Locatelli, ‘retromarcia’ Cts: “quasi tutti asintomatici”/ “No panico, scuole aperte”

- Niccolò Magnani

Franco Locatelli, ‘retromarcia’ del Cts su contagi e ricoveri: “no panico, non siamo come a marzo. Oggi quasi tutti asintomatici. Scuole? Restino aperte”

Locatelli, Cts
Franco Locatelli, presidente Consiglio Superiore di Sanità (video Twitter Mezz'ora in più)

Il presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli è intervenuto a “Mezz’ora in più” su Rai 3 nel giorno in cui il Governo e le Regioni si apprestano a recepire il nuovo Dpcm anti-Covid in uscita stasera da Palazzo Chigi: per il professore membro anche del Cts, sebbene indichi estrema cautela per le regole anti-contagio, non si può dire di essere in una situazione paragonabile a marzo e aprile. «Che ci sia stata un’accelerazione, negli ultimi 10-15 giorni, del numero dei contagi in tutta Italia è un dato di fatto. Ma andrei cauto prima di parlare di crescita esponenziale. Non siamo in questa situazione», sottolinea Locatelli ribadendo l’importanza centrale nel dare le informazioni giuste e con i toni adatti «È giusto guardare ai numeri con massima attenzione e allerta, ma non siamo in una situazione né di panico né di allarme. Degli 11mila casi registrati ieri, solo un terzo è sintomatico. Nella fase critica, a marzo, individuavamo tutti soggetti sintomatici».

LOCATELLI: “LA SCUOLA DEVE RIMANERE APERTA, NON SIAMO A MARZO”

Sul fronte delle ospedalizzazioni e le rianimazioni, Locatelli sottolinea come ad oggi nell’ultimo bollettino Covid del Ministero della Sanità «Siamo a quasi 700 persone ricoverate in terapia intensiva, un numero che non è paragonabile al momento del picco della scorsa primaveraı». Non solo, le Regioni – sempre per il n.1 del Consiglio Superiore di Sanità – «hanno tutta una serie di piani per attivare le rianimazioni. Non sono stati attivati perché non ce n’è stata l’esigenza. Abbiamo 700 terapie intensive su 6.600 adesso». Questo non vuol dire certo che l’emergenza non esista, ma che occorra osservarla a 360° senza creare troppi allarmismi: «l’Italia sia un Paese con tasso di positivi in rapporto ai tamponi tra i più bassi d’Europa. La situazione sanitaria non è comparabile con marzo». Gli è stato chiesto ovviamente lumi sulle indicazioni date dal Cts per strutturare il nuovo Dpcm, anche se rispetto ad alcuni esperti assai rigidi sulle restrizioni è lo stesso Locatelli ad avallare la linea che sembra poi uscire dall’ultimo vertice Stato-Regioni «Non credo che dobbiamo arrivare a un coprifuoco serale per contrastare la diffusione dei contagi da coronavirus, certo un occhio sugli assembramenti forse va dato, magari implementando i meccanismi di sorveglianza». Sempre Locatelli ritorna sul nodo scuola dopo che la Ministra Azzolina ha difeso la linea sull’apertura da mantenere senza obbligo di Dad per alcune classi: «Le scuole devono rimanere aperte. La scuola, insieme al lavoro e alle attività produttive, è la priorità. É stato fatto uno sforzo straordinario e va tenuta aperta. Il contributo della scuola nella diffusione del virus non è assolutamente d’impatto». In definitiva, Locatelli indica la “soglia” di allarme contagi entro cui poter definire pandemia fuori controllo: «il sistema rischia di andare fuori controllo quando c’è circa l′1% di popolazione infetta, in Italia quindi 600.000 persone».



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