uso strumentale e ideologico della teoria dell’origine delle specie ricollocando Charles Darwin al legittimo posto di scienziato e osservatore della natura

AMERIGO BARZAGHI, in occasione dei recenti articoli pubblicati dalla rivista Nature, ripercorre l’uso strumentale e ideologico della teoria dell’origine delle specie ricollocando Charles Darwin al legittimo posto di scienziato e osservatore della natura

Che impatto ha avuto l’opera di Darwin nei diversi contesti culturali del globo? Se lo sono chiesti quattro storici che dalle pagine di Nature ci hanno accompagnato per quattro puntate in un viaggio spazio-temporale che parte dall’Europa e giunge alle Americhe, alla Russia e alla Cina, alla scoperta degli effetti che la teoria dell’evoluzione ha avuto sulle religioni, sulle società e sulle ideologie politiche di fine Ottocento prima, e su quelle del Ventesimo secolo poi.

Due cose colpiscono leggendo questi excursus storici. Anzitutto, vediamo certificato il fortissimo impatto che la formulazione della teoria dell’evoluzione ha avuto a livello planetario, espandendosi a macchia d’olio ed interessando gli angoli più disparati del pianeta. Il secondo elemento da sottolineare è l’incredibile varietà di sfumature con cui è stata liberamente reinterpretata la teoria stessa: fu usata da politici, intellettuali e pensatori dell’epoca per giustificare “tutto e il contrario di tutto”. Scopriamo quindi che, nel tardo Ottocento, in America Latina le idee darwiniane furono utilizzate per promuovere immigrazioni di massa dall’Europa: per far sì che la razza bianca, più “evoluta” e più “sofisticata culturalmente”, potesse portare quel progresso che in terre selvagge, come quella Amazzonica, era totalmente assente. Ma, solamente pochi anni dopo, un nuovo gruppo di intellettuali, i cosiddetti “nazionalisti culturali”, riadattò le spiegazioni evolutive per promuovere il mescolamento delle razze (quelle indigene, quella bianca e quelle africane introdotte col mercato di schiavi) e per forgiare quindi una “razza cosmica” (José Vasconcelos), rappresentante ideale del progresso sociale.

“Bandiere darwiniane” vennero agitate anche in Cina alla fine dell’Ottocento (sulla base di una traduzione zoppicante de L’origine delle specie), per promuovere riforme sociali proposte alternativamente sia da gruppi di riformatori che dalla corrente rivoluzionaria. Estrapolazioni dalla teoria darwiniana vennero usate come slogan anche per alimentare la retorica comunista di Lenin, Marx e Mao. Interessantissimo inoltre scoprire come, nella Russia pre-comunista, l’immagine malthusiana della struggle for existence, che Darwin usava in senso largamente metaforico per descrivere anche situazioni naturali non strettamente competitive, venne interpretata diversamente.

 

Se essa risultava efficace per descrivere gli scenari tropicali esplorati da Darwin e Wallace – luoghi in cui l’elevata densità di vita animale e vegetale la rendeva più affine all’originale maltusiano – perdeva invece appeal agli occhi dei naturalisti russi. Per loro, abituati agli spazi siberiani, sconfinati e sottopopolati, non si trattava tanto di  lotta per la sopravvivenza tra individui per l’accesso alle risorse trofiche, quanto piuttosto di lotta degli organismi per sopravvivere in un ambiente rigidissimo. In questo contesto, ai fini della spiegazione evolutiva, venne ridimensionata l’importanza di due concetti cardine della teoria di Malthus ripresi da Darwin, la sovrappopolazione e la lotta tra organismi. I naturalisti russi quindi sottolinearono fortemente l’importanza della cooperazione, e descrissero la selezione naturale come l’azione diretta dell’ambiente a modificare gli organismi, cooperanti tra loro in una lotta comune contro condizioni abiotiche proibitive. Si trattava del prodromo della dottrina lysenkoista di stampo lamarckiano, che Stalin impose alla Russia comunista e che perdurò dal 1948 al 1964.

Questi quattro articoli sono una preziosa incursione storica e sociologica e ci mostrano come un argomento così fondamentale, come il fatto evolutivo con le sue dinamiche, sia stato descritto secondo un ventaglio di interpretazioni differenti. Le metafore darwiniane sono state spessissimo impugnate per scopi politici in contingenze storiche variabili, e sono state usate in ambiti accademici in modo differenziale, secondo scuole di pensiero eterogenee.

Non bisogna però incolpare il naturalista inglese per queste estrapolazioni ad hoc della sua teoria. Lasciamo che sia l’indagine storiografica ad indagare a fondo gli intriganti intrecci tra le mondovisioni che il darwinismo ha evocato in luoghi diversi, scandagliando vicende sociopolitiche, storie personali e storie comunitarie.

 

 

E, al termine di quest’anno celebrativo, tributiamo il naturalista inglese nel giusto modo: come diceva il grande biologo Dobzhansky nel 1973, « nulla ha senso in biologia se non alla luce dell’evoluzione ». Ringraziamo il padre della teoria dell’evoluzione, perché ha dato avvio ad un programma di ricerca sterminato. La biologia evolutiva oggi è più in salute che mai, nonostante gli attacchi di alcune pseudoscienze come l’Intelligent Design. E le cosiddette “controversie darwiniane” (Depew 2009), che si sono intrecciate dalla fine dell’Ottocento fino ad oggi contrapponendo diverse scuole di pensiero evoluzionistico – e che sono comprensibili appieno solo grazie ad un’adeguata contestualizzazione storica – non hanno fatto altro che arricchire la nostra conoscenza nel campo, contribuendo a un approfondimento costante. Tanto che oggi molti teorici dell’evoluzione ci stanno descrivendo un nuovo periodo di sintesi delle novità emerse: ricercatori di tutto il mondo stanno arricchendo la cornice evolutiva classica – nota come la Sintesi Moderna – con importantissime novità empiriche e concettuali. Quella che molti cominciano a chiamare Sintesi Evolutiva Estesa o Sintesi Evolutiva Espansa (Pigliucci 2007, 2009; si veda anche Jablonka & Lamb 2007) amplia il nucleo forte darwiniano con nuove discipline, l’evo-devo e lo studio dell’eredità epigenetica in primis.

Tutto questo però non prescinde dall’opera di Darwin: in biologia, dal 1859 in poi, tutto concorre ad ampliare la nostra conoscenza dell’incredibile complessità della natura e dei meccanismi evolutivi. I nuovi studi sperimentali e teorici, nonché le necessarie ricostruzioni socio-politiche e storiche, arricchiscono ogni giorno l’impresa culturale e intellettuale dell’uomo, che studia l’evoluzione della realtà naturale e l’evoluzione del nostro rapporto con la teoria dell’evoluzione.

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