LETTURE/ Don Marco Barbetta, un padre con un cuore di bambino

- Silvana Rapposelli

Un libro edito da Itaca, curato da don Simone Riva e con prefazione di mons. Camisasca, restituisce in modo appassionato la figura di don Marco Barbetta

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Don Marco Barbetta (1937-2019)

È per mantenere viva nella memoria la figura di questo sacerdote e consegnarla ad altri che alcuni tra quelli che più hanno apprezzato la sua compagnia hanno pensato di dare alle stampe il libro Don Marco Barbetta. Un padre con cuore di fanciullo (Itaca, 2021). Non si tratta certo di una distaccata introduzione alla vita e all’opera di un personaggio, ma della testimonianza della sua attualità, nella convinzione che il suo vissuto possa ancora parlare e fare da guida a quanti lo accosteranno.

Si comincia con un vivace quadro biografico: Marco (1937- 2020) è milanese, appartiene ad una famiglia profondamente cristiana che lo indirizza fin da piccolo all’esperienza educativa dell’oratorio e dell’Azione cattolica. Bambino curioso, si apre progressivamente dal suo quartiere di periferia agli orizzonti del mondo. Prima e dopo la laurea in chimica e l’avvio di una promettente carriera in università, il suo impegno nella Giac diviene sempre più coinvolgente e significativo. Ad un certo punto decide di entrare in seminario.

Ad un amico che gli chiede le ragioni di tale scelta, Marco scrive questo memorabile biglietto:

“Il motivo per cui sono qui è proprio quello del rapporto con le persone: più precisamente quello dell’inadeguatezza, della continua tensione, che caratterizzano questa esperienza. L’essere per gli altri, che vuole l’essere con gli altri, non si realizza mai a sufficienza: un ‘di più’ ci interpella continuamente e ci fa dire che noi non bastiamo. La sensazione di essere dei soli, dei diversi, della gente con un vuoto terribile dentro la vita da riempire con ‘gli altri’, è una sensazione che resta anche nell’attività più frenetica, nella dedizione più appassionata, nel rapporto più intenso e approfondito, e che finisce per chiamare ad altro. […] Tutto ciò si realizza pienamente per la presenza di Cristo nella Chiesa, come luogo della comunione più radicale tra gli uomini; dedicarsi totalmente a questo mi pare possa trovare realizzazione nel fare il prete. Eccomi qui!”.

Ordinato sacerdote nel 1972, dopo alcuni anni si trova ad essere assistente degli universitari di Comunione e liberazione a Città Studi, e poi parroco di san Pio X, la chiesa che guarda la monumentale e storica sede del Politecnico di Milano in piazza Leonardo da Vinci. La piazza e la chiesa sono un “crocevia”, luogo di continuo passaggio di frotte di studenti per i quali don Marco diventa spesso un punto di riferimento.

Non stupisce che il volume, curato da don Simone Riva, presenti una gran mole di testimonianze: documentano l’indefessa capacità di incontro di Barbetta, la sua passione per il destino delle persone, la sua volontà di collaborare alla costruzione della chiesa e del mondo, che lo portano a seguire e a coinvolgersi nel corso degli anni con diversi tipi di esperienze, dalla rivista scientifica Euresis alla Fraternità sacerdotale San Carlo Borromeo, solo per citarne due.

Ecco allora che vediamo snodarsi interventi di persone, ormai mature, che l’hanno avuto – spesso fin da giovani – come confessore e padre spirituale, come collega nell’insegnamento al liceo, come compagno di battaglie civili, come amico nelle vicissitudini personali e familiari. In tutti questi casi don Barbetta è stato un grande educatore e riesce ancora adesso a insegnarci che cosa significa educare, non solo con le risposte giuste, ma anche con le domande, con i silenzi, con la misurata ironia.

Appropriato il sottotitolo del libro, “con un cuore di fanciullo”, perché don Marco certo non chiude gli occhi di fronte alla drammaticità della situazione umana, ma indica un cammino. La semplicità del fanciullo l’ha vissuta in modo sorprendente nell’ultimo periodo della sua vita, quello segnato dalla malattia, tempo in cui a quanti lo accostavano ha testimoniato l’acuta consapevolezza che il mondo non lo salviamo noi, ma si salva attraverso il nostro abbandono totale.

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