MERIAM/ La sua liberazione è uno schiaffo all’Europa che ha tradito i cristiani

- Renato Farina

Meriam Yehya Ibrahim, la cristiana di 26 anni che era stata condannata a morte in Sudan per apostasia, è arrivata a Roma dove ha incontrato anche Papa Francesco. RENATO FARINA

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Meriam con Papa Francesco (Immagine d'archivio)

Che bella è Meriam, così felice, con la piccola Maya tra le braccia, mentre papa Francesco le disegna la croce sulla fronte. È un’immagine che dice una realtà più profonda dell’orrore.

Ricordiamo un istante la sua storia. Cristiana, ma di una famiglia che un tempo era musulmana, è stata denunciata in Sudan per apostasia e condannata a morte. Le hanno offerto di salvarsi la vita in cambio del rinnegamento della sua fede. Ha detto semplicemente di no. Ha partorito due mesi fa in catene. La mobilitazione (finalmente!) di alcuni governi e di molta gente ha sottoposto a pressioni tali il governo che ha imposto al tribunale di liberarla. 

Prima di raggiungere l’America (in Sudan sarebbe facile bersaglio di vendette) con il marito, che ha cittadinanza americana, è stata portata a Roma con aereo di Stato, e accolta dal premier Matteo Renzi e dalla moglie di Agnese. Infine dal papa, che le ha detto semplicemente “grazie”.

C’è bisogno di spendere altre parole? Ciascuno veda questo fringuello di donna in mano ai carnefici e la forza del suo “Io credo in Gesù Cristo, non rinuncio a Lui”.

Viene che questo è un piccolo fatto lucente, un episodio individuale mentre le morti sono di massa in questo tempo tenebroso. C’è una guerra contro i cristiani, oltre a tutte le altre che inondano di sangue questa nostra terra. Vero. “Il male in guerra si raccoglie a secchi, il bene con un cucchiaio”, scriveva Solzenicyn. Questo cucchiaino di verità – e grazia, vita e libertà – è una piuma senza peso? Ha un peso immenso perché è una testimonianza d’amore. Allora gustiamolo questo piccolo sorso di vino dolce e fiorito. Dipende da noi se sapremo farlo fruttificare. Questo vale per ciascuna coscienza, e non abbiamo titolo per dare lezioni a chicchessia. Ma questa vicenda ha anche una dimensione politica, come si è visto. È stato il potere politico-religioso (nell’islam coincidono) a decretarne la morte. Poi il potere politico ha lavorato per liberarla, con il supporto dell’opinione pubblica. Ora il capo del nostro governo ha organizzato il suo espatrio, e ha avuto il coraggio di mettere a disposizione un aereo di Stato.

Chi scrive ha preso forti posizioni di critica a questo governo e al suo premier. C’è stata la Lega che ha rimproverato a Renzi di aver citato il caso di Meriam nel discorso inaugurale del semestre italiano di presidenza europea, dicendo che si è “occupato di sfigati”. Meriam è stata una meravigliosa sfigata, e il gesto di benvenuto dato alla famigliola sudanese all’aeroporto sono orgoglioso che il mio governo (che pure detesto, ma è il mio governo) l’abbia fatto in nome del popolo italiano. 

Ora però questo gesto deve spingere a un impegno fortissimo. La libertà religiosa è la suprema delle libertà, come ha stabilito una volta il Parlamento con una mozione che ho avuto l’onore di scrivere, è “la madre di tutte le libertà”. L’Europa invece vilmente ha lasciato schiacciare in Medio Oriente e dovunque nel mondo le comunità cristiane, si è accontentata di guardare l’evolversi delle cose, preoccupata solo della sicurezza energetica.

C’è una sicurezza più preziosa. È una verità evangelica, ma è constatabile nell’esperienza di qualunque essere umano: “Che importa se conquisti il mondo (il gas, il Pil, eccetra) e poi perdi la tua anima? E che darà l’uomo in cambio della propria anima?”. Ecco, la libertà religiosa è al livello di queste domande, e incorona la testimonianza di Meriam, e delle tante Meriam che sono morte per farcelo sapere.

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