LETTURE/ Quino e la sua bambina Mafalda, quello che gli adulti non sanno più dire

- Carlo Bellieni

Joaquín Lavado (Quino) ha affidato alla bambina Mafalda e ai suoi amiguitos lo sguardo più autentico che si possa avere sul mondo e sugli adulti

joaquinlavado mafalda lapresse1280 640x300
Joaquin Salvador Lavado Tejon ("Quino") con Mafalda (LaPresse)

È morto il 30 settembre Joaquín Lavado, detto Quino (1932-2020). Personaggio geniale, figlio di terra argentina, che ha creato una delle strip più geniali nella storia dei comics: Mafalda. Così intelligente da sospenderne la creazione quando ormai aveva detto tutto con quel fumetto e passare a raccolte satiriche, agrodolci, sarcastiche, profonde. Un disegnatore senza figli, che ha descritto il mondo dei bambini con tale forza, purezza, genialità e capacità introspettiva come nessun altro. Mentre le strisce dei Peanuts di Schulz, quelle di Charlie Brown, raccontano un mondo infantile in cui gli adulti non appaiono mai e raccontano di un’infanzia di soggetti con manie e vezzi, la Mafalda di Quino racconta il mondo di bambini e adulti che vanno al mare, in montagna, a scuola con gli insegnanti, non caricaturati ma letti dentro con affetto.

Femminista e pacifista, Mafalda dice con le parole dei bambini quello che gli adulti non sanno più dire. Usa nelle strip originali il linguaggio tipico argentino in cui invece del “tu” si usa il “vos”. E ogni striscia di quattro vignette è un apologo in cui i bambini si lamentano dei genitori, in cui giocano o si fanno dispetti, in cui i genitori si commuovono per il figlio neonato che gli sorride, in cui il bambino-negoziante apprende l’arte del vendere dal padre. E in cui si usa il sarcasmo: “Triste scoperta, ragazzi: siamo facoltativi!” dice Mafalda agli amichetti quando la mamma gli spiega che in casa hanno aspettato anni prima di avere figli. “Questa è la felicità che ti vendono in tv!” dice Felipe, amico di Mafalda, mostrandole con delusione la macchinina-giocattolo che ha appena comprato.

Anche Papa Francesco usò citare le strip di Mafalda per spiegare cosa non deve fare la Chiesa, paragonando certo associazionismo allo snobismo impersonato dalla piccola Susanita, altra amica di Mafalda, che le dice “Quando sarò grande sarò una signora e con le altre signore organizzerò feste per raccogliere soldi per i poveri e per comprare loro patate e fagioli e le altre cose che mangiano loro”.

Per chi si interessa del mondo infantile, per i pedagogisti e i pediatri e gli insegnanti, Mafalda è stata una scuola per riassumere in una battuta quello che loro stessi sperimentavano e imparavano dai bambini. Quino era nato nel 1932 a Mendoza in Argentina, e nella stessa città natale ci ha lasciato. A Buenos Aires una piccola targa indica la sua casa e davanti alla casa una panchina invita i turisti e gli aficionados a fotografarsi assieme alle statue a misura di bambino di Mafalda e i suoi amiguitos. L’Unicef gli chiese di riprendere in mano la penna nel 1990 per illustrare la carta dei diritti dei minori; fu l’ultima volta che vedemmo nuove strip di Mafalda. Nel procedere degli anni l’umorismo di Quino si è fatto più cupo e più introspettivo, mantenendo il tratto brillante e graffiante con uno sguardo a tutto tondo sul mondo.

Nel giorno della sua dipartita, vorremmo ricordarlo con una delle sue strip più commoventi nella sua semplicità e nella sua trasgressività, dato che venne scritta durante la dittatura militare: Mafalda chiama “Mamma!” e la mamma risponde “che c’è?”. E la bambina: “Niente, è che volevo essere sicura che c’è una buona parola ancora in vigore”. Hasta pronto, Quino.

© RIPRODUZIONE RISERVATA