Il volume di Paola Muller "Parole vive di Agostino e della filosofia medievale" raccoglie in forma scritta le videolezioni tenute alle Romanae disputationes
Chi è Agostino d’Ippona? Perché continua a parlarci, a sedici secoli dalla sua morte? Filosofo e teologo delle Confessioni e della Città di Dio, Padre della Chiesa, eppure figura di un uomo inquieto, che ha cercato per tutta la vita il volto della verità. Un uomo vissuto nel IV e V secolo, nei decenni della crisi dell’Impero Romano, apparentemente lontano, ma capace di intercettare le nostre domande, oggi dominate dal clima di incertezza esistenziale e di guerra che ci circonda.
L’interesse per Agostino è cresciuto in questi ultimi mesi, dopo l’elezione a pontefice dell’americano Robert Prevost, Leone XIV, il primo Papa agostiniano della storia.
Il volume di Paola Muller, Parole vive di Agostino e della filosofia medievale. Otto lezioni di filosofia dalle Romanae Disputationes (Bonomo, 2025), si presenta come un prezioso strumento per conoscere in profondità il suo pensiero e la sua biografia.
Il libro raccoglie e rielabora in forma scritta le videolezioni che l’autrice – docente di storia della filosofia medievale all’Università Cattolica del Sacro Cuore – ha proposto negli ultimi anni nell’ambito del concorso nazionale Romanae Disputationes, in un percorso che tocca le questioni decisive della vita e della filosofia: il desiderio di felicità, il male, il corpo, la libertà, gli affetti e i legami, la bellezza, il tempo, Dio, la realtà e i valori.
Di capitolo in capitolo, Paola Muller ci porta a scoprire la figura intera di questo uomo immenso.
Agostino nasce in Africa a Tagaste nel 354 da una mamma di fede cattolica, Monica. Dopo un’infanzia vivace e un’adolescenza turbolenta, abbandona la fede in cui era cresciuto e si dedica agli studi di retorica. A 19 anni rimane impressionato dalla lettura dell’Ortensio di Cicerone: “Quel libro, devo ammetterlo, mutò il mio modo di sentire […], suscitò in me nuove aspirazioni e nuovi desideri, svilì d’un tratto ai miei occhi ogni vana speranza e mi fece bramare la sapienza immortale con incredibile ardore di cuore” (Confessioni, 3, 4).
Da quel momento Agostino capì che la vita poteva avere senso solo se si fosse messa in cerca di una verità stabile, immutabile, cercandola sempre con tutte le fibre della sua anima: “O Verità, Verità, come già allora e dalle intime fibre del mio cuore sospiravo verso di te!” (Confessioni, 3, 6).
Divenuto insegnante di retorica, prima a Cartagine e poi a Roma, rimase profondamente deluso dalle teorie manichee sulla natura del bene e del male, finendo per abbracciare lo scetticismo, ritenendo impossibile la conoscenza della verità. Raggiunta Milano, dove assunse la carica di retore imperiale, conobbe la comunità cristiana e il vescovo Ambrogio.
Dopo un lungo periodo di crisi personale, di dubbio e di travaglio, finalmente trova ispirazione e speranza dalla fede vissuta dai suoi nuovi amici, fino alla conversione e al battesimo (387).
Da quel momento Agostino si dedica alla vita contemplativa. Scrive moltissime opere fondamentali per tutta la cultura medievale e moderna. Si prodiga, insieme ai suoi confratelli, alla diffusione del Vangelo. Difende l’ortodossia e si dedica alla carità verso i più deboli, prima come monaco, poi come sacerdote e infine da vescovo di Ippona.

Erede della filosofia neoplatonica, Agostino è il primo a redigere una regola di vita sacerdotale comunitaria, fondatore dell’ordine degli Agostiniani, figura di riferimento dentro e fuori la Chiesa. Morì anziano nel 431, mentre i Vandali di Genserico assediavano la sua Ippona e i suoi manoscritti venivano portati in salvo a Roma.
Tutta la sua vita è stata segnata dal desiderio della felicità, ovvero dall’esigenza di scoprire ciò che dura e non finisce nel nulla. Agostino ha vissuto la sua esistenza in cammino, acceso dal gusto per la ricerca razionale e la comprensione di sé, della sua anima e di Dio.
A noi uomini e donne che abitiamo un’epoca segnata dall’incertezza e dal relativismo, e attraversata dal dramma della guerra, Agostino ricorda che la verità non è un concetto astratto o un’ideologia, ma una relazione viva con un Altro.
Afferma Agostino: “Dammi un cuore che ama, e capirà ciò che dico. Dammi un cuore anelante, un cuore affamato, che si senta pellegrino e assetato in questo deserto che è la vita” (Commento al Vangelo di Giovanni, Omelia 26). Il desiderio non è una debolezza, ma la bussola della vita: ciò che ci spinge a cercare, a non fermarci.
Ed è proprio nel desiderio che si innesta la promessa di felicità. Non la felicità effimera, fatta di beni che passano, ma quella che nasce dal legame con Dio: “Beato chi ama te e l’amico in te, e il nemico per te”. Una posizione che sfida anche il nostro presente segnato da conflitti, perché indica la possibilità di una pace più grande della vendetta. Uno sguardo che non cancella il male, ma lo colloca dentro un disegno più grande, dove ogni frammento può ritrovare unità.
L’essere umano, per Agostino, trova il suo centro nella relazione d’amore con il Dio che lo costituisce e che, per Grazia, dona senso, riempiendo di sé la memoria, l’attesa e l’attenzione del presente: “Il mio peso è il mio amore: esso mi porta ovunque mi porto” (Confessioni, 13, 9).
Chi legge queste pagine non trova solo un approfondimento culturale, ma una provocazione personale, come se Agostino ci sfidasse a rispondere a queste domande: sei disposto a prendere sul serio i tuoi desideri? A riconoscere la bellezza come segno di qualcosa che ti chiama oltre te stesso? A guardare la tua vita come storia aperta in direzione dell’eterno?
Parole vive di Agostino non è un semplice libro di filosofia. È un invito a conoscere un uomo che, attraverso i secoli, continua a entusiasmarci, facendoci partecipi della sua avventura umana. In un clima di incertezza e di guerra, l’instancabile ricerca di verità e di pace di Agostino ci invita a riappropriarci di uno sguardo non rassegnato sul presente. Ed è un aiuto a scoprire che la filosofia non è un sapere astratto, ma una via per comprendere la vita e per viverla all’altezza del desiderio infinito che la abita.
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