TERRORISTI IN ITALIA/ L’offerta dei martiri e il mistero di scegliere l’orrore

- Renato Farina

Dopo l’arresto dei due presunti sostenitori dell’Isis a Brescia, RENATO FARINA si chiede: queste persone non hanno saputo riconoscere il male o lo hanno scelto volontariamente?

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Uno dei presunti terroristi scatta foto con minacce a Milano

Hanno un lavoro, hanno il permesso in regola. I due musulmani – uno tunisino, l’altro pachistano – arrestati ieri a Brescia per adesione allo Stato Islamico, reclutamento, propaganda e minacce di devastazioni, sono la prova che non sono la disperazione economica e il disagio sociale i fattori della scelta per un’ideologia assassina e per la disponibilità a praticarla. C’è qualcosa d’altro. Che cosa?

Mettiamoci – pur senza conoscerli – nei loro panni. Non abbiamo molti elementi, oltre ai messaggi che hanno inviato su Twitter e alle conversazioni registrate. Non hanno la tremenda potenza mistica dei discorsi del Califfo Al Baghdadi o quelli gelidamente apocalittici di Osama Bin Laden. Sono terribilmente banali, nessuna scenografia come negli spettacolari e laccati film dell’Isis. Ci sono fotografie con biglietti tipo “Siamo in vostre strade. #Islamic State in Rome” e lo sfondo del Duomo di Milano. Stesso biglietto sgualcito però in Stazione Centrale, in Expo, in Vaticano. Sottinteso: dovete avere paura.

In alcune intercettazioni concitate sostengono di voler fare attentati alla base militare di Ghedi (Brescia), sulla metro (Milano). Sbottano dicendo: “Almeno una chiesa dobbiamo distruggerla”. Scrivono: “Aspettiamo l’ora X”. Stampano da internet la guida del perfetto jihadista: “How to survive in the west. A Mujahid guide”, come sopravvivere in Occidente. Questa roba, a occhio e croce, non mostra fossero alla fase operativa. In fatto organizzativo appaiono dei dilettanti. Ma la testa era già tra le rovine fumanti da loro provocate. Il fatto che stessero cercando sul Web le lezioni di Bin Laden per diventare kamikaze invisibili, dice anche che desideravano (o sognavano?) il martirio. Sì, ma perché? Che cosa li ha spinti lì?

Sappiamo bene che l’Islam non è per forza istigatore di violenza. Ce ne sono milioni in Italia che vivono pacificamente e non pensano a nessuna ora X. Eppure ad un certo punto Lassad Briki e Muhammad Waqas hanno avvertito il richiamo a qualcosa di grande, immenso, corrispondente alla loro gloria presente e futura. E che però coincideva con la morte di loro fratelli uomini, l’annientamento di popoli infedeli. Com’è possibile?

L’occasione è stata l’incontro con una proposta. Non pare che questo sia accaduto in una moschea. Del resto oggi sono i luoghi più controllati dalle forze di sicurezza e dall’intelligence. Io credo sia accaduto come per quella ragazza, Alex, 22 anni, della Carolina (Usa) che attraverso internet e i filmati di perfetta e barbarica violenza contro inermi, si è accostata a un mondo che le è sembrato sì chiedere violenza, ma promettere una sublime e ordinata fraternità. Lo Stato Islamico non si limita a promettere il Paradiso nell’al di là, con 70 vergini per i martiri, ma una pace perfetta, rapporti purificati tra le persone, viste come angeli. E Alex era una catechista cristiana, era sola, ha trovato la promessa di un mondo nuovo.

Per Lassad e Muhammad è stato lo stesso: la prospettiva di riempire una mancanza, qualcosa che fosse eroico, per cui ricevere un premio. Resta una domanda a cui non so rispondere: perché non hanno riconosciuto il male? Il cuore dell’uomo non inganna. Avvicinandosi a quell’ ideologia religiosa avranno dovuto fare i conti con la giustificazione, anzi l’esaltazione dello sterminio di gente inerme. Eppure hanno scavalcato quel muro invisibile.

E’ capitato a Lenin, a Stalin e non ripeto la sequenza di nomi e nomi di loro seguaci. Persone normali, come te e me, alcuni geniali, altri molto più intelligenti di me e te, di moralità quotidiana come altri, o addirittura moralisti. E poi tranquillamente assassini o sostenitori di killer. Certo, occorre reprimere la filiera dell’odio. Chiudere i rubinetti della propaganda criminale. Ma quale martellamento hanno subito le coscienze di quei giovani per non obiettare al male? La sola possibilità è il sorgere di presenze diverse, pacifiche, capaci di perdono, nelle quali riluca non solo l’eternità, ma un centuplo qui. Mi viene in mente la testimonianza portata ovunque da padre Pizzaballa dei cristiani di Aleppo, senza nulla, ma miracolosamente capaci di fraternità e trasparenti di un Dio in mezzo a loro. Poi certo c’è il diavolo e c’è il tremendo mistero della libertà di scegliere il male. E lì vale allora l’offerta dei martiri e la preghiera allo Spirito Santo.

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