Il bambino al lavoro

Quale spazio lascia la scuola primaria alla manualità? Come promuovere e valutare la qualità e il gusto del “fare” bene? Appunti dall’esperienza della maestra ELISABETTA BALDO

30.09.2013 - Elisabetta Baldo
mongolfiera_1_baldo
Mongolfiere: simboli di apprendimento

Il percorso di apprendimento è sempre un “uscire da sé”, un aprirsi ed accogliere, per conoscere la realtà . Quale il ruolo delle attività manuali al riguardo nella scuola primaria? Come proporle e valutarle?

 

Lo sviluppo della manualità è condizione indispensabile per l’apprendimento, per acquisire gli strumenti fondamentali che da sempre la scuola primaria ha il compito di offrire ai bambini: tradizionalmente il saper leggere, scrivere e far di conto.

Mi sono accorta che la manualità consente all’insegnante di avere un “linguaggio in comune” con il bambino di 6 anni. Gli obiettivi di apprendimento legati alla manualità sono facilmente comprensibili. Quando ho bisogno di far capire al bambino dove desidero accompagnarlo attraverso il lavoro in aula, posso parlagli degli obiettivi legati allo sviluppo delle abilità manuali; e sono da lui chiaramente compresa.

Per esempio, all’inizio della scuola primaria quando dico agli alunni : «Prima imparerete a scrivere in stampato maiuscolo, poi in minuscolo ed infine in corsivo. Prima userete la matita e successivamente la penna stilografica» parlo loro delle tappe della manualità e mi accorgo che vengo ascoltata con molto interesse.

Lo sviluppo della manualità inoltre crea nell’alunno una “forma mentis” che gli sarà utile in ogni percorso di apprendimento.

Il percorso di apprendimento è sempre un uscire da sé per conoscere la realtà. A scuola questo “uscire da sé per conoscere” avviene spesso facendo delle attività manuali e queste sono sempre accompagnate dalla fatica: è faticoso tenere bene la matita, mettere in ordine il proprio materiale scolastico, ecc …

Il bambino perciò inizia a capire che il percorso di conoscenza è sempre accompagnato dalla fatica e che la fatica non è un ostacolo, ma una condizione che gli permetterà di raggiungere, di conoscere la realtà che intravvede, che lo incuriosisce.

Per concludere questo primo punto se dovessi fare un paragone direi che la manualità sta all’apprendimento come l’aria sta alla mongolfiera: se l’aria non c’è la mongolfiera non sta in piedi e tutto ciò che si può conoscere guardando dall’alto, dal cielo, rimane lontano. Lo stesso vale per la manualità: il bambino esercitando la propria manualità scrivendo, tenendo in ordine i quaderni, la cartella, i libri, conosce e apprende cose che aveva inizialmente solo intravvisto e che lo incuriosivano.

E la tecnologia?

Un giorno sono entrata in una classe seconda e sono stata attirata da un forte rumore: il rubinetto dell’acqua nel bagno accanto era rimasto aperto. Ho spiegato ai bambini che occorre ricordarsi di chiudere il rubinetto dopo averlo aperto perché altrimenti si spreca l’acqua. I bambini hanno ascoltato con attenzione e hanno detto di essere d’accordo. Nonostante questo, il rubinetto è rimasto aperto tante altre volte. Allora, ho deciso di svolgere la lezione di tecnologia partendo da quel fatto: «Non riusciamo a ricordarci di chiudere il rubinetto; cosa possiamo fare per risolvere questo problema?». I bambini hanno proposto di installare i rubinetti elettronici che fermano da soli il getto dell’acqua, e hanno aggiunto molte soluzioni fantasiose. A quel punto ho detto che avevamo a disposizione solo carta, pennarelli ecc.. Allora hanno proposto di scrivere un cartello che ci ricordasse che l’acqua è un bene prezioso. Tutti però volevano disegnare un’ immagine accanto alla scritta e allora ho fatto fare una gara di disegno; loro stessi hanno votato il disegno migliore. Infine abbiamo plastificato il cartello e l’abbiamo appeso accanto al lavandino. Da allora il rubinetto viene chiuso e tutti siamo soddisfatti.

Attraverso questa attività ho spiegato ai bambini perché l’uomo ha creato le tecnologie. Insomma mi interessava far capire che gli strumenti tecnologici hanno lo scopo di migliorare le condizioni di lavoro e di vita degli uomini.

E’ stato poi interessante parlare con loro della funzione della lavatrice e di altri elettrodomestici.

Negli ultimi mesi di scuola abbiamo parlato del computer.

In classe terza abbiamo creato con il computer il volantino per lo spettacolo e realizzato i biglietti di auguri delle varie ricorrenze.

In quarta ho chiesto ai ragazzi di scrivere con il computer i testi e gli schemi delle materie di studio. Penso che il computer e la lavagna multimediale siano strumenti che possano aiutare l’attività di apprendimento e che non siano obiettivi di apprendimento. Certo per essere tali i bambini devono saperli usare e perciò inizialmente spiego loro come si usano.

 

Come valutare il lavoro?

Per valutare devo tenere presente il bambino nella sua totalità e nel tempo.

Devo cogliere nel suo lavoro quegli aspetti che gli consentiranno di imparare qualcosa di nuovo.

Valuto positivamente un lavoro quando ci sono degli aspetti di miglioramento dell’apprendimento e della cura del lavoro; quando davanti alle difficoltà ha dimostrato di voler apprendere. A volte mi accorgo che degli alunni potrebbero assumere atteggiamenti di ribellione davanti a dei problemi e non lo fanno. Continuano a seguire ciò che gli viene detto e finiscono l’attività che è chiesta loro. In questi casi l’atteggiamento di disponibilità ad apprendere è un aspetto importante per una valutazione positiva del lavoro.

Come promuovere e valutare la qualità e il gusto del “fare” bene?

Occorre che noi insegnanti per primi viviamo questo gusto del “ far bene” insieme ai colleghi e al personale della scuola. La scuola nella sua totalità è il luogo dove il bambino si reca ogni giorno e dove può vedere la convenienza del “far bene”. Gli alunni imparano il gusto del fare bene se noi adulti curiamo il nostro lavoro di insegnanti, i rapporti con loro i colleghi, con il personale della scuola e quello con le famiglie.

I bambini capiscono se abbiamo cura di loro. E’ importante allora presentare al bambino il percorso di apprendimento e non lasciarlo davanti a un percorso confuso.

La proposta che facciamo al bambino quando entriamo in classe deve essere: ragionata, ragionevole, comprensibile, per punti riconoscibili, trattabili, affrontabili così che il bambino possa metterci tutto il suo impegno, tutte le sue capacità, la sua manualità, il suo lavoro e alla fine possa essere contento perché sa dove sta andando, perché nell’esperienza di apprendimento si è sentito invitato a mettersi in gioco ed ha scoperto di saper rispondere all’invito con gusto e senso di responsabilità. 

I commenti dei lettori