Imparare lavorando

Il rapporto e le attività di alternanza scuola-lavoro sono tanto preziosi e necessari quanto fragili. Perché ci si affida ad iniziative di singoli e sporadiche? Risponde SILVIA DOMINICI 

16.09.2013 - Silvia Dominici
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Binari

È possibile una collaborazione stabile tra i due mondi che generalmente, di fatto, viaggiano su binari diversi? Perché una parte delle ore di formazione aziendali non può essere svolta a scuola per gli studenti, ed una parte delle ore laboratoriali non va in azienda? Urge trovare un punto di interesse comune fra due realtà che stentano ad interfacciarsi fra di loro.


“Imparare lavorando” è lo slogan che il mio istituto Ipsia di Prato ha adottato da qualche anno, sostenendo un sempre maggiore apporto di collaborazioni aziendali nel percorso formativo degli studenti. Molte aziende multinazionali e locali sono disponibili e disposte ad inserire ragazzi in età scolastica in percorsi di apprendimento aziendali perché sentono la necessità di abbreviare il percorso formativo di inserimento nel mondo del lavoro a cui la scuola tutta non é in grado di rispondere. Il mondo del lavoro negli ultimi anni é cambiato rapidamente e richiede competenze e flessibilità che non si ritrovano in nessun percorso didattico strutturato ma che possono venire sviluppate solamente lavorando sulle personalità degli studenti. Non si tratta infatti di fornire delle nozioni o saperi perché ogni azienda é impostata secondo propri principi e valori migliorabili nel tempo e soggetti a cambiamenti; la scuola pertanto non sarà mai in grado di stare al passo con tali sviluppi se non preparando alla base l’individuo che dovrà essere disposto e capace di fronteggiare tali richieste del mondo lavorativo.

Quello che il percorso scolastico (professionale e non) é chiamato a sviluppare riguarda piuttosto una disponibilità di ragionamenti, una capacità logica ed una attitudine ad imparare, in modo che, inseriti in qualunque contesto lavorativo, gli studenti possano velocemente adattarsi nelle attività operative e formative specifiche. Gli studenti che escono dalla scuola italiana sembrano lontani anni luce da questa disponibilità e da questo approccio, tanto sono vincolati a schemi mentali rigidi e frammentati in molteplici materie, sviscerate in ogni dettaglio, senza aver avuto la possibilità di ri-aggregare le conoscenze secondo macro aree di interesse, come l’area economica, l’area commerciale, l’area tecnica, cioè aree di interesse per il mercato del lavoro.

Una volta che lo studente viene inserito in un ambito lavorativo, oggi, fa molta fatica a capire il percorso logico-cronologico dei passaggi e processi aziendali e fa ancora più fatica a comprendere processi internazionali ed economie dei mercati globali; uno studente neo diplomato può diventare facilmente esperto di una istruzione operativa che gli viene assegnata, ma troppo spesso manca della visione di insieme dell’intera produzione o servizio che svolge l’azienda; manca perché la scuola italiana non é strutturata per inserire questa conoscenza all’interno degli attuali e consolidati percorsi didattici, se non rilasciando libere e singole iniziative a qualche docente che a partire da una sua personale esperienza può ampliare l’apprendimento degli studenti. Questo diventa proprio il punto dolente e critico dei vari tentativi che oggi ci sono di avvicinare il mondo della scuola al mondo del lavoro: le attività di alternanza scuola-lavoro o stages, tanto sono preziosi e necessari, quanto sono fragili perché affidati e portati avanti da iniziative di singoli che possono facilmente decadere. É sufficiente, infatti, un cambio al vertice della struttura aziendale, un cambio di Dirigenza Scolastica o l’assegnazione di altre cattedre ai professori, che tutto il lavoro iniziato e sviluppato per mesi o anni può sfumare portando ad annullare quelle fasi di apprendimento così necessarie allo sviluppo cognitivo di un giovane. La scuola é strutturata per non avere continuità, per non avere una stabilità di organico perché risponde alle logiche delle graduatorie invece che a logiche sociali e didattiche. Nella scuola statale l’organizzazione é strutturata in modo da assegnare ore e cattedre invece che assegnare risorse atte a sviluppare competenze e strategie di interesse di un bene comune. 

Questo rende la forma, con cui oggi queste iniziative sono sviluppate, di estrema fragilità, nonostante siano portate avanti con entusiasmo da alcuni docenti. Proprio i Professori si trovano però, impotenti di fronte ai cambiamenti di inizio anno scolastico che cambiano lo scenario delle classi, dei percorsi didattici iniziati l’anno precedente ed iniziative progettuali che non possono spesso essere portati avanti per logiche di assegnazione di organico indipendenti dai percorsi formativi iniziati. Può capitare che forme di collaborazione aziendali non siano più portate avanti perché i nuovi insegnanti del consiglio non sono più gli stessi e si propongono ai ragazzi altre idee scollegate con l’anno precedente.

Occorrerebbe una forma di collaborazione stabile tra scuole e mondo lavorativo, in cui una parte delle ore di formazione aziendali devono essere fatte a scuola per gli studenti, ed una parte delle ore laboratoriali dovrebbero essere svolte in azienda in modo da fare un cumulo di ore di apprendistato, riconosciuto e valutato nel curriculum scolastico ed al momento della selezione del personale lavorativo. Occorre cioè trovare un punto di interesse comune fra i due mondi che stentano ad interfacciarsi fra di loro: le aziende hanno bisogno di trovare ed inserire personale competente sempre più qualificato, le scuole hanno un potenziale umano disponibile ad essere formato. Le due catene oggi viaggiano parallele senza punti di congiunzione se non sporadici ed instabili, sarebbe auspicabile invece fare in modo che per un certo periodo le due catene viaggiassero insieme, alla stessa velocità, muovendosi nella stessa direzione per poter trasferire maggiore forza a tutto il sistema economico-produttivo. La volontà delle parti non manca perché sia i docenti che le aziende vedono il bisogno e sono disposti a spendere risorse, quello che vedo mancare é una strategia di alto livello, Ministero della Pubblica Istruzione e Ministero del Lavoro che diano un impulso nuovo al mondo scolastico per recuperare quei saperi e non disperdere un patrimonio di apprendimento che solo nel mondo del lavoro é disponibile con una varietà ed una gamma di conoscenze impossibile da trascrivere su qualsiasi libro di scuola.

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