LETTURE/ I vizi e le virtù del nuovo populismo 2.0

- Gianfranco Fabi

Andrea Boitani e Rony Hamaui nel libro “Scusi prof. cos’è il populismo?” attraverso una serie di domande e risposte spiegano il populismo non solo in chiave politica

Decretone passa al Senato
LaPresse

Il fenomeno è tutt’altro che nuovo: appellarsi al popolo per affermare il proprio potere è una costante della politica. La legittimazione popolare, vera o presunta, è sempre stata uno strumento dei governanti per rendere stabile e sicuro il posto di comando.

Ma il populismo può avere diverse forme, presentarsi con proposte e posizioni politiche anche molto lontane. C’è il populismo con caratteristiche di destra e il populismo che sembra ispirato dai princìpi tradizionali della sinistra: salvo il fatto che entrambi proclamino di essere al di fuori e al di sopra delle tradizionali classificazioni politiche.

Quello che accomuna queste esperienze è una visione fortemente manichea della società: da una parte c’è il male rappresentato dalle élite, dai poteri forti economici e finanziari; dall’altra c’è il bene, ossia la volontà popolare che finalmente può scegliere i propri rappresentanti. “Lo vogliono gli italiani” è un ritornello che accompagna e giustifica ogni scelta politica anche senza alcuna evidenza di come si sia espressa questa volontà.

Per cercare di approfondire il tema due professori di economia alla Cattolica, Andrea Boitani e Rony Hamaui, hanno scritto un libro (Scusi prof. cos’è il populismo?, Vita e Pensiero, 2019) con il genere letterario del dialogo tra uno studente e una professoressa. L’artificio di costruire il racconto con domande e risposte aiuta a sviluppare un filo logico che guarda al populismo in tutti i suoi aspetti (o almeno in quelli che appaiono più evidenti e documentabili). Questo elemento è particolarmente interessante, perché un fenomeno come il populismo non può essere esaminato solo secondo le tradizionali categorie politiche: c’è bisogno di una massiccia dose di interdisciplinarietà che parta dall’antropologia, passi attraverso la psicologia, si confronti con la sociologia, tenga conto degli aspetti economici, riscopra continuamente le proprie radici nell’evoluzione storica.

Ne risulta un cammino complesso come è complessa la società attuale: e peraltro una delle caratteristiche del populismo è proprio quella di affermare che esistono soluzioni facili per problemi difficili, ovviamente senza specificare che si tratta di soluzioni illusorie e complessivamente sbagliate.

Senza dimenticare la dimensione 2.0 del populismo attuale. Cioè la capacità di espandersi sull’onda dei nuovi strumenti di distrazione di massa, sull’effetto moltiplicativo (gli esperti lo chiamano “virale”) dell’ormai vasta gamma dei social network.

Ci sono, quindi, molte ragioni per ritenere che il populismo attuale più che una soluzione sia un nuovo problema, mettendo a rischio le tradizionali forme della democrazia liberale, forme che hanno tanti difetti, ma sono una salvaguardia contro le avventure autoritarie, demagogiche e velleitarie.

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