Nuove tecnologie: adelante, cum iudicio!

La digitalizzazione del sapere con le nuove tecnologie informatiche al servizio di studenti e docenti? Sì, senza annegare il soggetto. FLAVIA PECORARI

22.03.2013 - Flavia Pecorari
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Una classe al lavoro con la LIM

Innegabilmente il mondo della scuola è stato rivitalizzato dall’introduzione delle nuove tecnologie, con i suoi molteplici dispositivi che, sviluppando percorsi didattici efficaci, favoriscono la riorganizzazione degli apprendimenti. Ma la rete ha investito anche il mondo della formazione dei docenti con una nutrita offerta di portali in cui reperire informazioni ed applicazioni, oltre ad aprire al confronto tra colleghi. A questa strumentazione però non si può chiedere ciò che non può dare: di sostituire cioè la persona docente nel suo irrinunciabile compito di educare e di lasciarsi educare dalla persona dello studente.

Negli ultimi anni la pratica quotidiana delle tecnologie digitali interconnesse è diventata esperienza comune per ciascuno di noi.

Reperire informazioni in tempo reale su qualsiasi argomento, partecipare ad una videoconferenza, fare una chiacchierata via Skype o pubblicare le immagini delle nostre vacanze su Facebook dopo averle magari ritoccate con Photoshop, sono azioni entrate nella consuetudine di molti. Possiamo scegliere che cosa vedere o ascoltare in rete, archiviare contenuti, modificarli e riutilizzarli in altri contesti: il web, con le sue fonti illimitate di informazioni, delinea un nuovo orizzonte della conoscenza aggiornata e arricchita in ogni luogo e in qualsiasi momento in cui sperimentiamo la vicinanza di mondi concettuali e di relazioni spazialmente e temporalmente lontani. In sintesi: il contatto con un nuovo linguaggio di tipo immersivo, fatto da immagine, suono e testo, ha arricchito la nostra esperienza reale dell’ampia sfaccettatura della dimensione virtuale.

Anche il mondo della scuola, per quanto in modo asistematico, è stato lambito dall’enfasi delle nuove tecnologie che ha rivitalizzato, rinvigorito e, talora, sostituito, quella dei laboratori informatici.

Gli attuali dispositivi digitali possono essere utilizzati efficacemente nel percorso della didattica. Ci sarà capitato di osservare che una presentazione ben congegnata, arricchita da spiegazioni verbali corredate da sussidi audio e video, favorisce e rafforza l’apprendimento degli studenti. Uno strumento semplice come la webcam può documentare interessanti avvenimenti artistici creati dagli studenti oppure diventare intelligente sussidio per la propria autoconsapevolezza professionale rivedendo a posteriori l’ attività didattica sviluppata in classe; gli stessi contenuti, caricati su Moodle o inviati direttamente dalla Lim, possono aggiornare le conoscenze degli assenti del giorno. Perché non far partire una riflessione scritta selezionando una testimonianza o una poesia presente in un webinar di You Tube? Il videoclip di un film può servire ad integrare o contestualizzare un argomento storico o letterario in modo ampiamente efficace. La rete conserva, inoltre, programmi di simulazione sulle più disparate discipline, dalla contabilità allo studio di funzioni. Perché non utilizzare uno dei vari dispositivi collaborativi presenti sull’ipad per mettersi in relazione con altri studenti di altre regioni d’Italia o d’Europa condividendone l’attività o la lingua? E’ ciò che sta avvenendo tra alcune scuole in rete delle isole italiane.

Nuove opportunità

In rete è illimitato anche il numero di siti da cui scaricare applicazioni e utilità. ClassMarker permette di preparare dei test-online; MindMeister, costruisce mappe mentali utile nel brainstorming. Diigo è un servizio che consente di prendere appunti online e condividerli in gruppo ed evidenziare il testo su di un sito. Fleck permette di creare sticky notes che possono essere posizionate ovunque sullo schermo. Gli appunti possono essere anche ridimensionati in punti elenco, che si allargano una volta cliccati. Vi sono siti che vi aggiornano regolarmente sulle applicazioni più usate nella scuola. E Google Translator vi aiuta nelle traduzioni.

L’uso del web e dei dispositivi digitali, tradizionalmente utilizzati come veicolo di informazioni, si stanno velocemente trasformando in strumenti del fare avvicinando l’esperienza didattica al modello della scuola-laboratorio: una prospettiva di lavoro in cui il dire e il fare, il momento teorico e quello pratico dell’applicazione, perdono la loro abituale scansione e aprono nuove opportunità di riorganizzare l’apprendimento, di superare la separatezza delle discipline per arrivare all’ideazione e alla realizzazione di nuovi prodotti culturali. La Lim ne è un esempio. Molto più semplicemente, senza l’ uso di sofisticate tecnologie, un diffuso programma come Movie Maker può essere utilizzato per creare la presentazione di un argomento commentata dalla voce degli studenti e documentata da immagini o tabelle di Office. La stessa archiviazione dei prodotti digitali in appositi portfolio diventa un tracciamento dell’attività svolta e un modo alternativo di verifica delle conoscenze.

 

La lezione della Kahn Accademy

Anche un blog, scaricato gratuitamente in rete, può diventare una modalità semplice per documentare nel tempo l’evoluzione di un lavoro di gruppo di una classe divisa per compito. Un’ esperienza che ha segnato una svolta nella trasformazione della didattica è quella della che ha dato il via al principio della flipped classroom. Per caso nel 2004 Salman Kahn, un matematico che lavora nella finanza e vive a Boston realizza un piccolo corso di matematica per una cuginetta che abita lontano, a New Orleans. In breve egli elabora una serie di applicazioni semplici che permettono ai cugini lontani di seguire le lezioni via You Tube e scopre che centinaia di persone stanno accedendo a queste risorse gratuite presenti in rete. L’ esperienza si consolida tanto che nel 2010 Bill Gates e Google fondano la Kahn Accademy, una banca di contenuti digitali che registra quasi 6 milioni di visitatori al giorno. La presenza di risorse digitali in rete permette al docente di invertire l’ordine della lezione: presentare l’argomento da trattare lasciando in mano agli studenti le parole chiave e le selezionate fonti digitali da cui reperire i contenuti. Acquisite le informazioni in fase preparatoria, la lezione in classe sarà concentrata sulle domande o sulle difficoltà incontrate dagli studenti, cioè sul problem solving, sull’approfondimento o recupero. La lezione a posteriori offre il vantaggio di un tempo maggiore dedicato alla personalizzazione dell’apprendimento. 

La rete supporta anche una parte della formazione dei docenti sull’uso delle tecnologie. Una fonte inesauribile di blog e di siti permette al docente di reperire esempi di buone pratiche scolastiche, di scaricare applicazioni e di seguire attività di formazione in e-learning. Le stesse case editrici, in vista del libro di testo in formato elettronico, si sono attrezzate di appositi laboratori per l’apprendimento e di archivi di contenuti digitali aggiornati. Inoltre le società informatiche che vendono alla scuola software di formazione integrano i servizi gestionali con contenuti didattici.

 Ricca è l’offerta di portali internazionali, come la piattaforma streaming TED, o portali a tematica, come TES interamente orientato alla storia, in cui è possibile reperire migliaia di informazioni e di applicazioni, oltre a spazi di confronto tra colleghi, incluse le opportunità di lavoro.

 

Con una duplice prospettiva

Questa varia carrellata sulle opportunità del digitale merita una riflessione conclusiva. Una letteratura sempre più ampia tende a dire che le nuove tecnologie e la connessa digitalizzazione del sapere rende accessibile la conoscenza in ogni luogo e in ogni tempo incentivando gli studenti negli aspetti di collaborazione, interesse, interazione e facilitazione nella creazione di contenuti. Questi elementi contribuirebbero a dissolvere il modello tradizionale di trasmissione del sapere focalizzato sul ruolo del docente e inaugurerebbero una scuola centrata sull’apprendimento autonomo dei nuovi nati digitali.

La prospettiva offerta è facilmente contestabile perché un soggetto può essere educato solo da un altro soggetto e i dispositivi tecnologici non rientrano in questa categoria.

L’educazione si basa su azioni personali, su scelte e decisioni che rispondono a convinzioni, intuizioni soggettive e comprensioni contestuali. La cura educativa, messa a punto in un percorso di progettazione di obiettivi e metodi, richiede una riflessione del docente in una duplice prospettiva: sulle operazioni, ma anche su di sé e sul proprio agire.

 E se l’insegnante stesso non è un insieme di competenze neanche l’insegnamento può avere come risultante un’ impersonale stratificazione di competenze. Fissare l’attenzione esclusivamente sull’aspetto cognitivo dello studente vuol dire non riconoscerne l’ interezza fatta di pensieri, di disposizioni interne, di intenzioni e di comportamenti. Diventare promotori di cambiamento vuol dire saper riconoscere le esperienze privilegiate che aprono l’intelligenza e il cuore degli studenti distinguendo correttamente tra esperienza e vuoto sperimentalismo. Il docente, cioè, deve fare attenzione a non sovraesporre la dimensione strumentale della didattica assegnando a dispositivi sempre più sofisticati ed attraenti una funzione salvifica del percorso educativo. L’ uso della dimensione strumentale richiede condivisione e accettazione da parte degli studenti delle metodologie e una adeguata calibrazione dei tempi in modo tale che i contenuti non scivolino sul fondo e venga mantenuto un equilibrio in cui la componente metodologica non vada a soggiogare quella culturale perché l’effetto indesiderato potrebbe essere quello di indebolire, invece di rafforzare l’identità della professione docente.

Il docente, inoltre, è un professionista e una persona in continua evoluzione che accompagna il percorso del soggetto che è in-formazione coltivando personalmente l’equilibrio virtuoso tra saperi professionali antichi rinnovati e riconfigurati dal confronto con i nuovi, intrecciati armonicamente ai saperi personali. Questo ultimo aspetto mette in luce che la propria dimensione culturale deve essere continuamente alimentata nella direzione di una sintesi virtuosa tra il proprio percorso di professionalizzazione e il piano della propria crescita personale.

 

Riferimenti bibliografici

P. Ardizzone, P.C. Rivoltella, Media e tecnologie per la didattica, Vita & Pensiero, Milano, 2008.

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H. Jenkins, Cultura convergente, Apogeo, Milano 2007.

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P.C Rivoltella, P.G. Rossi, (a cura di), L’agire didattico. Manuale per l’insegnante. La Scuola, Brescia, 2012.

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