LETTERA/ Farina (Pdl): Ministeri al Nord? Ecco perché Bossi ha ragione

- Renato Farina

Secondo RENATO FARINA spostare alcuni ministeri o parte di essi (non solo al Nord) contribuirebbe alla realizzazione di un federalismo sano e ad aumentare l’efficienza dello Stato 

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Calderoli ha presentato una proposta di legge per decentrare i ministeri

L’idea di alcuni ministeri a Monza e Brianza è interessante. Personalmente se ci sarà da votare dirò di sì. Sono un deputato del Pdl e sono brianzolo. Ma non è certo per motivi di campanile che sposo questa proposta, bensì per ragioni che attengono – e so che pare un ossimoro – all’unità d’Italia. Infatti oggi ciò che tiene distante Roma dal Nord del Paese è l’idea che i ministeri siano ospizi pachidermici dove si bevono molti cappuccini e le impiegate fanno la spesa in ora di lavoro, mentre le pratiche giacciono inevase. Da cui un rigurgito di pena dinanzi all’immagine del funzionario ministeriale che parla come un Alberto Sordi. Non c’è bisogno di dire che tutto questo è uno stereotipo fasullo. Ma finché i servizi statali funzioneranno male, sarà inevitabile concentrare la riprovazione su Roma e il romano “statale”.
Portare in Lombardia, ma anche in Campania o in Puglia,  alcuni uffici strategici sarebbe un modo per spezzare lo schema e misurare la verità di questa presunta pestilenza ministeriale. Si stabilirebbe una concorrenza, si vedrebbe se ci sono spazi reali per un miglioramento della produttività di queste macchine ingrippate e ingrullite. Sarebbe anche una sfida. In passato – erano gli anni ’90 – Roma si vantò di aver superato Milano quanto a presenza del “privato” avanzato. Vediamo se è possibile rovesciare il tavolo almeno un po’. Non ci sono zone franche per la presenza dello Stato, non si capisce perché la Capitale e i romani in essa dovrebbero mantenere il monopolio della burocrazia.
Sia chiaro: guai a pensare che questa forma di decentramento sia un passo verso il federalismo. Anzi, di per sé, potrebbe essere una pericolosa arma per fermarlo. Il federalismo infatti non è un decentramento, ma la moltiplicazione dei centri. Non esiste periferia di una federazione (invece ahimè un leghista come Davide Boni all’Infedele del 24 maggio ha parlato di centro e di periferia come capitava nei telegiornali degli anni ‘60…). Ma alcune funzioni sono di totale pertinenza degli Stati (da noi Regioni) , altre sono gestite dalla Capitale. E queste funzioni che in America chiamano “federali” (cioè valevoli per tutta la federazione) si possono benissimo decentrare, con giovamento proprio dell’Unità nazionale, perché uno Stato forte non ha paura di innervarsi per tutto il suo territorio e non ha necessità di arroccarsi nella Capitale.

Ovvio. Vanno decentrati i ministeri a carattere nazionale, le cui competenze cioè non taglino le unghie alle Regioni. E Bossi qui è stato perfetto. Ha detto ministero delle riforme e quello della semplificazione (cioè lui e Calderoli). Poi ha detto un nome: Tremonti. Per significare economia, disegno di politica fiscale generale. Ultra-giusto. Meno corretto, a mio giudizio, sarebbe invece portare qui le attività produttive che attengono più alle Regioni. È addirittura geniale  l’idea di trasferire in Brianza un avamposto del ministero dell’interno, in ordine allo sradicamento delle mafie, ed in particolare della ‘ndrangheta.
La sicurezza, la lotta alla criminalità organizzata, le riforme istituzionali e fiscali sono materie di per sé centrali, e per questo è opportuno delocalizzarle dove più si avverte il bisogno di quel tipo di intervento.
Intelligente è poi l’idea di non piazzare ministeri o porzioni di essi in una già intasata Milano ma di situarli nella Villa Reale di Monza, un edificio che è meraviglioso esempio di architettura del Piermarini. Quanto al ministero dell’interno, sezione lotta alla mafia nel Nord, lo vedrei benissimo nella Villa Tittoni di Desio, anch’essa del Piermarini. Incendiata già vent’anni fa dalla ‘ndrangheta che l’aveva individuata come simbolo di una città su cui versare onta per impossessarsene al ribasso. Ora la medesima villa si trasformerebbe con la presenza cadenzata del ministro o di un sottosegretario nel segno di una riscossa civile.
Insomma. Portare qualche opificio di carta e timbri da Roma in altre contrade, dandogli fresche energie, magari rinunciando a qualche deforestazione onde procurare fogli foglietti, sarebbe un bel modo per stroncare i fautori di una antistorica secessione, contrastandone le pulsioni vittimistiche. Rilanceremmo in questo anniversario dell’Unità, un’idea di Stato popolare, pluriforme e non bonapartista. Non solo in Brianza. Al Sud andrebbe localizzato il ministero dell’ambiente, vista la tragedia della spazzatura, e una porzione dell’interno. E a Roma? A Roma, quello del lavoro, e mi rifiuto di spiegare perché. 



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