LO SPERMATOZOO “KILLER”/ Studio: “Per raggiungere l’ovulo avvelena tutti gli altri”

- Dario D'Angelo

Qual è il motivo che porta un determinato spermatozoo a raggiungere l’ovulo a scapito di tutti gli altri? Non è un caso, lo studio tedesco dice…

pediatri tamponi
(Pixabay)

Se non fosse per lo spermatozoo, “quello” spermatozoo che raggiunge l’ovulo, nessuno di noi sarebbe su questo mondo. Ma cos’ha in più rispetto a tutti gli altri il “prescelto”? Si tratta soltanto di una casualità? Uno vale l’altro? Assolutamente no secondo i ricercatori che in Germania hanno sostengono di avere scoperto quale proteina dia allo spermatozoo il “vantaggio vincente”. Il team di studiosi, secondo quanto riportato da Dagonews, hanno anche svelato l’esistenza di un “interruttore” molecolare presente nello sperma che, secondo la tesi degli scienziati, potrebbe consentire agli uomini di attivare e disattivare la propria fertilità. Ma cerchiamo di capire qualcosa di più. Al convincimento che la “gara” tra spermatozoi sia un processo altamente competitivo si è arrivati tramite un esperimento sui topi dal quale è emerso che lo spermatozoo “vincitore” è portatore di una serie di mutazioni tossiche che avvelenano i suoi diretti rivali…

LO SPERMATOZOO “KILLER”: PER RAGGIUNGERE L’OVULO AVVELENA TUTTI GLI ALTRI

Insomma, la nascita di tutti noi dipenderebbe da un processo mortale: lo spermatozoo “killer” ucciderebbe tutti gli altri contendenti per assicurarsi l’agognato ovulo. I ricercatori sostengono che la chiave del successo sia un fattore genetico chiamato “t-aplotipo” in connubio alla proteina chiamata RAC1, ovvero l’interruttore molecolare di cui parlavamo poche righe fa e che spinge lo spermatozoo in avanti. Gli scienziati pensano che questi risultati possano applicarsi anche agli umani e che potrebbero portare allo sviluppo di una pillola che aumenta la fertilità negli uomini o di un contraccettivo maschile. Mediamente un uomo produce tra gli 80 e i 300 milioni di spermatozoi ad eiaculazione, eppure più del 60% dei problemi di fertilità è associato non alla quantità ma alla qualità dello sperma. L’autore dello studio, Bernhard Herrmann del Max Planck Institute for Molecular Genetics, ha spiegato così il meccanismo alla base: “Gli spermatozoi con l’aplotipo t riescono a disabilitare gli spermatozoi che non lo possiedono. Il trucco è che l’aplotipo t “avvelena” tutti gli spermatozoi, ma allo stesso tempo produce un antidoto, che agisce solo negli spermatozoi t che vengono protetti. Immaginate una maratona in cui tutti i partecipanti ricevono acqua avvelenata, ma alcuni corridori prendono anche un antidoto”.



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