Fa ancora discutere il caso della famiglia nel bosco. I figli sono cittadini cui la Costituzione riconosce diritti che i genitori non possono negare.
Caro direttore,
è da un po’ che me lo chiedo: perché il tribunale dei minori dell’Aquila ha disposto l’allontanamento di tre bambini dai genitori con cui vivevano isolati in una casa nel bosco, in provincia di Chieti, in Abruzzo? Non starò a ripetere i particolari della cronaca. Campeggiano da giorni su tutti i giornali come la guerra in Ucraina. La famiglia segue uno stile di vita votato all’isolamento. I bambini non frequentavano la scuola pubblica, ma solo quella casalinga (homeschooling), che lo Stato tutela come diritto della famiglia. Agli atti risulta che non hanno avuto contatti diretti con gli assistenti sociali, in quanto la madre doveva tradurre domande e risposte.
Questa vicenda mi ha riportato alla mente la storia, che ho avuto modo di conoscere più direttamente, di due bimbi tedeschi che negli anni 90 vivevano in una spelonca alle pendici del Monte Amiata. La mamma li aveva partoriti da sola. A casa non avevano la luce, l’acqua era di pozzo. Vivevano dei prodotti della terra, senza la tivù. Due o tre volte l’anno i nonni da Stoccarda si avventuravano fino alla loro casa con un Mercedes 5000 per andarli a trovare.
I fratellini ogni mattina facevano un’ora a piedi con le cartelle su un carrettino. Percorrevano a piedi la mulattiera dei taglialegna che separava la loro casa in mezzo ai castagni fino alla scuola elementare. Quando pioveva, sul carrettino avevano anche scarpe e abiti di ricambio; lasciavano quelli bagnati accanto al termosifone e li riprendevano asciutti all’uscita da scuola. Andavano a scuola tutti i giorni.
Un capriccio. Una famiglia molto alternativa lascia il top del benessere mondiale (la Germania) per rifugiarsi fuori dal mondo, in mezzo ai cinghiali. Sembra una favola. Ma qui è diverso. Qui ci sono tre bambini, finiti una volta al pronto soccorso per intossicazione da funghi, che lo Stato ha dovuto strappare da un rudere umido, buio e senza nessun servizio.
La vicenda è subito diventata un fatto politico. Nell’ondata mediatica che ne è scaturita, tutti quelli sempre allineati sui valori non negoziabili della famiglia hanno riscoperto il mito del buon selvaggio ed hanno cominciato a stracciarsi le vesti, paragonando la situazione con altre, parimenti inaccettabili, in cui lo Stato invece non interverrebbe. Una vera ipocrisia.

Sono d’accordo con chi dice che i figli non ci appartengono: non sono una corazza contro l’odiata società. Non sono scudi umani da opporre ai giudici. Non sono spade da agitare in video contro il sistema. Sono cittadini. E la nostra Costituzione, quando sono in pericolo nel corpo o nella mente, li protegge. È la Costituzione la vera corazza, scudo e spada.
Sia chiaro, non sto mettendo in dubbio il diritto di giocare a Robinson Crusoe. Ma non lo devi fare sulla testa dei tuoi figli. Il sogno, anche condivisibile, di una vita nella natura non può andare a discapito dei figli. Quando sfuggi ad ogni accordo, quando mamma scappa per nascondere i bimbi, quando chiedi 50.000 euro a figlio per un esame del sangue, come risulta agli atti, non sei un guerriero della libertà, sei un disadattato pericoloso per i tuoi figli. Inaccettabile. Quelli che oggi inneggiano alla libertà di educazione, e alla vita fuori degli schemi, sono gli stessi che invocano il lanciafiamme o il Daspo per altre situazioni simili. Se non fosse tragica, la cosa sarebbe comica.
Lo Stato non è perfetto, ma stavolta ha fatto il suo dovere. La legge è stata paziente, ha offerto alloggio e vie di uscita onorevoli. I genitori hanno cercato il muro contro muro: fuggendo, nascondendo, impedendo. Se la sono cercata. È dura a sei anni essere allontanati da casa. È stata una via dolorosa quanto necessaria. Adesso cerchiamo il ricongiungimento, ma prima c’è una casa da ristrutturare, dei controlli da permettere, bisogna condurre i bimbi a parlare con qualcuno oltre papà e mamma. E prima ancora dobbiamo insegnare ai genitori che il loro potere finisce davanti al diritto dei bimbi di non crescere dentro un ambiente tossico.
Chi cerca di cavalcare questa tigre ideologica non difende tre bambini, ma la licenza dei genitori di vivere al di sopra della legge. Non è possibile. Speriamo che tornino presto a casa tra le braccia di mamma e papà, ma in una casa vera, accogliente e soprattutto aperta sul mondo e non chiusa in una bolla.
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