LETTURE/ “Contatti”: senza amare don Chisciotte non si fa l’editore vero

- int. Massimo Morasso

Massimo Morasso, saggista e poeta, è il direttore editoriale della neonata casa editrice genovese Contatti, che viene presentata oggi a Palazzo Ducale di Genova

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Massimo Morasso, cinquantacinquenne saggista e poeta fra i più significativi oggi in Italia, intellettuale appartato, ma a suo modo “movimentista”, già autore vent’anni fa della “Carta per la Terra e per l’Uomo” – che fra i suoi tanti firmatari vanta anche cinque premi Nobel per la letteratura – e deus ex machina del nascente movimento “anagogico” in poesia, è il direttore editoriale della neonata casa editrice genovese Contatti. Dietro al marchio, ispirato al geroglifico egizio A19, che rappresenta un uomo con le braccia sollevate in gesto di gioia, c’è un pool di consulenti e collaboratori composto da  scrittori, giornalisti, critici letterari e poeti di caratura nazionale.

Come sono nate le Edizioni Contatti e quali sono le vostre linee guida?

Contatti è un’associazione culturale che abbiamo fondato Barbara Garassino e io. Da alcuni anni stiamo dando vita a una serie di progettualità legate in vario modo alla letteratura. Cito fra tutte il Festival internazionale “Hemingway Days”, che da tre anni anima Genova con una serie di incontri ed eventi dedicati al Nobel americano, e la recente iniziativa “Chiamami Impresa” nell’ambito di Genova Capitale della Cultura d’Impresa 2019, un progetto che ha puntato a riconnettere in modo innovativo ma autorevole il mondo della produzione dei beni a quello della parola creativa. A un certo punto, abbiamo pensato di mettere a frutto esperienze, relazioni e passioni condivise (la mia socia è la responsabile della programmazione della Stanza della Poesia di Palazzo Ducale, la “casa” della poesia di Genova) per promuovere e divulgare la buona letteratura contemporanea, italiana e straniera. Nonostante la quantità piuttosto sorprendente di stamperie mascherate da editori, e i fenomeni kitsch legati all’avvento dell’era del “self-publishing”, ci siamo accorti, infatti, dell’esistenza di spazi editoriali ancora disponibili. O per meglio dire, ancora opportuni, per ospitare proposte di scritture di qualità e voci tendenzialmente estranee al presenzialismo da festival o da web, dove autori anche bravi o molto bravi si ritrovano a indossare, più o meno maldestramente, i panni dei commercianti della propria parola fra mille altri autori che sgomitano affiancati nel flusso mainstream della promozione social e/o on stage. È un fatto, d’altro canto, che, esattamente come alcuni degli editori cosiddetti minori, anche alcuni dei cosiddetti maggiori pubblicano cose mediocri o addirittura insulse, denunciando spesso, così, a un tempo il malgusto o la cattiva coscienza dei loro editor e l’atrofia in atto del buon giudizio estetico. C’è tanto lavoro da fare, oggi, per chi, di fronte a dei testi che si auto-presentano in quanto portatori di valore “letterario”, voglia continuare a distinguere fra la zizzania e il grano.

In che ambiti vi muovete? Qual è la vostra strategia promozionale?

I libri di Contatti si muovono fra diversi generi, entro uno spettro che va dalla narrativa sperimentale, alla saggistica, alla poesia, alla scrittura per l’infanzia. Pubblicheremo pochi titoli all’anno, senza rincorrere il “nuovo” a tutti i costi, ma con un occhio rivolto con particolare attenzione all’Eccentrico, al di fuori di ogni logica commerciale. Il nostro è un intento donchisciottesco. Non abbiamo finanziatori e ci muoviamo con assoluta libertà, assestandoci consapevolmente ai margini del sistema legato alle major dell’industria culturale: perciò, i nostri libri non hanno indicazione di prezzo in quarta di copertina e non si appoggiano alla catena distributiva. Le forme di promozione che prediligiamo sono il passaparola, le presentazioni nelle librerie amiche e nei centri culturali e i reading, pubblici o privati che essi siano. L’idea, pensata senza eccesso di snobismo ma per lettori “forti”, di nicchia, è che quando un testo con Dna letterario si rende pubblico, diventi per sua natura, quasi per forza di cose, uno strumento di dialogo. Grazie alla nostra rete di relazioni, i libri di Contatti saranno i portavoce di questo dialogo, che intercorrerà fra i nostri autori e alcuni dei lettori doc che sono sensibili alle dinamiche profonde della contemporaneità.

Da buoni genovesi, come il vostro Fabrizio De André, volete andare in direzione “ostinata e contraria”, dunque. Ma così facendo non rischiate l’invisibilità?

Sul piano storico, molto spesso ciò che viene inizialmente considerato come marginale e subalterno, in seguito riesce a mettere in crisi l’intero sistema artistico e letterario. Noi, che siamo minuscoli, vicini all’invisibilità, in effetti, non abbiamo tale ambizione, naturalmente, anche perché non ci importa nulla di mettere in crisi niente e nessuno. Abbiamo, però, la tranquilla coscienza di stare lavorando alla realizzazione di un’idea nobile dell’esperienza e del “fatto” letterario. E questo ci dà forza. Le espressioni di apprezzamento, e il livello molto alto del gruppo di collaboratori e amici che hanno accolto con favore la nostra proposta ci confortano, e ci sembrano segni chiari del fatto che non stiamo prendendo una via inutile e senza sbocchi.

Avete già alcuni libri all’attivo. Di che cosa si tratta?

In pochi mesi, abbiamo pubblicato quattro libri e siamo in stampa in questi giorni con il quinto. Ne approfitto per dire che crediamo ancora nel libro come oggetto, come “cosa” da sfogliare ed, eventualmente, chiosare penna o matita alla mano, e che quella dell’e-book e, più in generale, dell’editoria online, è una tentazione che ci lascia dormire sonni tranquilli. La nostra non è un’operazione commerciale, ma puramente culturale. Anche per questo, quando l’anno scorso siamo partiti lo abbiamo fatto con due titoli di “Rubedo”, la nostra collana “grande” di poesia (Il campo di nessuno di Luigi Cannone e Chiave del sogno di Eloy Sánchez Rosillo nella traduzione di Francesco Dalessandro), facendoli seguire da un titolo di “Citrinitas” (Innumerevoli mondi di Stefani Roncari), la collana di saggi brevi. Siamo determinati, mi piace sottolinearlo, a ospitare voci che riteniamo valide, senza calibrare pesi e contrappesi del nostro catalogo in relazione al profitto, sia esso economico, sia esso in termini di possibili ritorni di visibilità e notorietà, nostra e dei nostri autori. Ci siamo già trovati di fronte a un autore che ci ha proposto un testo che avrebbe potuto intrigarci, e che si è tirato indietro non appena gli abbiamo detto che non intendiamo far comparire i nostri libri nei database dell’e-commerce. Meglio così. Non si tratta, evidentemente, di un uomo fatto per Contatti. Al di là del caso in sé, che evoca anche il fantasma di una sempre sperata “vendibilità” di massa del “prodotto” libro, ne approfitto per dire che in Contatti abbiamo il sospetto che la spasmodica ricerca di visibilità e notorietà dei più, fra gli scriventi, possa essere un passo falso che li avvicina al baratro morale: l’ambizione legittima è una cosa, il grottesco inseguimento del consenso e di una “prima pagina” purchessia, foss’anche sulla più brutta delle più orribili zine che affollano la rete, un’altra.

Si può dire che Contatti è una casa editrice per scrittori “outcast”?

Sánchez Rosillo è tutt’altro che un emarginato: è, al contrario, uno dei più quotati poeti spagnoli di oggi. Basta questo esempio per rispondere a una domanda così felicemente sfacciata. Che nella sua schiettezza mi porge il destro, tuttavia, per sottolineare che le uscite degli sconosciuti o quasi saranno sempre affiancate a libri di maestri o autori più o meno sotterraneamente influenti. In realtà, ciò che conta, secondo noi, ciò che più ci affascina, è la qualità dei testi, che inseguiamo come insegue l’acqua un rabdomante. Stiamo cercando di acquisire i diritti di un formidabile Quignard, per esempio, non già perché Quignard sia un autore famoso, ma perché il libro che ci è stato proposto in lettura lo abbiamo trovato bellissimo.

Quali eventi di presentazione avete programmato?

Presenteremo il progetto in diversi contesti nel corso dell’anno, con l’obiettivo di far crescere, un po’ alla volta, la nostra piccola comunità editoriale. Iniziamo oggi 25 gennaio a Genova, nella prestigiosa sede di Palazzo Ducale, che è il cuore pulsante dell’attività culturale in città. Nell’occasione, parleremo anche dei libri che abbiamo già editato, in compagnia degli autori Cannone, Dalessandro e Roncari.

(Corrado Bagnoli)

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