Letta, il piano Pd: Zingaretti sindaco, Lazio al M5s/ Resta la ‘grana’ Virginia Raggi

- Niccolò Magnani

Il piano di Enrico Letta e del Pd: offrire al M5s la Presidenza di Regione Lazio e lasciare invece Zingaretti candidato sindaco di Roma. Ma restano le “grane” Virginia Raggi e Conte

Letta e Zingaretti
Pd, Nicola Zingaretti ed Enrico Letta (LaPresse)

Le prove di alleanza futura tra Pd e M5s passerà (forse) dal destino di Roma: l’ipotesi che circola negli ambienti ben informati della Capitale – riportati oggi da Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera – vedrebbe l’ultima offerta lanciata da Enrico Letta a Giuseppe Conte. Lasciare la Presidenza di Regione Lazio al Movimento 5 Stelle, ottenendo però via libera alla candidatura di Nicola Zingaretti a Sindaco di Roma nelle imminenti Amministrative in autunno. L’all-in dei Dem vorrebbe così risolvere lo stallo sul candidato alle Comunali (Gualtieri, Calenda, o un eventuale e ancora non emerso “papa nero”) anticipando la coalizione avversa del Centrodestra, ancora impelagata sul nome di Guido Bertolaso: ma l’operazione che gioca il Nazareno è alquanto rischiosa e vede ancora “intatta” la grana Virginia Raggi, al momento l’unica candidata certa alle Elezioni assieme al leader di Azione Carlo Calenda.

«I sondaggi su di lui sono molto buoni, ma non ne ho bisogno per sapere che Nicola è un egregio amministratore», avrebbe detto il segretario Letta al suoi entourage negli ultimi giorni. Di contro però, l’ex leader Pd che proprio a Letta ha ceduto il passo dopo un fragoroso sfogo contro le “correnti interne” del Partito Democratico, avrebbe ribadito categoricamente «Io sono anche disponibile, ma chi ci assicura che se io mi candido contro Virginia Raggi i grillini non fanno cadere la mia giunta? A quel punto si creerebbe un clima di contrapposizione tra noi e loro, si andrebbe a votare in contemporanea sia per il Lazio che per Roma, divisi in entrambe le elezioni perché i 5 Stelle non potrebbero avere due posizioni diverse alle urne, e rischieremmo di dare la Regione al centrodestra e di rendere più difficile anche la partita del Campidoglio. E chi ci può dare garanzie nel Movimento che questo non accada?. Già, i 5 Stelle sono in fibrillazione permanente» (fonte Corriere della Sera).

LE TRAME SU ROMA E LE PROVE DI ALLEANZA

Letta di certo punta sull’asse sempre più “saldo” con Giuseppe Conte, il quale però a sua volta si ritrova impelagato nelle vicende tutt’altro che semplici interne al Movimento 5 Stelle di cui ancora non è ufficialmente il capo politico. Per provare a convincere i grillini sarebbe dunque offerta la poltrona della Regione Lazio, con Zingaretti invece lanciato verso la corsa del Campidoglio: in questo caso però, nota la Meli, l’attuale n. di Regione Lazio rimarrebbe in sella fino a settembre, in modo che per le Regionali si possa andare alle urne solo in dicembre, dopo le Amministrative, «il che consentirebbe ai dem e al M5S di correre insieme: solo l’ alleanza tra queste due forze garantirebbe la vittoria in un turno unico». Scartata l’ipotesi delle dimissioni immediate per far convergere le Regionali nella stessa data delle Comunali, considerata troppo pericolosa in termini di consensi e tempistiche molto strette. Come già scritto su queste pagine negli scorsi giorni, l’accordo Letta-Conte su Zingaretti vedrebbe il via libera dei Dem anche alla poltrona di candidato sindaco a Napoli (segnatamente, Roberto Fico). Il “gioco” di Letta è assai delicato perché perdere in un colpo solo Regione Lazio, Comune di Roma e Napoli potrebbe essere un colpo mica facile da digerire per il suo prospetto di leadership a lungo termine del Centrodestra: in tutto questo, Virginia Raggi non “molla” e resta salda come candidata, quasi sfidando le “trame” che dietro di lei Conte, Di Maio e gli alti dirigenti 5Stelle potrebbero compiere assieme al Partito Democratico, con inevitabile rischio di perdita consensi dell’intero parterre di Centrosinistra (a vantaggio del triumvirato Salvini-Berlusconi-Meloni). Durissimo Calenda in un tweet che “randella” per bene le trame interne al Pd, «Candidassero chi gli pare, Zingaretti, Gualtieri, Napo Orso Capo o Amedeo Nazzari, ma anche solo immaginare una norma ad personam per non fare un Election Day e spostare a dicembre le regionali, con un costo di decine di milioni di euro in più, è indegno e inaccettabile».



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