Liliana Resinovich, dal telefonino una traccia che smonterebbe il suicidio/ “Quella mattina…”

- Giovanna Tedde

Liliana Resinovich: una traccia sul telefonino della 63enne morta a Trieste potrebbe smontare la tesi del suicidio sostenuta dalla Procura. Cosa è emerso

Sebastiano Visintin e Liliana Resinovich (Foto: web) Sebastiano Visintin e Liliana Resinovich (Foto: web)

Non solo le circostanze della scomparsa e le condizioni del cadavere, ma anche una traccia sul telefonino sembrerebbe allontanare l’ipotesi del suicidio dal tavolo dell’inchiesta sulla morte di Liliana Resinovich. Si tratta di una ricerca online, svelata da Ore 14, che la donna avrebbe fatto un’ora prima di sparire e che riguarderebbe la consultazione delle previsioni meteo di quella mattina, giorno 14 dicembre 2021. Di lì a poco, di Liliana Resinovich si sarebbe persa misteriosamente ogni traccia e ancora oggi tantissime domande restano irrisolte. Il caso torna in onda a Quarto Grado con le recenti novità, in costanza di una seconda indagine in cui non mancano elementi nebulosi da sondare.

Tra questi, l’interrogativo sul motivo che avrebbe spinto Liliana Resinovich a cercare online un albergo in Slovenia il 13 dicembre, giorno prima della scomparsa, un hotel che il marito Sebastiano Visintin e il sedicente amante della 63enne, Claudio Sterpin, dicono di non conoscere. I due uomini della vita di Liliana Resinovich escludono quella struttura dal ventaglio dei luoghi che avrebbero frequentato, ma qualcosa continua a non tornare nelle maglie della storia.

Le indagini sul caso di Liliana Resinovich a caccia di elementi per provare suicidio o omicidio

Il giallo di Liliana Resinovich oscilla davanti a un bivio ancora senza certezze: suicidio o omicidio? Per cercare una risposta al quesito chiave dell’indagine, un nuovo esame sul cadavere sarebbe stato affidato a Cristina Cattaneo, anatomopatologa che nella sua carriera ha trattato casi come quello della piccola Yara Gambirasio. Nella sua ordinanza di rigetto dell’istanza di archiviazione, il gip di Trieste ha indicato 25 punti da esplorare con un supplemento investigativo e ha chiesto che si cerchino elementi utili a dimostrare o sgretolare l’ipotesi di un congelamento del corpo.

In particolare si procederà alla ricerca di un enzima che potrebbe dire se il cadavere di Liliana Resinovich sia stato effettivamente congelato o tenuto comunque a temperature “basse e controllate” in altro luogo rispetto a quello in cui, il 5 gennaio 2022, è stato ritrovato. Si tratta di uno scenario che i consulenti del fratello della vittima, Sergio Resinovich, non hanno mai escluso a differenza dei consulenti incaricati dalla Procura in sede di prima indagine. Per Vittorio Fineschi, medico legale del pool di esperti nominati da Sergio Resinovich, non c’è alcuna evidenza di un suicidio e non è stato fatto ciò che sarebbe servito, lato inchiesta, per accertare se vi sia stato un congelamento. Fineschi è critico anche sulla datazione del decesso da parte dei consulenti del pm: “L’epoca della morte viene definita fondamentalmente sulla base di una Tac che viene effettuata 3 giorni dopo il ritrovamento del cadavere. Il dato delle 48-60 ore prima, indicato dal consulente della Procura, non è solido. Anzi, quello che doveva essere fatto, a nostro avviso, non è stato fatto”. Sergio Resinovich si è sempre detto sicuro: “Mia sorella è morta il giorno della scomparsa, diversamente devono dirmi dove è stata fino al 5 gennaio“.





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