LIMITE AL CONTANTE/ I cambiamenti alle soglie “dimenticano” la vera evasione fiscale

- Stefano Masa

Con i nuovi limiti ai pagamenti in contante ha preso il via il piano Italia Cashless, che non contrasta però la vera evasione fiscale

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Immagine di repertorio - Pixabay

Il cosiddetto piano “Italia Cashless” è iniziato. Da ieri, e fino al 31 dicembre 2021, la soglia di contante che potrà essere utilizzata sotto forma di trasferimenti tra privati è stata portata a 1.999,99 euro rispetto ai precedenti 2.999,99. Successivamente, a partire dal prossimo 1° gennaio 2022, l’importo sarà ulteriormente ridotto a 999,99 euro. L’intervento non è una novità, bensì un’azione già prevista dal Documento di economia e finanza 2020, dove si può leggere: «Con il piano “Italia Cashless”, il Governo si è impegnato a incentivare l’uso di strumenti di pagamento elettronici in settori in cui il contante è ancora troppo diffuso, attraverso: la riduzione del limite massimo di utilizzo del contante (da 3.000 a 2.000 euro da luglio 2020 e a 1.000 euro da gennaio 2022) in transazioni esterne al circuito degli intermediari bancari». Una tappa obbligata, e dovuta, soprattutto perché, come indicato nel medesimo documento, «i risultati mostrano che in Italia, nel 2016, il contante è utilizzato nell’85,9 per cento delle transazioni, per un valore pari al 68,4 per cento del totale. Inoltre, risulta che il contante è utilizzato soprattutto per acquisti di piccoli importi e per beni e servizi riferibili a settori in cui è rilevante la quota di valore aggiunto sommersa e quindi, plausibilmente, elevata la probabilità di evasione».

E proprio la casistica dei «piccoli importi» è stata oggetto di approfondimento nell’ambito delle “comunicazioni oggettive” presenti nel Rapporto Annuale 2019 predisposto dall’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia diffuso sempre nella giornata di ieri: «I primi mesi di avvio della rilevazione delle comunicazioni oggettive hanno messo in evidenza criticità nella capacità, anche da parte dei principali attori del sistema, di rilevare correttamente dati di particolare importanza per la prevenzione del riciclaggio. Sono emerse difficoltà o impossibilità di rilevare operazioni in contante di importo inferiore a 5.000 euro, confusione fra operazioni in contante reale e virtuale, sistematici errori nelle causali; in diversi casi anche in presenza dei rilievi della UIF si sono manifestate notevoli difficoltà nella correzione dei dati». Ci troviamo di fronte a una difficoltà oggettiva che, senza alcun giro di parole, viene considerata critica nella sua gestione.

Un dato, quello del contante, che rappresenta comunque una voce significativa se paragonata alle diverse tipologie di operazione segnalate nel corso del 2019: 19,7% rispetto al 23,8% delle rimesse di pagamento e al 31,1% relativo ai bonifici nazionali. Sempre nel 2019, anche la “Distribuzione del numero di segnalazioni ricevute per classi di importi”, evidenzia due principali fasce: la prima fino a 50.000 (38,3%) e la seconda fino ai 500.00 euro (44,4%) per un ammontare complessivo pari a 87.549 segnalazioni rispetto agli oltre 100.000 casi (105.789).

Il direttore dell’Uif, Claudio Clemente, presentando il rapporto annuale, si è soffermato sul recente periodo caratterizzato dall’avvento del Covid: «I livelli dell’attività di analisi non hanno evidenziato in nessun momento un calo, anzi fra marzo e maggio sono state esaminate dall’Unità circa 28.300 segnalazioni, quasi l’8% in più rispetto allo stesso periodo del 2019»; inoltre, «fra fine febbraio e metà giugno 2020 l’Unità ha ricevuto circa 350 segnalazioni di operazioni sospette direttamente collegate all’emergenza». Con specifico riferimento al periodo di lockdown si possono far rientrare circa 250 segnalazioni relative ad «anomali movimenti di contante, spesso motivati da timori indotti dalle misure di contenimento e confinamento sociale, che possono però nascondere anche finalità illecite. In alcuni casi il profilo soggettivo dei nominativi coinvolti e le modalità operative suggeriscono il possibile coinvolgimento della criminalità e forme di usura».

Il piano “Italia Cashless” appare molto ambizioso. Nulla togliendo alla ratio sottostante che ovviamente è condivisibile, la lotta all’evasione, l’evasione quella vera, non sembra esserne coinvolta. Nel corso degli ultimi anni, il contante, è stato coraggiosamente limitato per poi essere riportato a soglie maggiori con risultati che sono oggettivamente discutibili. Oggi, ancora una volta, viene riproposta una nuova, l’ennesima, revisione: il fine è lo stesso così come il mezzo. Il risultato, speriamo, possa essere ben diverso.

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