LETTERA/ “Da questo caos istituzionale ho capito che serve una vera riforma federale”

- Giulio Centemero

Per vincere l’inefficienza del governo centrale e garantire risposte migliori ai cittadini è il momento di riprendere in mano una vera riforma federale del paese

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LaPresse

Caro direttore,
ho letto con interesse qualche settimana fa l’intervento di Vittadini dal titolo “Il Noi forza dell’Io” sulle pagine del Sussidiario. Mi ha particolarmente colpito un suo passaggio che così recitava: “…Parlare della ricostruzione post-emergenza sanitaria non vuol dire estraniarsi dalle urgenze del presente, ma obbliga anzi ad andarci più a fondo”. Ho molto ragionato su queste parole e ne ho trovato un reale riscontro nella quotidianità che coraggiosamente gli italiani stanno affrontando. Nel presente siamo tutti ben calati, senza perdere di vista quello che sarà il futuro, ahimè non roseo, che ci attende.

Ho rivalutato la compostezza e la dignità del mio Paese, dei suoi cittadini, degli operatori sanitari che hanno affrontato l’epidemia con coraggio e determinazione. Ho pensato ai molti che ci hanno lasciati a causa delle omissioni di un Governo centrale che anziché ammettere le sue colpe, spara a salve con l’unico intento di spostare l’attenzione e confondere chi in questi giorni sta realmente affrontando il problema della crisi che peserà su di noi e sui nostri figli.

Siamo davanti a una sfida epocale che non solo metterà in discussione il nostro sistema democratico, che a causa dell’attuale maggioranza si trova depotenziato, ma ci porrà davanti ad un serio quesito che va dalla centralità del Parlamento alla natura stessa e all’origine del governo attuale. L’epidemia, il Covid-19, è stata la lente di ingrandimento per tutte le debolezze e le falle dell’attuale maggioranza che si regge sulle imprese narcisistiche di un uomo solo al comando, che evoca a sé tutti i poteri e che sazia il suo ipertrofico ego con talk in seconda serata, attesi ormai come il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica (ai più oramai sconosciuto).

Il passato si svaluta di fronte all’incoerenza del presente, la spiritualità viene completamente abbandonata così come la famiglia e i suoi bisogni. L’attuale maggioranza si muove senza rotta, condizionata dall’audience. Lontana dalle persone (e non per le prescrizioni che hanno seguito l’epidemia) e sempre più vicina agli interessi di una classe politica autoreferenziale, a tal punto da non ammettere neppure più il confronto popolare.

È necessario prepararsi al dopo, o alla “Fase 2” tanto reclamata da questo Governo, che nei fatti sarà simile alla Fase 1… Vi sarà qualche concessione in più, ma sarà solo l’ennesimo tentativo di Conte di placare le anime della sua maggioranza. Un Governo capace di elevarsi a difensore della Patria brandendo solo atti normativi e decreti privi di significato, ma soprattutto senza alcuna ricaduta positiva per la realtà.

Unico modo per restituire valore alla sovranità popolare e ridare all’Italia la dignità che merita è quello di cominciare a riflettere e riprendere in mano l’idea di una vera e propria riforma federale. Abbiamo già avuto dimostrazione, proprio in questi mesi, che le Regioni da sole possono risolvere gran parte dei problemi e sostituirsi all’inefficienza del Governo centrale. Proprio quest’ultimo ha subordinato le proprie decisioni a prese di posizione ideologiche e faziose che si sono rivelate catastrofiche.

L’Italia eredita una storia plurisecolare che parla di stati regionali, di comuni, di municipi e anche di democrazia che ha fatto della vicinanza ai territori e del radicamento locale la nostra forza. Il processo risorgimentale ha unito queste anime, che hanno mantenuto comunque una loro identità e hanno saputo adattarsi ai cambiamenti. Ma le regole e le soluzioni non possono essere uguali per tutti. Non sono universali. E queste ultime settimane ne sono state la prova.

Il modello federale è quindi già iscritto tra le pagine del passato di questo paese, ma anche nel futuro, perché è solo da lì che potremo ridare dignità ai territori e dargli la giusta autonomia per la sicurezza dei propri cittadini.

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