LETTERA DI FCA/ Ai fornitori italiani: se la soluzione sta nell’elettrificazione

- Giuseppe Sabella

La lettera di Fca ai propri fornitori italiani può destare preoccupazione. Per l’azienda e l’indotto nel nostro Paese resta cruciale l’elettrificazione

mascherine e No Mask
Lapresse

Come anticipato in queste ore dal Corriere della Sera, Fca ha trasmesso una lettera ai fornitori italiani con la quale ha comunicato che d’ora in poi le utilitarie prodotte dal gruppo nella grande fabbrica polacca di Tichy presenteranno delle novità. Il progetto relativo alla piattaforma del segmento B di Fiat Chrysler – si legge nella lettera – è stato interrotto a causa di un cambiamento tecnologico in corso. Fca chiede, pertanto, “di cessare immediatamente ogni attività di ricerca, sviluppo e produzione onde evitare ulteriori costi e spese”.

Nella medesima lettera, si apprende anche che Fca ha raggiunto un accordo con il gruppo Psa in funzione del quale le utilitarie prodotte nello stabilimento polacco lo saranno sulla base della piattaforma transalpina Psa-Cmp, che è la base dove nascono sia auto elettriche che a motore termico: Peugeot 208, Citroen C3 e C4, Opel Corsa. Si tratta di una piattaforma modulare, utilizzata per tanti modelli di vettura. In conclusione, l’azienda si augura che i fornitori, ai quali è stata indirizzata la lettera con il cambio di programma, possano essere coinvolti nella nuova piattaforma.

Naturalmente, ciò ha sollevato qualche timore per l’indotto italiano: se Fca adotta una piattaforma francese, i fornitori francesi potrebbero avere una corsia preferenziale.

Il settore dell’automotive, come del resto l’industria tutta, è al centro di un potente processo di trasformazione. Per quanto riguarda l’industria italiana, alla transizione verso l’elettrico si aggiunge certamente la criticità derivante dalla fusione di Fca con Psa nel nascente gruppo Stellantis, nel quale la multinazionale francese è tecnologicamente più avanti.

Se tuttavia guardiamo a questo processo di trasformazione senza pregiudizi, possiamo innanzitutto dire che il nostro Paese eccelle nella produzione di componentistica, quindi – al di là di comprensibili timori – non si capisce perché dovremmo rassegnarci al fatto che le nuove piattaforme comportino una resa dell’indotto italiano a favore di quello francese per quanto riguarda la produzione di pianali, sospensioni, impianti di scarico, gruppi motopropulsori, architettura elettronica, ovvero tutto ciò che sta sotto la pelle dell’automobile e che esce dai nostre fabbriche all’insegna della grande qualità.

Vi è da considerare inoltre, che con la garanzia Sace da 6 miliardi di euro, il Governo ha avuto da Fca assicurazioni sul mantenimento dei livelli produttivi e occupazionali in Italia. Quindi, per quanto legittimi, i timori in questione dovrebbero restare tali.

Quali sono, tuttavia, le sfide per l’industria dell’auto che in maniera pressante arrivano da un mercato in parte sconvolto dalla pandemia? In primis, vi sono problemi legati agli stock di veicoli prodotti e non venduti per via della chiusura della rete di vendita durante il lockdown (solo in Italia, 450 mila veicoli fermi presso i concessionari, il 2020 potrebbe chiudersi con un calo del 35% rispetto al 2019); inoltre, vi è il processo di elettrificazione della mobilità ormai avviato, su cui l’Europa sta investendo moltissimo, sia nella riconversione di infrastrutture che per gli investimenti iniziati nel 2019 nell’industria delle batterie.

Recentemente Pietro Gorlier, responsabile dell’area Emea di Fca, è intervenuto in commissione çavoro al Senato sottolineando l’importanza di riavviare il processo di vendita ma anche di continuare a concentrarsi sulla decarbonizzazione, ampliare gli incentivi alla fascia ibrida alternativa per poter rimettere in moto non solo la filiera, ma smaltire gli stock e rinnovare il parco circolante obsoleto. Non a caso, il Decreto rilancio ha poi risposto a queste sollecitazioni. Nella medesima situazione, Gorlier ha aggiunto che, per quanto riguarda l’elettrificazione, “nei prossimi 2-3 anni l’Europa e l’Italia saranno l’area con la maggior produzione”.

Ora: per garantire gli obiettivi che industria e istituzioni europee – in particolare – si sono dati, si stima che in Italia occorreranno circa 170.000 punti di ricarica; al momento ce ne sono circa 10.000. È quindi necessario accelerare questo processo, altrimenti ci sarà una barriera alla vendita di auto elettriche con conseguente effetto negativo per i costruttori e per i venditori che non riusciranno a raggiungere i target assegnati. Inoltre, bisogna abbassare i costi delle ricariche pubbliche – che in questo momento costano tre volte tanto l’elettricità in casa -, altrimenti non si vedrà il vantaggio dell’acquisto di un’auto elettrica.

Il problema più stringente dell’auto pare, in sintesi, quello dell’elettrificazione. La fusione di Fca con Psa ha questa finalità, è importante che il sistema Italia lo capisca. Altrimenti, le difficoltà non verranno dalla piattaforma francese.

Twitter: @sabella_thinkin

© RIPRODUZIONE RISERVATA