Licenziato perchè crede nel Libro della Genesi/ “Versetto 1:27 offende i trans”

- Paolo Vites

Licenziato perché vuole rispettare il Libro della Genesi: ha offeso i transgender

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Immagine da Wikipedia

Prima o poi era prevedibile si arrivasse a questo, un tribunale che condanna la Bibbia. E no, non è un tribunale islamico, ma quello della cristianissima Inghilterra, il paese più all’avanguardia nell’applicazione dei cosiddetti “diritti civili”. Naturalmente, non potendo condannare un libro perché, almeno fino ad adesso, vige la libertà di stampa, si condanna un uomo che cita l’Antico Testamento, in particolare il Libro della Genesi. E’ successo a un dipendente da trent’anni presso L’Uffico di Stato del lavoro e delle pensioni, il dottor David Mackereth, il quale, conversando con il direttore del suo dipartimento, aveva tranquillamente osservato: “Se sei davanti a un uomo alto un metro e ottanta con una barba che dice di voler essere chiamato ‘lei “e’signora’, potresti farlo? Io no”. Apriti cielo, anzi no perché parlare di “cielo” potrebbe essere offensivo verso i credenti di altre religioni. Nonostante la sua lunga carriera senza mai un richiamo o un difetto, l’uomo è stato licenziato. Il tribunale a cui si era rivolto ha confermato il suo licenziamento, con una sentenza che dice che “credere nei versetti del Libro della Genesi 1:27 significa non aver rispetto per i transgender mentre l’obiezione di coscienza nel nostro Paese è incompatibile con la dignità umana e in conflitto con i diritti fondamentali di altri, in particolare delle persone transgender”.

COLPA DI ADAMO ED EVA

Il versetto citato è quello classico e conosciuto da tutti: “E Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li ha creati”. Tra l’altro il cambiamento di sesso non contraddice per nulla le parole della Bibbia, in quanto uno cambia sesso, ma sceglie comunque uno dei due sessi disponibili, uomo o donna. Per cui rimane valido il concetto, anche se uno per ritrovare la sua vera natura, deve passare da un sesso all’altro, diventando uomo o donna proprio come Dio li avrebbe creati. Ma il problema evidentemente stava nell’aver osato rifiutarsi di chiamare una persona con il fisico da uomo, donna. Il medico dopo la sentenza ha dichiarato che “Non sono l’unico a essere profondamente preoccupato per questa sentenza giudiziaria. Anche il personale dell’NHS (il servizio sanitario inglese), anche quelli che non condividono le mie convinzioni cristiane, si sentono disturbati perché vedono che la loro libertà di pensiero ed espressione è compromessa dal giudizio dei giudici”. Aggiungendo che “Nessun medico, ricercatore o filosofo può provare o dimostrare che una persona può cambiare sesso. Senza integrità intellettuale e morale, la medicina non può funzionare e i miei 30 anni come medico sono ora considerati irrilevanti rispetto al rischio che qualcun altro venga offeso”, Ha detto infine che ricorrerà in appello per “lottare per la libertà dei cristiani”. Quanto manca prima che un versetto della parola di Gesù venga trovato offensivo e messo fuorilegge, licenziando chi cita la Sua parola?



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