LETTERA/ Non sarà solo l’Ilva a chiudere: l’Italia andrà in ginocchio

- Francesco Sisci

Se ArcelorMittal chiude l’Ilva l’Italia andrà in ginocchio. L’appello di un tarantino ai suoi concittadini

ilva_taranto_impianti_1_lapresse_2018
Impianti Ilva di Taranto (LaPresse)

Caro direttore,
da tarantino all’estero da più di trent’anni vorrei fare un breve ragionamento e lanciare un appello per la città.

Se ArcelorMittal chiude l’Ilva, come ora appare deciso, una Regione salta e l’Italia andrà in ginocchio. Citazioni, condanne e sentenze, se mai, arriveranno a Taranto morta.

Le polemiche e le minacce giudiziarie sul contratto Mittal a Taranto a che servono? In questi casi l’investitore ragiona così: prima prendo il mio e poi si vede. Questo perché il governo italiano è debolissimo, e con le lentezze della burocrazia e della giustizia, chi verrà tra 10-20 anni a esigere penali?

Quando si fanno grandi investimenti contano solo tre cose: la politica, la convenienza delle parti e i rapporti di forza. Questo governo o i governi precedenti non lo sapevano e/o hanno fatto finta di non saperlo? Oppure, che è peggio, ignorano le leggi basilari della politica?

Infine la città. Taranto sostanzialmente dai tempi dell’impero romano ha smesso di esistere. Da due secoli è stata solo un ricettacolo di idee altrui. Fu riscoperta da Napoleone che ne voleva fare il ponte tra l’Europa, unificata sotto il suo dominio, l’Asia e l’Africa. Il Regno d’Italia, appena dopo l’unificazione, ripescò il progetto e ne fece il suo porto militare principale.

La prima Repubblica, nel suo nobile afflato di sviluppare il Sud, ci fece l’Italsider, la più grande e sofisticata industria dell’acciaio d’Europa. Dopo non c’è stato altro. Agli inizi del 2000 Romano Prodi avrebbe voluto farne il più grande porto commerciale dell’Europa, ma di nuovo governo centrale e locale non risposero.

Ora il governo ha qualche idea? Ce l’ha la città? Se il governo di Roma è debole, quello di Taranto forse è peggio. In città ci sono solo due forze che in questi anni si sono battute per una soluzione: l’arcivescovo Santoro e la Marina militare, che oggi rimane il maggiore singolo datore di lavoro locale. Si può ripartire da lì? Possono promuovere almeno un tavolo di discussione per il futuro della città?

Ci sono anche i tarantini andati via che chiamerei a mettersi insieme per pensare alla città. I primi concittadini illustri che mi vengono in mente, perché amici d’infanzia, sono lo scrittore Giancarlo De Cataldo e il direttore generale per l’Ambiente presso la Commissione europea Mauro Petriccione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA