LETTURE/ “Signore”, un lungo filo che attraversa la storia d’Europa

- Moreno Morani

Il latino dominus (signore) attraverso tempi e luoghi si è sfaccettato in una straordinaria varietà di forme, segnando la storia europea

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Eduardo Barrón, Nerone e Seneca (1904) (Foto dal web)

Il latino dominus “signore” è tratto da domus “casa”: il termine è antico, perché sia il sostantivo fondamentale sia il suffisso sono elementi di eredità indoeuropea. Con dominus si designano persone che hanno che hanno signoria o autorità particolari, con varie sfumature e valori: per esempio il femminile domina in molti testi poetici indica la donna amata, compagna della vita del poeta e signora del suo cuore, e nel latino ecclesiastico, Dominus si usa anche per indicare Colui che ha signoria sull’uomo e sul creato, Dio.

Da dominus si hanno numerose derivazioni, tra le quali importante l’aggettivo dominicus: da questa parola si ha il nostro domenica, propriamente semplificazione dell’espressione dies dominica “giorno dedicato al Signore” (la perdita di dies giustifica il femminile italiano: altre lingue, come il francese o lo spagnolo, hanno riadattato la parola al maschile, dimanche e domingo).

Continuazioni di dominus e domina sono in italiano donno e donna: mentre la seconda parola è rimasta viva e vitale fino ad oggi, sia pure in un significato lontano da quello originario, donno, ancora usato nell’italiano antico, è scomparso dall’uso, ed è rimasto oggi unicamente nella forma abbreviata don, premessa spesso al nome di personaggi di grande autorità, soprattutto ecclesiastici. Termini come dominare, dominio (che oggi si usa anche per indicare il nome proprio dei siti Internet) sono parole dotte, imprestiti ripresi direttamente dal latino.

La decadenza di dominus inizia nell’età feudale: al progressivo declino della parola possono avere contribuito diverse motivazioni, tra le quali l’appannarsi del rapporto fra dominus e domus per lo spostamento di significato di domus, che nel latino tardo non indica più l’abitazione domestica, bensì un edificio particolare, ideale centro di un abitato (il duomo), e inoltre il fatto che alcuni derivati, come il verbo dominari o il sostantivo dominatio, progressivamente assumono valori deteriori, inclinando sempre più verso il valore di “signoria tirannica, prepotenza”.

Come sostituto di dominus nell’area dove si parlavano lingue romanze ha trovato spazio senior. Propriamente senior è in latino il comparativo di senex “vecchio”: la parola quindi allude all’autorevolezza acquisita dalla persona che è vissuta più a lungo, e quindi al rispetto che essa merita per la superiore capacità di giudizio che nasce dalla sua maggiore esperienza. In sostanza, l’uso di senior sottintende un atteggiamento di deferenza per la persona anziana.

Ma il modello per questa scelta è da ravvisare nel mondo greco. In greco “vecchio” si dice présbys, e il suo comparativo presbýteros è termine che si usa per indicare chi è autorevole e degno di riguardo, soprattutto in ambito ecclesiastico. Nel greco dei cristiani e della Chiesa presbýteros è il termine usuale per indicare il sacerdote, e la parola greca viene poi assunta nel latino presbyter, e continua fino all’italiano prete (attraverso prevete, rimasto nei dialetti). Senior è dunque modellato esattamente su presbýteros, in quanto ha una formazione del tutto equivalente: abbiamo qui quello che in linguistica si chiama calco, indizio spesso di una rete di rapporti fra lingue e culture molto profonda.

La storia successiva del termine ha varie complicazioni, legate anche alla frequenza dell’uso. Il punto di partenza per le formazioni romanze può essere sia il nominativo senior, sia l’ablativo seniore (o l’accusativo seniorem, le due forme si erano confuse nel latino parlato di epoca tardo-antica). Alla seconda forma fanno capo l’italiano signore e i suoi equivalenti francese seigneur, spagnolo señor, portoghese senhor, ecc. Ma anche la forma di nominativo senior viene utilizzata qua e là con varie alterazioni (queste forme allocutive sono spesso soggette a riduzioni): per esempio in dialetti italiani sior, in francese sieur e via dicendo. Poi, la normale tendenza a evitare le forme monosillabiche ha portato a dare più corposità alla parola, inducendo il francese a unire a sieur in modo stabile il pronome di prima persona: monsieur, propriamente “mio signore”. Da questa forma francese, o dalla corrispondente provenzale, si ha l’italiano messere (anticamente anche messore), di largo uso nei testi antichi. Da senior, con una riduzione fonetica ancora più forte, abbiamo in francese antico sire, passato poi all’italiano sire o ser, all’inglese sir e via dicendo: alcune di queste forme sono andate poi incontro a specializzazioni semantiche, come ser, utilizzato spesso in italiano antico come termine per designare i notai.

Può essere interessante uno sguardo anche fuori del mondo romanzo. Il tedesco Herr ha una storia che può essere perfettamente sovrapposta a quella di senior. Herr, da antico heriro, è il comparativo di un aggettivo hero “vecchio” (in origine con allusione al colore bianco dei capelli). L’etimologia ci aiuta a riconoscere un filo comune che lega lingue e culture dell’Europa.

Infine, un’ultima considerazione. L’italiano ha provvisto signore del corrispettivo femminile signora. Il francese e il tedesco hanno preferito ricorrere a un termine diverso (Dame): evidentemente rivolgersi a una signora con un termine che allude, sia pure in tono rispettoso, alla sua maggiore anzianità poteva sembrare imbarazzante!

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