DOCUMENTI/ Quale docente e quale scuola per l’emergenza educativa e il futuro del Paese?

Il ministro Profumo chiede agli insegnanti di lavorare sei ore in più senza aumento di stipendio. Scatta la protesta dei docenti. DIESSE FIRENZE giudica la situazione creatasi

04.12.2012 - La Redazione
diesse_facebook439
Foto archivio Diesse

La proposta di portare le ore di insegnamento a 24 settimanali senza relativo aumento della retribuzione sta preoccupando il mondo della scuola e incendiando la protesta dei docenti. È un provvedimento che ci trova profondamente contrari: non si è mai visto per nessuna categoria di lavoratori che si stabilisca un aumento di ore di lavoro senza relativo adeguamento di stipendio e per di più per gli insegnanti italiani che hanno gli stipendi più bassi d’Europa e senza alcuna prospettiva di carriera né professionale, né economica! Il risultato è che la figura del docente, già tanto svilita agli occhi della società, ha subito un ulteriore aggravamento, generando quasi una sorta  di linciaggio mediatico. Il Ministro dimostra di non comprendere il difficilissimo compito che grava sulle spalle dei docenti che, educando le nuove generazioni, hanno la responsabilità del futuro del Paese. Non si può richiamare ogni giorno l’emergenza  educativa, constatare quanto sia sempre più faticoso creare un rapporto costruttivo ed educativo con i giovani e poi scordarsi che una parte importante di questo compito viene svolto quotidianamente nelle classi. Se poi si considera tutto il lavoro di preparazione delle lezioni, di correzione dei compiti, di collegi docenti, consigli di classe, colloqui con i genitori, scrutini e corsi di aggiornamento, si scoprirà che anche matematicamente il numero delle ore che impegna settimanalmente un docente non è certo inferiore alla media.

Detto questo, ci sta a cuore che la protesta dei docenti non si fermi, come sembra in molti casi, al problema della retribuzione o del monte ore perché in tal caso sfuggirebbe che la manovra del governo è, nel dettaglio, la logica conseguenza di un’immagine di scuola ben precisa e che ci preoccupa ancor di più.

Secondo il Ministro Profumo il docente dovrebbe diventare sempre più un orchestrale delle varie agenzie informative e passare dall’immagine del trasmettitore di conoscenza a quella di direttore del traffico informativo; la scuola dovrebbe diventare un “centro civico” che impegni lo studente sia la mattina che il pomeriggio, secondo un’idea centralistica dell’educazione, per cui lo Stato si fa garante dell’educazione dei propri cittadini, togliendo spazio innanzitutto alla famiglia, poi alla società nelle sua molteplici forme: associazioni, circoli culturali, ricreativi, sportivi, oratori… È la soppressione del principio di sussidiarietà. 

La professionalità docente non è valutabile quantitativamente e non è incrementabile aumentando le ore di lezione in classe. Il docente è un professionista che trova le modalità personalizzate del proprio insegnamento, che si aggiorna secondo una libera iniziativa di studio, che sceglie la didattica più consona al proprio insegnamento e alle proprie classi, che pensa, progetta e realizza la propria professione.

Ci pare che questo provvedimento e la protesta che ne è derivata, siano l’occasione importante per riporre innanzitutto a noi stessi la domanda su quale sia la reale natura della nostra professione. Per questo proponiamo di inviare in massa questo volantino o email con questi contenuti al Ministero e soprattutto di cominciare una discussione con i nostri colleghi che metta al centro una riflessione seria e approfondita sulla figura docente, sulla scuola e sulle sue esigenze, per arrivare ad un contratto che salvaguardi la specificità docente. Noi già ci siamo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori