“Lezioni di persiano”, storia vera/ L’ebreo che si finse iraniano per non morire

- Giulia Lia Mastrominuta

“Lezioni di persiano” racconta la storia di un ebreo che si finse iraniano pur di sfuggire ai campi di sterminio. Cosa si nasconde dietro alla pellicola? La storia vera

lezioni di persiano
lezioni di persiano

Un ebreo che si finge persiano per sfuggire ai campi di concentramento e alla morte. La storia del film “Lezioni di persiano” nasconde un significato profondo su quanto le parole, a volte, possano essere salvifiche. E così è stato nel caso del protagonista, Gilles, un ebreo belga che per sfuggire alla deportazione pensa di fingersi iraniano. Proprio la sua finta provenienza salva l’ebreo, catturato durante una retata delle SS insieme ad altri ebrei e imprigionato in un campo di concentramento tedesco. Quando gli viene chiesto se sia ebreo, Gilles mente dicendo che è persiano: a sostenere la sua tesi un libro in persiano, che aveva scambiato per un panino.

Il direttore del campo accetta di “salvarlo”, ma solo ad un patto: deve insegnargli la lingua persiana, che ovviamente Gilles non conosce affatto. Una volta terminata la guerra, infatti, il comandante nazista sogna di poter aprire un ristorante in Iran. Per sopravvivere, Gilles inventa una lingua fatta di parole e suoni senza senso, sperando che nessuno lo scopra. Così, mentre il direttore del campo impara il “persiano”, anche il deportato impara una lingua inventata al momento, senza alcun senso. Ma qual è la storia vera dietro “Lezioni di persiano”?

Storia vera Lezioni di persiano: il film si ispira ad un racconto scritto da Wolfgang Kohlhaase

Il film “Lezioni di Persiano” si ispira ad un racconto scritto da Wolfgang Kohlhaase, intitolato Erfindung einer Sprache, ovvero “Invenzione di una lingua”. Da chi prese ispirazione, lo scrittore, per la stesura di tale racconto? A raccontare le origini della storia è stato proprio il regista, Vadim Perelman: “Un amico raccontò a Kohlhaase una storia simile alcuni anni dopo la guerra, che però era simile solo sotto certi aspetti. L’adattamento di Kohlhaase presenta dettagli completamente diversi. Ci sono storie che sono accomunate da un’unica cosa, ovvero dal fatto che sono storie di follia, precisamente perché occorrono coraggio, fortuna, rapidità di pensiero e l’aiuto di altre persone per riuscire a sfuggire alla persecuzione instancabile dei nazisti e dei loro sostenitori”.

Tra il regista e la storia alla base di “Lezioni di Persiano” è stato amore a prima vista: “A parlarmi del racconto di Kohlhaase è stato per la prima volta il produttore Timur Bekmambetov: mi ha ispirato immediatamente e ho capito quanto potenziale avesse la storia. Esistono centinaia di storie simili in cui si sottolinea come grazie ad arguzia e intelligenza qualche ebreo sia riuscito a sopravvivere all’orrore dell’Olocausto. A me piace pensare che quella di Kohlhaase sia una storia realmente accaduta e a lieto fine: del resto, traeva a sua volta ispirazione da un racconto che un amico fece allo scrittore alcuni anni dopo il secondo conflitto mondiale. Al di là delle somiglianze. Kohlhasse è ricorso al suo genio per raccontare la vicenda della sana follia di un uomo che grazie al coraggio, alla fortuna, alla rapidità di pensiero e alla solidarietà, riesce a sfuggire al pericolo nazista”.





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