LETTERA/ “Caccia al bonus di 600 euro: per lo Stato siamo tutti solo imbroglioni?”

- La Redazione

Una giovane artigiana di Ercolano racconta l’iter kafkiano, tra Inps e uffici postali, per poter ottenere il suo bonus di 600 euro

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Gentile direttore,

sono una piccola artigiana che opera in una grande città della Campania, Ercolano. Non le racconto le mie vicissitudini degli ultimi anni perché non voglio apparire una vittima. Vorrei però raccontarle di come sono riuscita ad avere in mano i “famosi” 600 euro che il Governo ha previsto per quelle attività, come la mia, che nella Fase 1 sono state chiuse.

Ho richiesto all’Inps di accedere al bonus e di riceverlo attraverso un bonifico domiciliato. Nel silenzio più totale ho atteso per settimane una mail o un sms che mi avvertisse della erogazione, ma fino a ieri non avevo ricevuto nulla.

Solo ieri su Facebook mi sono imbattuta in una delle tante esperienze che vengono raccontate identica al mio caso. Ho solo allora scoperto che l’Inps non prevede, nel caso di bonifico domiciliato, di avvertire in alcun modo il beneficiario. L’Inps ha previsto che in questo caso uno deve recarsi presso un qualsiasi Ufficio postale e riscuotere il bonus sulla base dei propri dati anagrafici.

​Ieri mattina, armata di tanta pazienza e dei miei documenti di identità, sono andata all’Ufficio postale principale di Ercolano e dopo aver atteso il mio turno ho chiesto se potevo riscuotere il mio bonus.

Con mia grande sorpresa l’operatrice ha subito rintracciato nel sistema la presenza del bonus a mio nome, ma mi ha chiesto di specificarne l’importo. Domanda semplice, ho pensato, e ho riposto: 600 euro! Ma l’operatrice non è rimasta soddisfatta e mi ha ripetuto, anche un po’ infastidita: “Mi deve specificare l’importo preciso”.

Ignara di tutto ciò raggiungevo telefonicamente il mio commercialista per avere indicazioni più precise su come comportarmi. Anche lui mi confermava che l’importo era di 600 euro, che gli altri che hanno già incassato il bonus di marzo hanno ricevuto esattamente 600 euro, senza alcun addebito di spese.

Mi sono riavvicinata allo sportello e ho insistito con l’operatrice: la cifra doveva essere di 600 euro. Mi è stato risposto che dovevo comunicare l’importo preciso altrimenti non era possibile riscuotere il bonus. Ingenuamente ho pensato che l’Inps avesse reso disponibile anche la mensilità aggiuntiva di cui si sente parlare in televisione per cui ho detto di provare con 1.200 euro. Niente, c’era bisogno dell’importo “preciso”!

Ho rinunciato, e tornata a casa ho contattato telefonicamente l’Inps. L’operatore mi diceva che telefonicamente non era possibile avere questa informazione e che dovevo accedere al sito e nell’area riservata avrei trovato l’informazione di cui avevo bisogno. Peccato che non ho potuto accedervi perché mi manca la seconda parte del Pin che l’Inps deve ancora inviarmi.

Allora disperata ho ricontattato il call center. L’operatrice, ascoltata la mia storia, mi ha consigliato di ritentare in un altro ufficio postale.

​Questa mattina ho seguito il consiglio e l’operatore presso l’altro ufficio postale della città ha trovato il mio bonus e dopo avermi identificata mi ha erogato i 600 euro, cifra tonda, come avevo più volte detto alla sua collega.

​Mi chiedo: ma questo bonus è un “premio” o un mio diritto? La burocrazia dovrebbe aiutare le aziende, anche le piccole come la mia, che non vogliono piegarsi al reddito di cittadinanza o ci considera tutti degli imbroglioni?

Serena A.







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