LETTERA/ “Scendere dal balcone per tornare al fianco di Havel e La Pira”

- Lettera firmata

La tre giorni di formazione organizzata da Costruiamo il futuro è stata occasione di riflessione, di compagnia e di slancio nell’azione politica

muro berlino comunismo 1989 1 lapresse1280
A Berlino, l'11 novembre 1989 (LaPresse)

Caro direttore,
“Non tocca a te preoccuparti di tutto… Sì, invece, disse. Tocca a me”. Questa citazione tratta da La strada di Cormac McCarthy ci ha accompagnato durante tre giorni di formazione politica. La scuola organizzata dalla Fondazione Costruiamo il futuro di Maurizio Lupi e altre associazioni, in particolare, Nuova Generazione, è stata occasione di approfondimento e conoscenza di un ampio ventaglio di tematiche e importante momento di condivisione di esperienze. In sintesi, è stata luogo formativo e di compagnia. In un momento in cui si tende ad allontanarsi dalla politica, circostanze come questa ridanno significato alla stessa e mettono di fronte alla realtà chi ha una grande passione per la cosa pubblica.

Gli incontri che si sono susseguiti sono stati utili a comprendere che c’è bisogno di tendere verso un orizzonte ideale, come diceva Konrad Adenauer: “Viviamo tutti sotto lo stesso cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso orizzonte”. Per fare politica, dobbiamo quindi ritrovare alcuni punti in comune, condividere idee, impegni e prospettive. Verso quell’orizzonte e oltre.

Gli interventi a cui ho potuto assistere non sono stati solo ore di lezione teorica, ma ci hanno mostrato concretezza e praticità: dal pensiero all’azione politica. Penso all’attività dell’assessore lombardo Cattaneo sul tema ambientale; al lavoro nel mondo della comunicazione (sempre più veloce e frammentata) di Bardazzi, Ibarra e Maggioni; agli esempi del sindaco Bucci e dell’europarlamentare Salini; alle innovazioni dell’imprenditoria (Garrone) o alla realtà della scuola che i dati Invalsi ci mettono davanti.

Del resto, come mi ha insegnato Vaclav Havel, che voglio ancora ricordare nel trentennale della Rivoluzione di velluto, “da tempo ormai non si tratta più del problema di una linea politica o di un programma: si tratta del problema della vita. Questo riporta la politica all’unico punto da cui può ripartire se vuole evitare tutti gli antichi errori: all’uomo concreto”.

Durante la scuola di formazione c’è stata l’opportunità di riprendere le tre parole consegnate da Mario Draghi in occasione della laurea honoris causa in Cattolica: conoscenza, umiltà, coraggio. Abbiamo conosciuto la difficile realtà di Hong Kong grazie a padre Bernardo Cervellera, abbiamo volto lo sguardo sull’Europa con il presidente di Ispi Massolo e affrontato il tema del populismo con Matteo Forte e l’europarlamentare francese Bellamy. Su quest’ultima sfida, entrambi ci hanno detto che il populismo è un sintomo, non la causa, dello stato della nostra società.

Momenti di conoscenza, perché è stato posto l’accento sulla preparazione di chi vuole impegnarsi, ma anche di amicizia come quelli vissuti in questi giorni creano le condizioni favorevoli per la continuazione di un lavoro che riparte da quanto c’è già, da tante esperienze che molti dei presenti alla scuola vivono e in cui siamo già implicati e che abbia come obiettivo la costruzione di un luogo dove condividere e ritrovarsi. Il primo compito diventa, quindi, quello di difendere, ampliare e sostenere spazi di libertà e di confronto perché certe storie possano nascere, germogliare, fiorire e continuare a esistere. Pur con la consapevolezza che sarà una strada lunga e tortuosa.

Torno, quindi, alla vita quotidiana consapevole che la realtà che ci circonda e la responsabilità che ne consegue tocca ognuno di noi, tocca anche me. Pronto a mettermi a disposizione, pronto a essere la palla di neve di quella cara metafora di Havel che non sarò mai stanco di ascoltare. Perché, come diceva Churchill, non è il momento dei rinvii e delle mezze misure o come scriveva un diciottenne Giorgio La Pira: “Noi che del quieto vivere siamo nemici mortali […], noi siamo nati, noi siamo battezzati, noi siamo nati per risalire la corrente”.

I giorni di Genova sono stati un rinnovato rilancio per una tensione ideale e per un impegno concreto, dentro un’amicizia che vuole essere di aiuto in un giudizio sulla realtà e di sostegno nell’azione politica. Non vi sono più alibi né possibili ritrosie: occorre “scendere dal balcone” e tornare a fare politica. Tocca proprio a me.

Federico Rossi
(segr.nuovagenerazione@gmail.com)

© RIPRODUZIONE RISERVATA